Vuoi farti tornare la voglia di usare il tuo vecchio windsurf? Mettilo in vendita online. L’anno scorso ho imprudentemente comperato un windsurf: ne avevo voglia, dopo tanti anni senza, sentivo che avevo un po’ bisogno di spazi spensierati e avrei potuto divertirmi ancora. Ma l’ho usato una volta sola. Ero già in spiaggia con la family, lo scirocco inizia a rinforzare nel modo giusto e si vedono le ochette al largo. Uno scambio di sguardi con la bionda e mi lancio: passo da casa e in sei minuti carico tutto sull’auto, altri 25 minuti e sono pronto con tutto quanto armato sulla riva. In acqua, un piede sopra, una pompata con la vela e via. Qualche metro, un paio di onde, la tavola inizia a planare, metto i piedi nelle straps… sono ancora quello di una volta! E cala il vento. Cento metri, qualcosa in più… metto il boma sulla poppa, giro la tavola, mi metto sotto la vela, sollevo tutto come si deve… niente vento, non c’è abbastanza aria nemmeno per tenere la vela sulla testa. In più il giubbotto che dovrebbe essere di salvataggio è un impiccio davvero insopportabile. Niente da fare, salgo sulla tavola e prendo la cima di recupero (non avrei voluto nemmeno armarla!), ma tra vela gigante, giubbotto e onde faccio prima a rimettermi in acqua e portare tutto a riva. A nuoto. Esattamente come una volta.
Non fa per me, insomma. Bello, ma solo se va tutto bene e non va mai tutto bene. Sono troppo stanco, sempre, ho troppo poco tempo, sempre, e non ne vale la pena. Aspetto un po’ e decido di vendere. Non l’avessi mai fatto.
L’amico di sempre è disponibile: andiamo insieme al negozio, lo restituisci e lo scambi con qualcos’altro (una tavola Sup o una bicicletta? Fantasie, ma intanto andiamo poi si vede). Passa una settimana, ne passa un’altra e niente, non troviamo mail il tempo, l’estate sta finendo e parto per le vacanze (caricarlo sul tetto e fare il viaggio a 110 non ci penso neanche!). Poi un moto d’orgoglio dell’amico che si mette in modalità agente-commerciale. “Un vecchio amico, uno come te, andato un po’ su di peso, avrebbe voglia di ricominciare, allora gliel’ho detto, ti chiama…”. E inizia l’inferno.
Me ne voglio liberare, quindi sono accondiscendente - troppo accondiscendente - e fisso un prezzo basso rinunciando subito a riprendere quel che ho speso (l’ho usato solo mezz’ora, si potrebbe anche provare, no?): facciamolo in fretta, facciamolo subito!
“Senti, sai ho un amico guru, dice che la tavola è un po’ vecchia…”. Vuole trattare sul prezzo, penso. Si può fare, basta che sia breve e intenso. Mi sbaglio: “Siccome domani e dopodomani farà una sventata, se posso passare a prenderlo per provare…”. “Basta che me lo rendi come te l’ho dato, ok?”. E invece è una trappola: l’amico comune me lo fa notare con delicatezza: “Attento che non te la restituisca fra due anni”. Non ci avevo pensato: e magari rompe anche qualcosa o fa un sacco di storie e mi propone un prezzo ridicolo o… decido di taccheggiare e rimando l’appuntamento con Whatsapp: “Domani non posso, non riesco a darti l’attrezzatura”. Poi quando rilancia per il giorno successivo sono ancora più esplicito: “Mi si è incasinata la settimana, non riesco a farti fare la prova”. E non risponde più: accidenti, voleva farsi un paio di surfate a mie spese e poi, magari sì, magari no, ridarmi tutto con comodo senza tirar fuori una lira?
Ho già tirato fuori tutto dal garage, faccio qualche foto e intanto lo metto anche in vendita su subito.it. Prezzo aggressivo e foto non professionali, ma è un sito dove lo scambio avviene di persona e il concetto è “ecco di che si tratta, se ti può andar bene poi ti faccio vedere tutto prima di chiudere l’affare”. Altra pessima idea (e dire che di solito sono sveglio): arriva l’esercito dei surfisti e non sono preparato. Non so se (essi) sono in cerca dell’affare della vita (quanto si può strappare di sconto a una cosa da 700 euro?), se il gioco è trovare il pollo da spennare o il disperato da bullizzare, ma chattando cominciano a riaffiorare i ricordi di gioventù e mi torna in mente perché ho smesso e soprattutto perché ho sempre avuto l’allergia ai circoli ufficiali: “amo il surf, detesto i surfisti” potrebbe essere una buona sintesi. “Ciao, mi interessa ma il prezzo è troppo alto”. Vabbè, parliamone, fammi un’offerta. “No, non voglio essere io a farti un’offerta”. Ok… guardo un po’ di inserzioni simili, tutte molto più alte della mia, e penso che 50/100 euro non cambiano la vita a nessuno. Ho una sensazione, quindi con -50 non ci provo neanche e tiro giù direttamente 100 euro (basta che sia breve e son tutti presi). E probabilmente sbaglio: non vuole fare un’offerta, ma reagisce con veemenza e mi fa un’analisi da esperto di finanza internazionale di tutti i dettagli di ogni singolo pezzo, pretendendo altre foto per essere più preciso (dopo di quelle tirerà certamente ancora) e mi propone la metà. Ciao, faccina che ride con le lacrime agli occhi, e lo blocco. Dovevo abbassare di 10 euro e iniziare il bazar, ma il tempo vale di più. Passo. E ne arriva un altro: “dovrei avere delle foto più precise, soprattutto del terzo ferzo della vela…” più una serie di domande tutte sulla vela (c’è la foto con tutte le caratteristiche e non se n’è accorto? Cosa cercherà nel ferzo incriminato?). Un altro che deve avere tutte le foto a miglior risoluzione possibile discorre sugli andamenti del mercato, ma l’offerta non la fa perché devo essere io a… Eccetera. Tutti esperti, tutti bisognosi di dati (immagini, caratteristiche, elementi tecnici, procedure di armo), tutti preparatissimi sul gergo e tutti con la stessa strategia: gonfiare il petto, sminuire il valore del prodotto, tentare di spuntare un prezzo più basso (ma di quanto? Quale disperato si fa tirare il collo per un’attrezzatura da ciccioni con la nostalgia degli anni novanta?). E così, dopo tre o quattro lezioncine su come avrei dovuto presentare il prodotto (sono mica Amazon, sai?) e sul prezzo che avrei dovuto fare e sulla suddivisione eccetera… mi è tornata voglia di mare, voglia di surf, voglia di star lontano dai surfisti e dalle loro storie sempre uguali di cazzate sempre uguali, di onde mitiche e cadute viste fatte sentite dire a sedici anni quando… Vabbè: magari è il vento, il sole, la salsedine. Il surf me lo tengo, provo a uscire senza giubbotto che mi dà fastidio, e spero ci sia vento un giorno che ho tempo e non sono stanco. Astenersi perditempo, insomma. E surfisti.