One of my most beloved pieces in my Disney comics collection isn't even a Disney comic.

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One of my most beloved pieces in my Disney comics collection isn't even a Disney comic.
Sabato 11 maggio, ore 18, siete invitate/i al Capanno La Tafana, Golena di Po, Luzzara per la PRESENTAZIONE del libro fotografico LA FINE DEL FIUME, esplorazioni lungo il Po nell’anno MMXXII. Incontro con l’autore Matteo Santoni in dialogo con Sandro Abruzzese, nell'ambito delle presentazioni organizzate da Fondazione Un Paese | Centro Culturale Zavattini
La realtà era enormemente ricca. Bastava saperla guardare.
Cesare Zavattini
Il male è che siamo solidali con i personaggi fittizi, e non con quelli reali.
Zavattini
È sera e c'è in giro gran fermento per la dichiarazione di guerra. Gruppi di operai e di contadini girano la città scalmanati, gridando, non si sa bene che cosa. Abbasso la guerra, viva la guerra! Ed è lui che ha fatto dire quelle parole! È lui che le ha "inventate". Le strade sono sporche di sterco e di manifestini. I suoi manifestini: indosso ha ancora cinquanta foglietti di propaganda contro la guerra e due rivoltelle. Due rivoltelle, due, pensa. Il successo della sua propaganda lo ha intontito al punto da fargli commettere l'imprudenza di fermarsi agli angoli delle strade, nei crocevia, ove gli agenti inseguono e disperdono i dimostranti. Tutti i negozi hanno chiuso le saracinesche e le strade hanno acquistato un aspetto desolato. Teodoro è sicuro della sua propaganda, eppure non sa esattamente perché essi non debbano volere la guerra... E con le mani nervose assaggia l'impugnatura delle due rivoltelle, due, nelle tasche dei pantaloni. Ne estrarrebbe una e tirerebbe un colpo: i dimostranti guardano lui e gli si accodano; ed egli dispensa i manifestini che ha un po' per tutte le tasche. Un agente gli è alle spalle; un altro davanti a sandwich: hanno indovinato il suo pensiero o lo conoscono già per un "rivoltoso"? Teodoro ha il batticuore: hanno intuito quello che pensava? Per semplice misura prudenziale i due agenti lo conducono al Commissariato. Gli sequestrano le due rivoltelle ed i manifestini. Il Commissario non c'è e lo mettono in camera di sicurezza, addio. Vi rimane tre giorni, finché non giungono le sue carte da Napoli. Dopo un breve interrogatorio lo hanno spedito con un carrozzone alla Questura centrale, ove gli hanno preparato il foglio di via per il fronte, cosi impara. Imparerà a sparare e ad obbedire.
Carlo Bernari, Tre operai, A, Mondadori, 1966; pp. 92-93.
Nota: in esergo la dedica “A Cesare Zavattini / che di questo libro fu il primo editore nell’oscuro 1934”
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--- Poesia erotica -----
Dio c'è.
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Dio c’è.
Se c’è la fica, c’è.
Solo lui poteva inventare
una cosa così
che piace a tutti
in ogni luogo, ci pensiamo
anche se non ci pensi,
appena tu la tocchi, cambi faccia.
Che momento lungo o corto
non si sa.
Fa anche dei miracoli:
per chiamarla
a un muto
gli è tornata la voce.
Ahh.. se potessi spiegarmi
ma è difficile
come parlare del nascere
e del morire.
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Cesare Zavattini, ateo
(Da Poesia erotica italiana del Novecento, a cura di Carlo Villa)
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Evviva la schiettezza
filoso-fica !
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Pochi sono i punti fermi alla base del pensiero Occidentale, ma il principio logico-deduttivo qui viene applicato alla perfezione.
Pura Logica !
😊
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"Mary Poppins Returns" è più bello della sua versione originale e ha un finale che ricorda più "Miracolo Milano" di De Sica / Zavattini che il prototipo Disney; ma nessuna delle sue canzoni è a livello "A Spoonful of Sugar", "Super‐cali‐fragil‐istic‐expi‐ali‐docious" e "Chim Chim Cheree".
“Tu mi tradirai a Firenze” diceva la donna
“Erano le 21. Incontrai una coppia. “Sì- diceva la donna- andiamo a cena dove vuoi”. Io li seguii cautamente, deciso a entrare nella trattoria scelta da loro: avevo appetito, poi il sabato dedico spesso qualche ora ai pedinamenti (non stupitevi, anche voi talvolta io vi avrò pedinato, vi ho visto sbadigliare zoppicare torcere il naso ridere sorridere sghignazzare. Arrossite.). Quanto è difficile conservarsi indulgenti, umani, per un’ ora intera: la felicità degli altri si sopporta con l’ orologio in mano”
(...)
“Si lasciano passare gli anni, i cari anni che trasportano milioni di cose davanti ai nostri occhi e noi cogliamo solo un fuscello. Si lasciano passare i giorni, gremiti di eventi, come una goccia dì acqua è gremita di microbi, di meravigliosi fiori, di spazi vuoti invisibili. E un mattino si dice: avrei potuto vedere questo, provare questo, udire questo. Troppo tardi.”
(..)
“A Mino Maccari
Mi fai un piacere? Tu queste cose le capisci e non mi darai del matto.
Quando Enrico Falqui esce di casa mettiti a gridare stando nascosto dietro un portone: accestire accestire.
Vedrai che si volta.
Telegrafami se è vero, abbiamo fatto una scommessa di cento lire. Enrico Falqui- questo lo dico al pubblico- si occupa con grande fervore di letteratura italiana e recentemente in un suo articolo sopra Quadrivio ha scritto accestire. Che male c’è?
Non te lo saprei spiegare, ma sotto dev’ esserci il diavolo.
Accestire accestire.
Come ha pensato questa parola? Io lo vedo seduto al tavolo, con quella sua faccia bonaria: a poco a poco cambia, mister Hyde diventa il dottor Jekyll. Gnaffe Gnaffe, dice mentre il fumo gli esce dalle narici. E poi, poi dopo essersi guardato intorno, chiusa la porta a chiave urla: accestire accestire.
Un brivido percorre le stanze. Come nascono certe parole?
Gli uomini dormono e le parole strisciano come vermi, si preparano sulla lingua. Se io potessi conoscere il cammino di una sola parola, conoscerei l’ alfa e l’ omega.
Arrivederci, Maccari, sto organizzando un treno da Milano per la Quadriennale con sosta, discorsi e brindisi nella tua sala. Salutami Falqui e digli che l’ Italia ci unisce e accestire ci separa.”
Cesare Zavattini