07.02.77 Bagno Femminile - Hogwarts
I soliti due anelli alle mani sono l`unico vezzo per lei, ora che quella collana le è sparita di dosso, e di cui si nota la mancanza come se avesse fatto parte della vita della Grifondoro più a lungo della sua stessa magia. Le palpebre calano un solo istante ora che raggiunge la porta del Bagno Femminile, ed avendo controllato che nessuno sia entrato prima e che nessuno entri dopo la Hazaar, eccola avanzare con la mancina e sospingere la superficie lignea, facendo ingresso con un sinuoso avanzare sicuro, il mento alto, i capelli acconciati in una sola treccia alla francese laterale che le ricade sul petto a sinistra, gli occhi affilati resi ancora più rapaci dall`eyeliner impeccabile e dal mascara, accompagnati quest`oggi da un rossetto effetto vernice, del più scuro dei colori, in perfetto accordo con tutto il resto. «Heaven, ma guarda un po`» voce impostata, melliflua e calda, terribilmente intima, mentre la mancina stessa richiude l`uscio dietro di sè e fa scattare la serratura non magicamente, preferendo tenere puntata l`attenzione sulla Serpeverde intenta a lavarsi le mani «Parliamo, ti va?» gentile, educata, addirittura la bocca si apre in un sorriso perfetto, molto diverso dai suoi storti e sghembi, rivelando tra le labbra truccate di nero, due file di denti bianchissimi e perfetti, dai canini solo vagamente più pronunciati «Come stai?» la fissa, il catalizzatore nella destra a monito che questo giro, si stanno vedendo entrambe, e che forse è questo che l`altra può capire: minacce sottili a cui, sta lei la scelta, se piegarsi o ribellarsi, nonostante non sia così chiaro come far l`uno o l`altro.
Le iridi chiare si spostano rapidamente dal proprio riflesso a Merrow, non appena varca la soglia del bagno. Si sofferma su di lei, per qualche istante, e la squadra dall’altro verso il basso, sorridendo quasi impercettibilmente alla sottile minaccia che il catalizzatore altrui già sfoderato costituisce. Sempre lungo lo specchio, passa in rassegna le vie di fuga da lì, in una valutazione preventiva, nel caso in cui le cose dovessero mettersi male. Ma, per il momento, questa pare un’eventualità remota, almeno dalla calma che cerca in ogni modo di ostentare. Il respiro controllato va di pari passo alla tranquillità con cui chiude il rubinetto e si asciuga le mani, girandosi solo adesso a guardare l’altra direttamente negli occhi, senza che vi sia nulla a frapporsi. « Dimmi pure » le va di parlare, sì. E per quanto il tono mellifluo della Grifondoro non le sfugga minimamente, decide di mostrarsi ugualmente oltremodo disponibile, quasi sincera. Incrocia le braccia al petto in un tacito sottolineare che stia aspettando, proprio quelle chiacchiere di cui si è parlato, ma soprattutto mettere in chiaro che, da quella posizione, nasca una seconda eventualità remota, ovvero impugnare a sua volta la bacchetta. « Bene » e si stringe nelle spalle, come a dire “come dovrei stare?”, perché per lei non ci sono stati avvenimenti eclatanti, pubblici per lo meno. « Tu stai meglio? » e sembra quasi le interessi davvero.
