Tout ce qu'il me reste de la révolution [Whatever Happened to My Revolution] (Judith Davis, 2018)
seen from Germany

seen from United States
seen from United States
seen from Tunisia

seen from Russia

seen from United States
seen from Russia
seen from South Africa
seen from United States
seen from United States

seen from Italy
seen from Australia

seen from Spain
seen from United Kingdom
seen from Russia
seen from Australia

seen from Taiwan
seen from China
seen from United States
seen from Russia
Tout ce qu'il me reste de la révolution [Whatever Happened to My Revolution] (Judith Davis, 2018)
1968. Un Anno
Architettura, arte,design, fotografia e moda dagli archivi dello CSAC dell’Università di Parma
a cura di Francesca Zanella
Silvana Editoriale, Cinisello Balsamo 2021, 160 pagine, 500 illustrazioni, 24 x 28 cm, brossura con alette, ISBN 9788836642403
euro 34,00
email if you want to buy :[email protected]
Il volume propone un grande racconto che si concentra, attraverso un taglio rigorosamente sincronico, sul 1968, anno chiave della storia del Novecento, restituito attraverso un’indagine all’interno dell’archivio dello CSAC - Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università di Parma. Attraverso idee, utopie, opere, progetti e oggetti datati o correlati all’anno 1968 il libro vuole far emergere le trasformazioni nel sistema della comunicazione, i mutamenti socio-antropologici e una nuova riflessione sul corpo e sull’ambiente, che esplosero in quell’anno: fra i temi indagati figurano così la sperimentazione artistica e i reportage di cronaca, la fotografia e la cultura beat, la comunicazione radio televisiva e il cinema, lo spazio dell’abitare e le nuove infrastrutture. L’intento è quello di proporre non uno sguardo univoco ma una serie di confronti e anche di contraddizioni, e una riflessione sul tempo e sul concetto di sincronia che un grande archivio è in grado di stimolare.
Parma, CSAC, ottobre 2018 - agosto 2019
25/06/21
orders to: [email protected]
ordini a: [email protected]
twitter: @fashionbooksmi
instagram: fashionbooksmilano, designbooksmilano tumblr: fashionbooksmilano, designbooksmilano
Nel ’44-’45 e nel ’68, sia pure parzialmente, il popolo italiano ha saputo cosa vuol dire – magari solo a livello pragmatico – cosa siano autogestione e decentramento, e ha vissuto, con violenza, una pretesa, sia pure indefinita, di democrazia reale. La Resistenza e il Movimento Studentesco sono le due uniche esperienze democratiche-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline.
_____
(Pier Paolo Pasolini, "Lettera al Presidente del Consiglio", Tempo, anno XXX, numero 39, del 21 settembre 1968)
" È fondamentale interrogarci su quanto la paura stia deformando la nostra vita e le nostre scelte, e se quel che temiamo di perdere valga veramente la pena che proviamo nel chinare la testa, nel rinunciare a seguire quello che crediamo giusto o che desideriamo. Il personaggio principale di Storia di un impiegato, l’album di Fabrizio De André dedicato ai movimenti giovanili che dal ’68 alla fine degli anni settanta hanno scosso la vita politica italiana, è un uomo che si pone queste domande in ritardo. L’album è uscito [il 2 ottobre] 1973, ed è stato il primo in cui De André abbia dichiarato il proprio orientamento politico; prima di allora le sue canzoni erano uno splendido riflesso del cantautorato francese, elegante e popolare allo stesso tempo. Adesso l’autore genovese affronta direttamente il tema della rivoluzione giovanile, della lotta al sistema: il protagonista dell’album è un uomo ordinario, che non si trova a vivere la sua vita dove vuole che sia, ma dove la pista della proprietà e dei ruoli l’ha portato. È la paura ad aver costruito le sue scelte, e nulla di quello che vive è realmente frutto di una sua decisione. È un uomo realmente così distante dalle nostre esistenze? In quale rigagnolo galleggia la realtà di questo trentenne e fin dove tiene nascosta la faccia, a rischio d’annegare?
