È sera e c'è in giro gran fermento per la dichiarazione di guerra. Gruppi di operai e di contadini girano la città scalmanati, gridando, non si sa bene che cosa. Abbasso la guerra, viva la guerra! Ed è lui che ha fatto dire quelle parole! È lui che le ha "inventate". Le strade sono sporche di sterco e di manifestini. I suoi manifestini: indosso ha ancora cinquanta foglietti di propaganda contro la guerra e due rivoltelle. Due rivoltelle, due, pensa. Il successo della sua propaganda lo ha intontito al punto da fargli commettere l'imprudenza di fermarsi agli angoli delle strade, nei crocevia, ove gli agenti inseguono e disperdono i dimostranti. Tutti i negozi hanno chiuso le saracinesche e le strade hanno acquistato un aspetto desolato. Teodoro è sicuro della sua propaganda, eppure non sa esattamente perché essi non debbano volere la guerra... E con le mani nervose assaggia l'impugnatura delle due rivoltelle, due, nelle tasche dei pantaloni. Ne estrarrebbe una e tirerebbe un colpo: i dimostranti guardano lui e gli si accodano; ed egli dispensa i manifestini che ha un po' per tutte le tasche. Un agente gli è alle spalle; un altro davanti a sandwich: hanno indovinato il suo pensiero o lo conoscono già per un "rivoltoso"? Teodoro ha il batticuore: hanno intuito quello che pensava? Per semplice misura prudenziale i due agenti lo conducono al Commissariato. Gli sequestrano le due rivoltelle ed i manifestini. Il Commissario non c'è e lo mettono in camera di sicurezza, addio. Vi rimane tre giorni, finché non giungono le sue carte da Napoli. Dopo un breve interrogatorio lo hanno spedito con un carrozzone alla Questura centrale, ove gli hanno preparato il foglio di via per il fronte, cosi impara. Imparerà a sparare e ad obbedire.
Carlo Bernari, Tre operai, A, Mondadori, 1966; pp. 92-93.
Nota: in esergo la dedica “A Cesare Zavattini / che di questo libro fu il primo editore nell’oscuro 1934”