La vede guardarla nel riflesso dello specchio, spostare lo sguardo, ma la Loghain è proprio dinnanzi all`unica uscita al momento, che ha ben pensato di chiudere tranquillamente, guardando l`altra con l`atteggiamento più disponibile del mondo. E la cortesia paga, a giudicare da come la Serpeverde le risponde, replicando educatamente con un inclinare del capo molto simile all`inchino di un Ippogrifo che diffidente continua però a studiare l`altra persona. Le chiede come sta, apparentemente genuina, calma, con quella voce che modulata a tale guisa pare tanto il canto delizioso e terribile delle Sirene «Bene?» domanda, apparentemente stupita dalla risposta altrui, sbattendo addirittura le palpebre un paio di volte, velocemente, in uno sfarfallio vezzoso che la rende troppo simile a sua Madre, in quel momento. Non che l`altra possa coglierlo, ma c`è una stoica compostezza che va al di là della semplice posa, in lei: qualcosa d`innato che ha riscoperto soltanto recentemente, un controllo che non sembrava in grado di possedere o esercitare, benchè questo si affacci sul suo viso sotto forma di fredda, glaciale e terribilmente sbagliata, calma «Meglio..» sembra valutare il termine usato dall`altra, vagamente meditabonda «No, non direi in effetti.» replica sempre educatamente, forse un poco civettuola, ma la musicalità nel timbro non pare minimamente un costrutto falsato «Però ecco, speravo tu potessi aiutarmi a sentirmi meglio.» annuisce vagamente «Dopotutto io ti ho aiutata una volta, no? Perchè non restituirmi il favore?» sorride, fa un passo in avanti, ma è totalmente in contemporanea al suo fare che le punta contro il catalizzatore, ruotando di 180° in senso orario il polso ed effettuando un piccolo fendente alla fine «Petrìficus Totàlus» il richiamo alla pastoia totale che nella sua mente è ben chiaro, visualizzando il corpo della Serpeverde irrigidirsi completamente, cedere ad una rigidità assoluta sotto la propria magia, canalizzata con precisione d`intento, verso ogni minimo muscolo presente in quel corpicino esile. Se ciò fosse riuscito, completerebbe i suoi passi fino a lei, con quell`ondeggiare di fianchi vagamente ipnotico «Facciamo vari tentativi, ti va?» dolce, dolcissima per come le parla, con le iridi grigio-verdi puntate in quelle di lei, che cominciano una serie di sentimenti caustici e vischiosi: catrame nero d`animo che sceglie di mostrarle senza nessun accenno di senso di colpa.
In ogni caso, sul fatto che Merrow l’abbia aiutata, a suo tempo, c’è solo un’ obiezione da fare. « L’ho fatto » il favore te l’ha restituito « ho fatto esattamente quello che mi hai chiesto » con un tono che fa sì che le sue parole sembrino una pura e semplice constatazione. « È inutile che te la prendi con me, quando sei tu a volere cose che non sai ges– » ed il riferimento a Xavier, o per lo meno all’incontro con lui che le aveva chiesto in cambio del sopraccitato aiuto, è lampante. Probabilmente avrebbe tanto altro da dire, come al solito, ma forse ha già parlato a sufficienza, trascurando totalmente, ed anche volontariamente, le reali intenzioni dell’altra. Di fatti è proprio su quell’ultima parola, un “gestire” lasciato a metà, che restano ferme le sue labbra, schiuse, immobili, un po’ come il resto del suo corpo, per quanto gli angoli siano leggermente rivolti verso l’alto, a denotare un atteggiamento decisamente atipico per una situazione di questo tipo. Gli occhi restano fissi in quelli dell’altra, ma in fondo non gli sposterebbe neanche se potesse.
Annuisce, l`ascolta, addirittura mette su un`espressione totalmente in accordo con le sue poche parole, finchè quel Pietrìficus non arriva a farla tacere «Si, no scusa, forse dovevo avvertirti del fatto che non me ne frega un ca**o.» annuisce, comprensiva alle sue stesse parole, stringendo le labbra tra loro come ad ammettere con il viso intero, quel suo errore di calcolo «Non mi interessa molto di quello che hai fatto con Xavier. Mi interessa di più che tu...» le arriva dinnanzi al volto, piegandosi appena in avanti giusto per inquadrarla meglio da quella dinoccolata altezza in cui svetta sopra la più piccola «...capisca.» l`intensità bruciante in quella singola parola, a cercare di piantargliela dentro in un affondare simile a quello d`una lama incandescente dentro ad un panetto di burro. Resta là qualche secondo in più, respirandole ad un soffio dal viso, le labbra serrate e solo le narici che s`allargano appena percettibilmente, squadrandola in fretta alla ricerca della bacchetta di lei che non vede «Dunque: il punto è, che tu hai aggredito alle spalle» schiocca la lingua al palato, disgustata nel riportare il fatto criptico «E ti sei messa in