Dal 14 al 18 ottobre ho partecipato come editor al Salone del Libro di Torino 2021 insieme al resto del team dell’Agenzia Letteraria Brassotti con cui collaboro.
Stavo per allontanarmi dallo stand per andare a pranzo, quando una donna minuta con due vivi e inquieti occhi castani si avvicina a me e mi chiede informazioni sulla nostra attività.
Ha un libro autobiografico che vuole ripubblicare, poiché l’esperienza con la precedente casa editrice è stata poco felice. Inizia a raccontarmi la sua storia, dopo che io le regalo una penna e le offro dei flyer con tutte le informazioni iniziali di cui potrebbe necessitare. Ci appartiamo al lato dello stand perché il passaggio continuo dei visitatori ci disturba.
Lei è un medico e ha lavorato nei paesi in via di sviluppo curando gli ammalati e combattendo con le associazioni umanitarie per arginare la fame. Mi mostra la cicatrice di quando un proiettile l’ha ferita di striscio alla testa. Mi racconta dell’ingenuità con cui era partita per l’Angola la prima volta, della sua inizialmente modesta conoscenza del mondo, della dolorosa empatia con i pazienti, della miseria, della sua maternità non convenzionale, della sua bambina, della sua idea di Dio.
I suoi aneddoti sono evocativi, lei parla con grande umiltà. Continuiamo la conversazione più a lungo del tempo che normalmente concedo. C’è qualcosa, un’assonanza tra noi, un sincronismo. Le chiedo se ha mai letto Pappagalli Verdi di Gino Strada, uno dei miei libri preferiti.
Sì, l’ha letto e l’ha amato.
Sorridiamo all’unisono e lei si accorge che ormai parliamo da molto e non vorrebbe sottrarmi più tempo. Vorrebbe sapere cosa penso della sua storia, se vale la pena di essere raccontata di nuovo. Vorrebbe sapere se sono disposta a leggerla. Le rispondo che ne sarei onorata.
Prendo il registro dei contatti e inizio a segnarmi i suoi recapiti e accanto scrivo il mio nome. Lei esita un istante. Le chiedo se va tutto bene.
«Emily? Perché hai scritto quel nome?».
«Così quando scriverà all’indirizzo dell’agenzia, il suo messaggio verrà inoltrato subito a me: è il mio nome».
«Anche mia figlia si chiama così».
Anncleire al SalTo 2021: riprenderci i nostri spazi
Ah quanto tempo è passato dall’ultima volta che ho aperto l’editor di questo blog per pubblicare un post? Molto, in termini di giorni, poco in termini di percezione temporale, perché non sono ancora riuscita a riappropriarmi di questi spazi sfalsati, di questi istanti di paure e compromessi. Stiamo cambiando, stiamo andando avanti, o stiamo tornando indietro, a quel tempo che non ci appartiene più e non sappiamo come fare, non siamo più gli stessi. Me ne rendo sempre più conto man a mano che inizio di nuovo a fare gesti che erano banali, scontati e quotidiani due anni fa. È difficile ancora di più perché sto ancora volando sopra una fase di assestamento dopo un cambiamento importante della mia vita privata che ha assorbito tutte le mie energie. Ci sono voluti mesi, perché effettivamente è iniziato tutto prima dell’estate, ma si è concretizzato il tutto lo scorso 20 settembre. Dopo cinque anni, ho cambiato lavoro e non so ancora bene dove mi porterà. Ne sono uscita più consapevole, meno ansiosa, meno spaventata del futuro, fiduciosa che non è stato facile, che è stato penoso, che l’ansia mi continua a divorare, che sono ancora in prova, ma che ok ne sono uscita. Tiro una riga e vado avanti e posso pensare di trovare un equilibrio e una stabilità emotiva e logistica che è una delle cose che più mi inquietava del mio precedente lavoro, sapere che da un momento ad un altro mi sarei potuta ritrovare senza niente in mano.