Da quanti anni il suo e il nostro mondo s’è ristretto nel bugigattolo dell’ufficio, tra la scrivania ingombra e il muro dall’intonaco ingrigito? Con quanta cura, la mattina, scivola fuori dal letto per non svegliare la compagna? (E una sveglia non gli serve da anni: ormai è la ripetizione di ogni cosa a farlo alzare puntuale.) Quante volte ha fissato il suo volto allo specchio, controllato la rasatura, indossato la camicia stirata la sera precedente, la solita giacca, il solito nodo alla cravatta? Potremmo essere noi. Fuori il Maggio francese non vuole smettere di riscaldare l’aria: da tempo le donne hanno strani monili tra i capelli, sorridono con tranquillità e guardano negli occhi gli uomini. L’impiegato di De André le osserva sulla metropolitana, tiene le mani raccolte tra le cosce, le spalle curve, conta gli anni che lo distanziano da quel mondo: e non ne trova molti, ma ne trova abbastanza. «Eppure i miei trent’anni sono pochi più dei loro», pensa, e questo non gli dà alcun sollievo. L’ufficio è ancora al suo posto, nello stesso quartiere di sempre, allo stesso piano del medesimo edificio. Sarà così anche negli anni successivi, per ogni singolo giorno della sua giovinezza, inoltrandosi nella maturità, fino a costeggiare la vecchiaia: allora la gita sarà finita ed ecco il momento di scendere al molo. Avrà una buona, sicura vecchiaia. È questo che si dice salendo le scale e incrociando gli sguardi dei colleghi. Qualcosa da condividere con i figli, quando ne vorrà avere. Ha ottenuto un buon posto di lavoro. L’ha ottenuto molto presto. Di che dovrebbe lamentarsi? Mentre regola l’altezza della sedia e dispone le pratiche sulla scrivania, mentre comincia a «contare i denti ai francobolli», sente cantare in strada, oltre la finestra dell’ufficio. Un corteo, colori, slogan e intorno la cinta scura della polizia, gli scudi e i manganelli sollevati, le spalle affiancate e i fumogeni. Guarda i manifestanti e pensa che soprattutto le donne, coraggiose e indipendenti, sono bellissime. Prova a immaginarsi in mezzo a loro, e si sente ridicolo: in piazza dietro la muraglia di caschi, schiacciato dai corpi di chi fugge alle cariche. Sarebbe letteralmente «fuori luogo». Nessuno tra quei ragazzi lo conosce e poi, come dovrebbe vestirsi? In mezzo al corteo sembrerebbe un infiltrato della Digos. Ovviamente verrebbe licenziato: come fare a lasciare il posto di lavoro per un motivo simile? E come spiegarsi, più tardi, con la compagna? "
Salvatore La Porta, Less is more. Sull’arte di non avere niente, Il Saggiatore (collana La Cultura, n° 1134), 2018¹. [Libro elettronico]
La generazione che sbandierava il suo slogan: l'immaginazione al potere! sta morendo, dissanguata dal materialismo di cui si è nutrita.
E buona notte.
'68 1968 - Mein Jahrgand und Ich
von Theresa Maria Lier
Groh Verlag, Germering 2008, 49 pages, 17,7x16,8cm, German, ISBN 978-3-89008-707-8
euro 15,00
email if you want to buy [email protected]
1968 was für ein Jahrgang! Von Che Guevara bis Kojak, vom Minirock bis Biene Maja. Eine kleine Auswahl wichtiger Ereignisse und Persönlichkeiten weckt Erinnerungen an Kindertage. Kommen Sie mit auf eine Zeitreise in die späten sechziger und siebziger Jahre!
1968 è stata una annata straordinaria! Da Che Guevara a Kojak, dal minirock all'ape Maja
12/08/24
Giù la maschera!
Ogni giorno mi convinco che appartengo proprio a un’altra epoca: tutta la mia giovinezza si è svolta in mezzo alle manifestazioni, alle occupazioni e agli scontri: i primi quelli di Valle Giulia esplosero mentre per me incombeva la preparazione della maturità che a quei tempi si svolgeva su tutte le materie e sul programma di tutti i tre anni di liceo, mentre gli ultimi quelli del ’77 a Bologna…
Visualizza su WordPress
Giù la maschera!
Ogni giorno mi convinco che appartengo proprio a un’altra epoca: tutta la mia giovinezza si è svolta in mezzo alle manifestazioni, alle occupazioni e agli scontri: i primi quelli di Valle Giulia esplosero mentre per me incombeva la preparazione della maturità che a quei tempi si svolgeva su tutte le materie e sul programma di tutti i tre anni di liceo, mentre gli ultimi quelli del ’77 a Bologna…
View On WordPress