L'impatto dentro di sé delle parole altrui.
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L'impatto dentro di sé delle parole altrui.
Il vuoto di te mi prosciuga, mi fruga nel petto e mi frega la pace, poi ti metto mi piace, che in fondo mi piaci davvero, anche se sei meglio dal vero.
Dario Matassa
Siamo esseri imperfetti attraversati da momenti di buio e momenti di luce.
Dario Matassa
Tralasciando il fatto che di momenti in cui non succede nulla ormai non ne esistono più, quei pochi rimasti dovremmo tenerceli stretti. Intendo quei momenti dove non succede assolutamente nulla. Qualcuno potrebbe risentirsi qui, pensando che un momento dove non succede assolutamente nulla non possa esistere mai, perché in fondo qualcosa succede sempre. E io potrei dargli pure ragione, ma qui non mi interessa farlo. A me piacciono le illusioni. Mi piace illudermi e far finta che certe cose esistano se ho l’impressione che sia così. Una volta sono tornato a casa tardi e mi sono messo, più che altro mi sono ritrovato, in balcone a guardare la strada completamente deserta, alle quattro di notte, nel silenzio totale. Non c’era nessuno, non succedeva nulla. Avevo la sensazione sincera di non dovermi concentrare, di potermene stare zitto, distaccato, sconnesso, a guardare la strada deserta con le luci gialle dei lampioni sopra, mentre non succedeva nulla. Mi sono sentito bene. E il fatto che non stesse succedendo nulla di preciso, niente di preciso che avrebbe dovuto farmi stare bene, poco dopo mi ha disorientato. Mi ha messo con le spalle al muro non appena ho iniziato a pensarci su. Il punto è che ogni giorno ci inventiamo qualcosa per evitare i momenti in cui non succede nulla come quello. Ci preoccupiamo continuamente del nostro tempo e di come farlo passare. Come se fosse una malattia, devi fartela passare. Il tempo devi farlo passare. Ogni giorno nuovi passatempi, nuove distrazioni, nuove forme di piacere, nuovi modi per ingannare la tregua e dilatare lo spazio dell’azione. Perché il tempo devi farlo passare. Nuovi hobby, nuove cose da fare, nuovi diversivi per tenere il nulla a distanza.
Perché il tempo devi farlo passare, riempiendolo. Abbiamo sviluppato un rapporto di guerra perenne ai momenti dove non succede nulla. Cerchiamo a tutti i costi di evitarli, perché ci siamo abituati ad avere sempre qualcosa tra le mani, sotto o davanti agli occhi. Ci siamo abituati ad avere sempre una distrazione pronta all’uso, una via di fuga. Alla fine il cellulare è diventato una distrazione tascabile. Prima aveva uno scopo definito, permetterci di contattare o essere contattati, ora è diventato una scappatoia dalle situazioni di imbarazzo, dai silenzi, dalle attese. Una scappatoia tascabile dai momenti in cui non succede nulla e ci sarebbe soltanto da starsene lì a guardare. Disagio e noia. Due cose che non sappiamo più gestire perché ci siamo abituati ad abbassare lo sguardo o a distoglierlo, a farci distrarre, ad evadere rapidamente le fasi di stallo. Abbiamo paura dei momenti in cui non succede nulla perché non siamo più abituati a viverli. Abbiamo stigmatizzato il vuoto e confinato la noia dietro alla nostra barriera di strategie per far passare il tempo. La noia ci inquieta, il vuoto ci angoscia. Io quella sera in balcone, con la strada deserta, le luci gialle dei lampioni e il silenzio totale, mi sono ricordato l’importanza dei momenti in cui non succede nulla. Mi sono ricordato che molte volte questo dogma del tenersi occupati, del dare un senso alle ore, del riempirsi le giornate fino a farle vomitare impegni, ci porta a circondarci di cazzate in cui manco crediamo. Abbiamo scelto di confinare la noia ma siamo finiti con il confinare noi stessi dietro una subdola barriera di scuse. Quante scuse troviamo per allontanare i momenti di nulla. Quanto siamo diventati bravi a raccontarci che stiamo tutti benissimo nei nostri spazi farciti di oggetti, impegni e distrazioni. Ma in realtà lo sappiamo. Lo sappiamo che siamo saturi di tutto ‘sto coprirsi di roba per sentirsi meno vuoti. Non funziona nemmeno, ma non vogliamo ammetterlo. Forse dovremmo riscoprire quel nulla che cerchiamo di evitare e smetterla di scappare da qualcosa che in fondo ci appartiene. In fondo il vuoto ci appartiene. Dovremmo solo ricominciare a viverlo, invece di confutarne l’esistenza ripetendoci che va tutto bene così. Forse anziché aggiungere cose alla lista dovremmo cominciare a toglierne. Viviamo sommando, pensando ci salvi, quando dovremmo sottrarre, sperando ci basti. Dopotutto aggiungere crea superfluo, togliere crea essenziale. E di cosa abbiamo bisogno se non di momenti in cui non succede nulla per ristabilire un contatto con l’essenziale. Dobbiamo riprenderci serenamente il vuoto che ci spetta. Quanto cazzo è bello quando non succede nulla e tu sei lì a guardare.
Dario Matassa, Non succede nulla
Second blog, yes? No?
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Vedessi quello che vedo mentre mi guardi.
Non ti ho chiamato amore ma ti ho pensato tale. - Dario Matassa
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