Ma sono qui in realtà per parlare di tutt’altro. Tornare alla normalità è uno dei miei desideri più forti, assestarmi, non vivere più con la paura di andare in giro e finire vittima di chissà cosa.
È per questo che quando l’organizzazione del Salone del Libro ha offerto l’occasione di ascoltare Margaret Atwood dialogare con Loredana Lipperini nell’ambito del Salone Off non me la sono lasciata scappare. Il 3 ottobre, nonostante i tentennamenti sono andata in quel del Lingotto a fare una fila che non finiva più con un vento glaciale e la consapevolezza di non essere sola. Ho avuto la possibilità di sedermi in un posto strategico e nonostante tutto mi sono goduta un’ora di magia. Margaret Atwood è una donna talentuosa e piena di ironia, capace di incantare con i suoi racconti e aneddoti mentre il pubblico è lì a fissare la sua personalità prorompente. Sentirla raccontare come è nata la sua passione per la scrittura è stato indescrivibile. Ha raccontato dei suoi primi tentativi di pubblicare una raccolta di poesia composta di soli 17 fogli, stampata in una tipografia con una macchina da stampa vecchio stile con le lettere da posizionare minuziosamente e una imprevista carenza di “a” e una copertina disegnata da lei per risparmiare quanto più possibile. Ha descritto le sue incursioni nel mondo della letteratura per bambini dovuti ad una richiesta della casa editrice che la pubblicava per entrare in quel mondo che in Canada non aveva abbastanza rappresentanti. E ci ha fatto il dono inestimabile di sentirla leggere una poesia estratta dalla sua ultima raccolta “Moltissimo” pubblicata in Italia da Ponte alle Grazie. E poi naturalmente si è parlato del mito di Persefone ma soprattutto dell’ispirazione per “Il canto di Penelope” la storia della donna dietro Ulisse, ma soprattutto di quelle 12 schiave massacrate e dimenticate senza nessuna possibilità di salvezza. E infine ha espresso la sua visione della scrittura, della possibilità che dia speranza, che offra prospettive nuove in un mondo in cui siamo noi a dover fare la differenza. Avrei continuato ad ascoltarla parlare per ore, in una luce soffusa e un auditorium rapito. Un’occasione rarissima che non so quando mi ricapiterà.
(Margaret Atwood che dialoga con Loredana Lipperini)
Ma ha significato anche tornare al Salone del Libro che si è svolto lo scorso weekend dal 14 al 18 ottobre. Cinque giorni di eventi e fiera, in uno spazio espositivo che sembrava non finire più e riempito di gente. Il Salone del Libro di Torino è uno di quegli eventi che hanno sempre fatto la differenza da quando sono nella città sabauda. È uno dei momenti che aspetto con ansia perché riunisce in un unico spazio tutte le mie realtà preferite e mi permette di fare una delle cose che più mi da gioia: stare in mezzo ai libri. Io sono andata di sabato, il 16, per motivi organizzativi e devo dire che non mi aspettavo tutta questa affluenza. Mi sono ritrovata a girare per gli stand con la mia fida compagna di avventure Lorena (del blog Petrichor) e Amaranth del blog La Bella e il Cavaliere (mio punto di riferimento sempre). L’impatto è stato devastante, immersa inevitabilmente nella folla, ho avuto uno shock che non mi aspettavo. Non sono più abituata. D’altro lato però è stato il mio primo vero ritorno alla normalità: nonostante fossi stata al cinema (sono andata a guardare Dune strepitoso) e appunto all’evento della Atwood e a camminare nel centro affollato del sabato pomeriggio, questo è il primo evento di una portata molto più grande e l’ho sentito tutto. È stato bello però ritrovare vecchi amici e riabbracciare persone che eri abituata a vedere quasi ogni anno. La pandemia ci ha cambiato, ma sono contenta di sapere che in fondo siamo sempre noi. Siamo sempre ancorati alle nostre emozioni più profonde.
