Sungai Penuh (parco nazionale di Kerinci Seblat) 6 - 9 agosto Dopo le 30 ore di viaggio siamo finalmente a Sungai Penuh, cittadina al centro di una valle dove, tutto intorno, si estende il parco nazionale di Kerinci Seblat. Questo parco é il più grosso dell'isola, ospita l'80% delle tigri di Sumatra ancora in vita, una biodiversità (soprattutto di uccelli) pazzesca, il vulcano più alto dell'indonesia, diverse cascate, terme, svariati laghi vulcanici, grotte, ecc. ecc. Sappiamo che é molto poco turistico e che il parco ha poche risorse a disposizione tanto da non riuscire a contrastare con efficacia la deforestazione e il bracconaggio. Siamo in 14 e sono presenti tutte le scimmie, meno una, che hanno fatto i viaggi precedenti e quindi, ottimisti e determinati come sempre, fin dal nostro arrivo ci muoviamo per la città alla ricerca di motorini da affittare e informazioni su come e cosa vedere. Per la prima volta siamo stati sconfitti. L'ufficio del parco, chiuso la domenica che ovviamente è il giorno in cui arriviamo, una volta aperto ci comunica che non ha guide e non organizza nulla. Inoltre é terribilmente carente di materiale informativo, soprattutto in inglese, e rende assai difficile scegliere cosa vedere e capire le tempistiche di ogni possibile attrazione. Nessuno, se non singoli privati, noleggia motorini, ovviamente trovarne 7 diventa impossibile (domenica sera pensavamo di avercela fatta, ma lunedì mattina non ce li hanno fatti avere...) Parlare con qualcuno che mastichi un inglese passabile é quasi impossibile, questo rende incredibilmente complicato riuscire a ottenere le informazioni che all'ufficio del parco non sono riusciti a darci. Ci mettiamo così alla ricerca di un'agenzia turistica ma falliamo, la nostra lonely planet ne consiglia solo una ma ci é parso di capire che non abbia una sede fisica a Sungai Penuh e il proprietario, un occidentale, dopo averlo contattato al telefono ci risponde che in quel periodo non é in zona, quindi ciccia. Nella disperata ricerca di informazioni e dopo una conversazione con un improbabile maestro di scuola che gentilmente si mette a disposizione per aiutarci nella ricerca di guide e mezzi (ci offre persino di spostare le nuvole dalle montagne che vorremmo visitare) veniamo rimandati alla stazione di polizia dove andiamo convinti che nei pressi avremmo trovato una benedetta agenzia, ma ancora nulla. Cerchiamo quindi nei dintorni dove andare e veniamo mandati proprio dalla polizia. Perplessi chiediamo aiuto ai poliziotti che ovviamente non capiscono nulla, ma grazie a Google translate riusciamo lontanamente a intenderci. Dopo aver parlato in 8 tra di loro e avere fatto delle immancabili fotografie con noi (sob) ci spediscono Yan, un gentile signore che finalmente parla un po' di inglese. Yan é una ex guida turistica a tempo pieno che ora insegna inglese in una scuola locale e che per arrotondare continua a fare la guida. A dire il vero siamo rimasti perplessi da come la sua costante disponibilità potesse conciliarsi con un impegno da insegnante, ma non avendo idea di come funzioni il sistema scolastico l'abbiamo presa per buona. A parte questo Yan sa consigliarci riguardo le tempistiche e ci aiuta a capire cosa potremmo fare. Decidiamo quindi di andare a vedere il Danau Kacu, lago noto per la sua spettacolare trasparenza e il giorno dopo di andare a vedere il Danau Gunung Tujuh, per poi vedere il da farsi. Alcuni magari si sarebbero staccati per andare al mare e altri avrebbero sfidato il Gunung Kerinci e i suoi 3.805 mt, un trekking fattibile solo in 2 giorni. Dopo un'ora e mezza di macchina e 3 ore di passeggiata nel fanghissimo (alcuni di noi sono rimasti disgustati) arriviamo al lago, bellissimo, con l'acqua che sgorga da una fonte sotterranea che la rende estremamente limpida. I dintorni immediati dal lago sono funestati però dall'immondizia lasciata dai locali, accumulata anche grazie all'incuria delle guide e l'assenza di organizzazione. Ciò nonostante mangiamo, ci tuffiamo e poi torniamo. La gita del giorno dopo al Danau Gunung Tujuh salta perché Yan, non particolarmente formato nel client service, non ci aveva detto che il dislivello positivo era di circa 1500 metri e i meno allenati di noi non se la sentivano di farlo in un solo giorno. Sfiduciati dalla difficoltà con cui sarebbe stato possibile trovare un'alternativa, dalle piogge, dal fatto che due scimmie debbano tornare a Padang per prendere il volo di ritorno e un po' infastiditi dall'incuria del parco decidiamo di partire con calma il giorno dopo, andare alle terme, poi a delle cascate e tornare infine tutti a Padang. Qui ci accoglie l'ultima sorpresa, le terme, che la guida definiva un po' sporche (sai che roba), sono talmente orribili da scendere di parecchio sotto lo standard di sporco dei luoghi più poveri del sud est asiatico. Piene di spazzatura, fatiscenti e appena tiepide a causa di mille dispersioni. Partiamo quindi immediatamente per Padang senza neanche passare per le cascate perché Yan ci dice essere piene di plastica pure li. Dopo 7 ore, grazie alla guida sportiva di Yan e di un suo socio, la sera arriviamo di nuovo a Padang con l'intenzione di andare alle isole mentawai il mattino dopo. P.s. Noi tra pioggie, umori diversi su cosa fare e difficoltà varie abbiamo mollato l'osso, ma non per questo il parco non ha moltissimo da offrire. Nel prossimo post cercheremo di dare più informazioni possibili per chi volesse andare a visitare il Kerinci Seblat. Magari, incrementando una minima il turismo, si riesce ad aiutare le guide e il parco ad avere più cura di quel luogo.













