In effetti, pochi vogliono la libertà, i più non cercano che giusti padroni.
Sallustio, Historiae, IV, 69,18

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In effetti, pochi vogliono la libertà, i più non cercano che giusti padroni.
Sallustio, Historiae, IV, 69,18
Difficilmente l'animo discerne il vero quando questi sentimenti lo offuscano
Giulio Cesare
in De Catilinae coniuratione
Ho chiesto a quella deficiente di Alexa di riprodurre in ordine casuale le canzoni dei Backstreet Boys, perché avevo voglia di Florida tamarra, candida come un completo di poliestere da indossare sotto le palme, sentendosi eleganti senza esserlo. E mi sono accorto che le so TUTTE, verbatim.
Una stortura dell'animo, ho pensato, di cui ignoravo la pervasività. Solo che ogni volta che penso "stortura dell'animo" mi torna in mente il ritratto di Catilina e, non so perché - sarà che c'ho fatto la tesi di laurea - poi parto per la tangente con i giochi di parole, tipo la drag malvagia regina del pomeridium televisivo, Catilina Balivo. Insomma stavolta ho immaginato Sallustio che diventa Sallusti e scrive delle mie perversioni musicali, in grafia latina arcaica a cazzo, con tutte le I che diventano U: “Nuno convertuto e feluce", "Nuno balla pop di merda e porta le malattue". E ho riso da solo mentre nella testa mixavo "I want it that way" con "lubido maxuma" e altra robetta che diverte solo me e "rari nantes in gurgite vasto" (che però è citazione da Virgilio, il quale fa la guida turistica abusiva in questa fantasia).
E niente, believe me when I say che me diverto davvero con poco, ma c'ho un musical di sicuro successo in tasca. Viae secundariae iuvenes, il titolo.
[Alexa, chiama il mio agente]
L. Catilina, nobili genere natus, fuit magna vi et animi et corporis, sed ingenio malo pravoque.[...] Corpus patiens inediae, algoris, vigiliae supra quam quoiquam credibile est. Animus audax, subdolus, varius, cuius rei lubet simulator ac dissimulator, alieni adpetens, sui profusus, ardens in cupiditatibus; satis eloquentiae, sapientiae parum.Vastus animus inmoderata, incredibilia, nimis alta semper cupiebat. (Sallustius, De Catilinae coniuratione,V)
Gli autori latini (che ho fatto) in poche parole
Cicerone: So' bello, so' bravo, consensus ordinum bonorum.
Ovidio: Nella vita vale solo una cosa: la fregna. No fregna no vita.
Seneca: Se la tua vita è breve, sei un coglione.
Catullo:Non me la dava così ho cambiato sponda.
Virgilio:PUBBLICATEMI L'ENEIDE E VI BRUCIO.
Lucrezio: Semina rerum siete e semina rerum morirete.
Livio: LACTEA UBERTAS.
Cesare: LA GALLIA PRIMA DI TUTTO.
Sallustio: ChE ScHIfO l'UrBe DI oGGi.
Orazio: CARPE DIEM O IL TEMPO VE SE INCULA. ECCOME SE VE INCULA.
Ἔριδες. Quando si parla di "contesa" Esiodo stesso è costretto a divederla in due parti: ἒρις buona e ἒρις cattiva. La prima è quella che ti porta a migliorarti, è quella che quando vedi il prato del vicino più bello, colorato e curato ti spinge a fare altrettanto, a coltivare meglio le piante, a innaffiare fiori e piantarne dei nuovi. La seconda è quella che ti porta alla meschinità, alla discordia, non ti migliora e anzi ti trascina sempre di più nel baratro dell'invidia, è quella che se il prato del vicino è più bello, colorato e curato ti convince a rovinare le sue piante, i suoi fiori, a dire cose malvage sul suo conto pur di screditarlo e rendere il tuo prato meglio del suo. La differenza sostanziale è questa: l'ἒρις buona è il migliorarsi, l'ἒρις cattiva è l'essere il migliore. In un certo senso l'ἒρις cattiva può essere comparata all'ambitio sallustiana, cioè il desiderio irrefrenabile di raggiungere il potere con qualsiasi mezzo e, soprattutto, in qualsiasi modo. Porta ad essere il migliore e non a migliorarsi, a raggiungere i propri obbiettivi senza però ottenere risultati se non l'aver appagato un proprio desiderio attraverso la cattiva contesa. Di ἒρις buona più che una parola latina possiamo avvicinarla alla visione liviana dell'ascesa di Roma, quando sono le virtutes a guidare il popolo romano che lo spingono a migliorarsi sempre di più attraverso anche sconfitte pesanti.
In effetti, pochi vogliono la libertà; i più non cercano che giusti padroni.
Sallustio (Historiae, IV, 69, 18)
In effetti, pochi vogliono
la libertà, i più non cercano
che giusti padroni.
Sallustio “Historiae”, IV, 69,18