Ieri sera al ristorante coreano, una delle mie due amiche mi ha chiesto una cosa: «Ti devo fare una domanda però sii sincera e seria nella risposta... Se tu fossi un uomo oppure se fossi lesbica, potrei interessarti?»
La domanda inizialmente mi ha sorpreso però pure riflettendoci, non mi usciva nessuna risposta decisa.
«Perché se tu fossi un uomo, io penso che mi sarei innamorata di te.»
Questa cosa mi sta tuttora turbando.
E non perché mi faccia senso l’idea, ma l’opposto. Per una come me che non riesce pienamente a sentirsi donna e che sente in sé il germe della mascolinità, quello è stato uno dei complimenti più belli che mi siano mai stati fatti nella vita.
Ma si sa, io odio i complimenti e li odio principalmente per questo: dopo il primo attimo di orgoglio che sembra pomparti lo spirito, subentra immediatamente lo sconforto.
Per gli uomini (le cui parole reputo di una valenza ben maggiore di qualsiasi ragazzo) sono una ragazza bella, ma soprattutto intelligente, con la quale (mi si è detto - se fosse possibile) sarebbe bello poter scambiare un caffè. Per le donne (se fossi uomo -ma anche da donna-), pure.
E allora perché? Perché non succede mai niente?
Non mi si venga a dire che è perché ho questo atteggiamento di “attesa” senza essere proattiva. L’ho fatto e mi sono sentita stuprata fin nelle viscere: ho incontrato persone che già sapevo non sarebbero state alla mia altezza. Quello che ho ottenuto è solo rabbia nei confronti di me stessa, oltre al pugno di mosche già preventivato.
Forse il problema nel mio relazionarmi con gli altri è nella mia convinta sensazione di essere più profonda di chiunque.
Pochi mesi fa ho avuto la sensazione che una persona avrebbe potuto tenermi testa, ma ho finito per inventare una persona che non è mai esistita. Nella realtà dei fatti si è rivelata una persona di merda: incapace di relazionarsi con garbo (se non con chi desidera) e di una saccenza quasi per niente mascherata (cosa che io tengo repressa costantemente). Ho avuto il dubbio di essere diventata debole e invece ero solo abbagliata dal mio self-made dream, forse perché desiderosa di sentirmi più normale (il che è sintomo di una debolezza ancora più vergognosa per me), ma fortunatamente sembra tutto passato.
La mia amica (la stessa che mi ha fatto la rivelazione di cui sopra) una volta mi ha detto che forse parto prevenuta sul fatto che nessuno mi possa eguagliare in profondità. Possibile, ma è un sesto senso a cui non riesco a non dare peso.
Non ricordo più come sia virato il discorso, ma ho parlato loro di una cosa che ho scritto solo qui: di quando mi dissocio. Ovvero, di quando mi guardo nel mio corpo di donna come se io non fossi io (ho scritto). Mi guardo e quel corpo è davvero bellissimo, erotico, eccitante solo a vederlo, figurarsi a toccarlo. Quello che vedo è mio ma lo guardo con degli occhi che non sono miei perché se gli occhi fossero i miei, ci troverei difetti e invece non ne vedo, nemmeno uno.
Ho pensato più volte di desiderare di godere del mio corpo come senza che questo sia mio. Avere le mani attorno alle mie natiche con delle braccia non attaccate allo stesso corpo.
Cos’è questo, se non un desiderio puramente maschile?
L’altra mia amica fa:«Ma allora sei genderfluid! Oppure magari genderqueer...»
Le ho risposto:«Ecco perché non mi voglio definire: io sono tutto questo e nessuno di tutto questo».
Forse è tutta questa serie di cose e messe ora per iscritto a non permettermi di relazionarmi in termini sentimentali. A farmi sentire arida nei confronti di chiunque.
E non saprei come definire “tutta questa serie di cose” se non con:
la mia maledizione.