(io all’entrata del Salone, foto di Lorena)
L’evento del Salone a cui tenevo di più però era la chiacchierata di Stefania Auci a proposito de “L’inverno dei leoni” la sua ultima pubblicazione per la Nord. Mi sono svegliata prestissimo la mattina per prenotare un posto per l’evento con il terrore di non riuscirci e il sito impallato come non mai, ma alla fine ce l’ho fatta. In una posizione strategica anche in questo caso (sono stata fortunata con le file quest’anno) mi sono seduta ad ascoltare il suo commento preciso e accurato della sua scrittura, delle sue storie, dei suoi personaggi. Con la sua parlata tranquilla e regolare, l’inconfondibile accento e l’entusiasmo di chi ha lasciato andare nel mondo la sua creatura di carta, Stefania Auci ha regalato di sé un’immagine preziosa che porterò con me a lungo. Un filo commossa quando ha spiegato cosa significa per lei scrivere, che comunque baratterebbe in un secondo con la lettura, se potesse fare una cosa sola per il resto della sua vita, ha delineato la storia di una famiglia tra ascesa e decadenza, tra scelte geniali e fughe dalle responsabilità che si disegnano con cura in descrizioni meravigliose e convinzioni ben precise. Da una famiglia di pescatori, passando per industriali di spicco nella società siciliana fino al mecenatismo, “I Leoni di Sicilia” sono sicuramente personaggi ingombranti che devono fare i conti con loro stessi e con i loro predecessori. Non è mancato un accenno a Favignana una delle isole centro della storia e che sembra un posto tutto da vivere con la spensieratezza di un tramonto estivo quando la luce cala, il mare brilla, e il cuore è pieno di malinconia. La Auci si sente un po’ come se avesse appena dato la maturità e fosse pronta a partire con l’università. Sicuramente qualcosa di nuovo bolle in pentola e io non vedo l’ora di metterci le mani sopra. Avrei voluto salutarla al firmacopie ma il poco tempo a disposizione e la fila già lunghissima appena usciti dall’evento mi hanno dissuasa. Sono certa che ci saranno altre occasioni.
(Stefania Auci dalla terza fila)
Non abbiamo fatto tantissimi giri per gli stand ma ci tenevo a citare due delle case editrici in cui mi sono fermata che hanno un posto speciale nel mio cuore. Innanzitutto, Safarà Editore che vi cito sempre ma che ha una selezione invidiabile di storie molto particolari che colpiscono sempre il punto e la gentilissima Cristina che ha sempre un occhio di riguardo per me e a cui sono molto affezionata. Grazie davvero per farmi sentire sempre a casa in mezzo ai vostri libri. E poi Abe Editore speciale anche lei per motivi molto diversi, la cura che mettono nel “prodotto” libro è eccezionale e riescono sempre a creare dei capolavori. Peccato per l’edizione speciale di “Grimorio” andata sold-out la mattina di sabato e che non sono riuscita a comprare perché ci tenevo un sacco, ma anche al loro stand sono stati super gentili. Menzione anche per lo stand dell’Ippocampo che quest’anno era davvero molto bello.
(il mio bottino del Salone, pochi ma buoni, L’azione me l’ha regalato Lorena)
Avrei voluto girare molto di più ma alla fine con le ragazze siamo andate ad ascoltare l’evento organizzato dalla Gainsworth Publishing “Conosci davvero il fantasy?” (che abbiamo continuato a ripetere a tutti quelli che passavano con dei ragazzi incontrati in fila) in cui alcuni autori si sono interrogati su cosa significa il fantasy passando per trama, ambientazioni e personaggi, a moderare il panel Luca Tarenzi di cui sono riuscita ad accaparrarmi il secondo volume della sua serie “L’ora dei dannati” allo stand della Giunti. È bello vedere che certe cose non cambiano mai.
