«Sono le cose imperfette, le illusioni rammendate, i sogni sbriciolati nelle pozzanghere, i bicchieri spaiati, le finestre chiuse che si riaprono col vento; sono le cose imperfette, sai, che lasciano improvvisamente passare la luce.»
Leonard Cohen.
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«Sono le cose imperfette, le illusioni rammendate, i sogni sbriciolati nelle pozzanghere, i bicchieri spaiati, le finestre chiuse che si riaprono col vento; sono le cose imperfette, sai, che lasciano improvvisamente passare la luce.»
Leonard Cohen.
" Forse oggi, in questi brutti tempi che corrono, bisogna dire che si parla troppo; era quello che pensavamo; e le troppe parole (pro, contro, su questo, su quello) diventano un rumore indistinto e assordante di fondo, che non cessa mai, dove una persona annega: la televisione fatta di chiacchiere, dei conduttori, dei tanti opinionisti, che Dio li maledica, questi chiacchieroni che predicono anche il futuro e non ci prendono mai; le zuffe dei politici, che Dio li maledica altrettanto, questi burattini faziosi chiusi dentro le loro ideologie; i telegiornali continui sugli infiniti canali, come fossimo sempre sull’orlo dell’irreparabile, e i telegiornali fossero bollettini di un disastro perpetuo: il clima, la pandemia, lo scioglimento dei ghiacci, la deforestazione e tutti questi allarmi di moda, che poi passano, come il buco nell’ozono, che sembrava la fine del mondo ma poi è passato e non se ne parla più. E la musica! continua, ossessiva, nei bar, nei ristoranti, in taxi. E poi internet, che è il regno diabolico delle fesserie sotto forma di informazione, ma su cavolate, che intasano la mente, sommergono, rendono tutto importantissimo, sia una guerra che una crema per la depilazione; un massacro di civili o gli inestetismi della cellulite; una strage di terroristi con centinaia di morti o le tette rifatte di una valletta, o, dicevo io, peggio ancora, le ultime parole di lady Diana, che solo a sentirle mi viene da impiccarmi a una trave, no! lady Diana no! tra tutte le idiozie che ci riversano addosso lady Diana è la più debilitante, sconfortante, assieme agli amori dei vip e di tutti i reali vivi od estinti. "
Ermanno Cavazzoni, Storia di un'amicizia, Quodlibet (collana Compagni Extra), 2026¹; pp. 38-39.
Oh! Come è necessaria l’imperfezione per essere perfetti!
Giovanni Pascoli
Imperfezione e coscienza: una lettura pascaliana
C’è un momento in cui l’uomo, quasi senza accorgersene, lascia cadere le proprie maschere. Non è un gesto solenne, ma qualcosa di lieve, come un’ombra che si ritrae. Ed è lì che emerge una verità semplice e vertiginosa: non siamo compiuti, non siamo saldi, siamo fatti di imperfezione e di possibilità. Questa rivelazione, lungi dal ridursi a una semplice constatazione psicologica, si impone come un’esperienza radicale, quasi metafisica: il disvelamento della sua condizione originaria. È in questo orizzonte che riaffiora lo sguardo di Blaise Pascal. Nei suoi Pensieri, l’uomo non appare mai come una figura compiuta, ma come una tensione, un equilibrio instabile tra ciò che aspira a essere e ciò che è realmente. Pascal osserva, con una lucidità quasi spietata, la condizione umana nella sua nudità. L’essere umano, per lui, non è una realtà armonica, ma una tensione irrisolta, un enigma vivente. È insieme grande e miserabile: grande perché capace di pensiero, miserabile perché inevitabilmente limitato. La celebre immagine della “canna pensante” non va letta come una semplice metafora poetica, ma come una diagnosi rigorosa. L’uomo è debole, vulnerabile come una canna che può essere spezzata da un soffio e, tuttavia, possiede qualcosa che nessuna forza materiale può annientare: la coscienza. Egli sa di essere fragile e proprio questo sapere lo eleva. Questa consapevolezza non ha nulla di consolatorio, non c’è indulgenza, né compiacimento nella debolezza. C’è, piuttosto, una lucidità severa.
Il filosofo ci invita a riconoscere la nostra fallibilità, esponendoci a una verità esigente: non siamo padroni di noi stessi, non siamo fondamento sufficiente del nostro essere. Siamo, per così dire, decentrati. E tuttavia, proprio qui si apre una possibilità decisiva. La grandezza dell’uomo non consiste nel colmare la distanza che lo separa dalla perfezione, ma nella accettazione che è frutto di saggezza e consapevolezza.
In questa luce, l’imperfezione non è più un difetto da correggere, ma una verità da sostenere. Non chiude l’uomo nella sua insufficienza, ma lo apre alla ricerca, al dubbio e a ciò che lo supera. Accettare di essere fallibili, allora, non è un gesto di resa, ma un atto di verità: è il rifiuto delle illusioni che rassicurano e, al tempo stesso, impoveriscono; è l’ingresso in una dimensione più sobria ed esigente dell’esistenza, in cui l’uomo non si definisce per ciò che pretende di essere, ma per ciò che riconosce di essere. In questo senso, Pascal ci consegna un’immagine dell’umano che resta, ancora oggi, profondamente inquieta e necessaria. Ci offre uno sguardo severo, penetrante, incapace di accontentarsi delle apparenze.
E allora l’uomo, proprio nel punto in cui si scopre mancante, si rivela. Non nella pretesa di compiersi, ma nella capacità di sostenere la propria incompiutezza senza distoglierne lo sguardo. È in questa fedeltà alla propria fragilità che egli tocca, paradossalmente, la sua forma più alta.
♠️_La cosa più importante per una donna è il suo umore!!!!!
Se si sente bene, può fare tutto!
Anzi può illuminare il mondo intero!
Ricordiamoci di nutrire il nostro star bene ogni giorno! Tra la routine e le sfide del mondo, il nostro equilibrio conta più di tutto.
🖤🌹
©️Licaonia Lupe
Sono indomabile, testarda, difficile da affrontare,
mi chiudo in me stessa alzando un muro altissimo,
se sto male non lo dico, non parlo perché non sono abituata a farlo.
Ma tu credimi se ti dico che se resti, se mi accetti e mi ami così, con tutte le mie imperfezioni,
sono in grado di darti il mondo e mettertelo sul palmo di una mano
perché so amare con tutta me stessa quando decido di farlo.
- romyy999
Residui
Il silenzio ha imparato a indossare abiti dimenticati.
Resta in piedi, senza rumore, tra le crepe di ciò che eravamo.
Di questo luogo mi attraevano le cose imperfette, le rimanenze…i residui: il legno corroso, le pietre scheggiate, che si ostinano a esistere, forme imperfette della memoria.