Andare al Salone del Libro è da quando sono a Torino l’highlight dell’anno e sono contenta di essere riuscita ad andarci quest’anno dopo più di un anno di stop e chiusure. È difficile ma piano piano stiamo riuscendo a tornare alla normalità di una vita che non si nutre solo di paura. Sono contentissima poi di essere riuscita a condividere tutto un weekend con una delle mie amiche più care, che non vedevo da più di due anni e che nonostante tutto siamo riuscite a tirare i fili di passioni condivise e un affetto che supera sempre ogni confine.
E ora speriamo di rivederci a maggio, ancora una volta, alla nuova edizione del Salone del Libro.
Grazie Torino. Grazie colleghi. Grazie @gianlucalogren compagno di viaggio. Grazie a te @mariodonofrioautore Che ti sei preso cura di me e dei nostri amatissimi libri! Ci vediamo a Maggio! #salto2021 prilaga.com #prilaga #librilibrilibri #libridaamare #librimania #libri #libridaleggere #libriconsigliati #libriperragazzi #libriperbambini #libribellissimi #librichepassione #librifantasy #libriovunque #librisulibri #libridaleggereprimadimorire #libriana #libriano #librisuilibri #libribelli #libridaleggereassolutamente #librimondadori #librisulcomodino #libriillustrati https://www.instagram.com/p/CVNnwsNMOzv/?utm_medium=tumblr
Ringrazio tantissimo la mia illustratrice e ormai amica Leanan Sidhe (Francesca Cesari) per questo bellissimo regalo e non solo. Vi ricordo che le sue illustrazioni sono all'interno de La bilancia dei Mondi divisi, ma anche nel libro di nutrizione della dottoressa Mastronardo al quale io ho dato il mio contributo con la copertina, la prefazione e l'impaginazione. Ringrazio anche la mia editor Francesca Argentati per aver curato i nostri libri. Vi aspetto oggi al Salone del Libro per raccontarvi le mie storie♥️ Padiglione 3 stand n78 #salto2021 #salonedellibro #illustrazioni #strega #sogni https://www.instagram.com/p/CVHzZQ5I-yZ/?utm_medium=tumblr
Carissimi amici del web Vi aspettiamo con "Accendi I miei Sogni" al padiglione 3 stand N78 I crea libri! Vi ricordo che oggi ci saremo solo fino alle 12, ma ci saremo domani tutto il giorno e anche domenica e lunedì! Vi aspettiamo! Veronica e Mario ❤🗝 #salto2021 #fiera #torino #lettoridiinstagram #lettori #romance #fantasybooks #noi❤️ #autoriitaliani #viaspettiamo❤️ #youcanprint #bookblogger #blogger (presso Salone Internazionale del Libro) https://www.instagram.com/p/CVCySp9oFXW/?utm_medium=tumblr
#SalTo21 #SalTo2021 #diariodibordo Giorno due, si aprono le danze. Giornata emozionante. Arrivo di Marina Cappelli Daniele Conti Federica Mastronardo e @lamusicadeilibri Abbiamo incontrato tanti lettori e amici! Alessandra Monaco Marina La musica dei libri! Nuovi amici come Lucia Schilliro' e tante belle energie. E poi il mio eterno compagno di avventure Logren Arbor Vi aspettiamo domani, insieme ad altri autori. https://www.instagram.com/p/CVBi3xgIobq/?utm_medium=tumblr
Lo scrittore e poeta Mario Matera Frassese, autore delle raccolte «Le Maschere dell'Ombra», e «Moifà di Terravecchia», tra i primi visitatori dello stand Regione Puglia del Salone Internazionale del Libro di Torino, #salto2021, insieme ai libri di Musicaos Editore #musicaoseditore (foto di Franca Di Conza) https://www.instagram.com/p/CVAtI5QqSIw/?utm_medium=tumblr