mezzo in qualcosa che nemmeno hai compreso. Ma non ti preoccupare, oggi io e te» le sorride, dolcemente «rimedieremo.». Le passa alle spalle, la mancina che si solleva a carezzarne con il dorso delle dita affusolate, il profilo della mascella che digrada nell`orecchio e poi nella nuca, delicatissima e terribilmente intima, facendo finire quelle bacchette d`avorio tra le ciocche dorate dell`altra, per spostargliele mentre s`accosta al suo padiglione destro, il respiro che si fa tremulo, carico d`un`anticipazione che le accellera via via il battito cardiaco, per mormorare un «Incarceràmus» dal sapore solo loro. Ecco perchè di nuovo le punta contro la bacchetta, effettuando un piccolo ma preciso nodo con il catalizzatore in sua direzione, tra lei e l`altra, evocando dalla sua mente delle spesse corde che vanno ad avvolgere nella quasi totalità, il corpo della Hazaar. Si vede le corde bloccarle le braccia nella posizione incrociata in cui già stanno, le gambe, impedirle i movimenti ed imbrigliarla, come una splendida farfalla in una gabbia fatta di dita di corda, concentrandosi sul numero 56 nel suo stesso livello d`azione, ad inspessire e rendere più forte ciò che va ad evocare. Spinge la magia dal catalizzatore d`Agrifoglio, e quasi le sembra di poter sentire il nucleo scalpitare e chiederle di più, implorarla di spingersi sempre un poco più in là, frenandosi solo per la riuscita che vuole perfetta, di tale incanto «Vedi Heaven? Io penso che comprendere l`importanza delle cose sia davvero vitale, per qualcuno come te, come me.» si paragona? Le accomuna? Se l`incantesimo avesse fatto il suo serrato lavoro, quindi, la mancina andrebbe a tirare fuori dalla tasca dietro dei pantaloni un rotolo di magiscoth argentato, facendo il giro nuovamente per inquadrarla da davanti «Urla e troverò il modo per farti tacere più a lungo che solo con questo, hm?» la fissa negli occhi, facendo pendere il rotolino dall`indice mancino proprio ad un paio di centimetri dal suo nasino perfetto, a monito concreto di come potrebbe andare avanti la cosa.
« Merrow » calma, pacata « ti sfugge una cosa » una cosa oltremodo importante, visto il modo in cui enfatizza la frase « a me non frega un ca**o di comprendere niente e ti assicuro » e qui è sincera in modo palese « che questo non è il modo giusto per farmi capire le cose » le stai solo dando delle solide fondamenta per far peggio, nel caso. « A me dispiace che tu sia così inconsapevole del peso delle tue parole » ancora tranquilla, come se quella a non poter far altro, oltre che parlare, sia Merrow, non lei. « Tu mi hai chiesto un appuntamento » in senso lato « con Xavier ed io te l’ho dato » un angioletto, come sempre « ti ho fermata prima che potessi andar via per non farti sprecare quell’occasione » pure altruista « vedi a differenza tua io ho fatto i miei calcoli » con tanto di sorrisetto soddisfatto nel dirlo. « Cosa pensavi che avrebbe fatto Xavier? » l’errore è stato proprio lì, dal suo punto di vista. « Pensavi ti avrebbe ringraziata o non so, fatto un regalo? » trattenendosi a fatica dal ridere per l’improbabilità di queste due cose. « Fossi in te mi prenderei le mie responsabilità » un po’ come fa lei, insomma « perché io posso averti aggredita alle spalle quanto vuoi » e non se lo rimangia, tantomeno sembra pentirsene, neanche in questa situazione « ma avevi solo bisogno di un pretesto per prendertela con me perché ti sto sul ca**o » questo diciamo che se l’è appena inventato « perché sapevi come si sarebbe comportato Xavier » e lo dà per certo, a questo punto del suo ragionamento. « Altrimenti sei solo una povera illusa » con gli occhi fissi nei suoi, a ricambiare quell’aiuto nella comprensione delle cose che le è appena stato offerto. « E quello ti consiglio di usarlo » con un piccolo cenno del capo in direzione del magiscotch « perché non mi sembri una a cui piace la verità »
E` quasi estasiata nel guardare la sua gabbia di corde, ed è palesemente deliziata nel momento in cui l`altra comincia a parlare. La fissa come se fosse il granellino di sabbia che, entrato nell`ostrica, comincia a trasformarsi nella meravigliosa perla che un giorno sarà, il tutto dinnanzi ai suoi occhi spettatori. La sente, si, ma il rapimento nelle iridi grigie-verdi della Loghain è tutto per Heaven, che resta là a fare l`unica cosa che le viene concessa fare: spiegare il suo punto di vista. E la Grifondoro concorda, annuisce anche, ponendo il braccio sinistro in orizzontale al busto, sotto il destro che si puntella sul polso opposto per poter andare a sorreggere con il pugno che ancora stringe il catalizzatore, sul quale s`accoccola il mento appuntito «Come sei Nobile, Hazaar.» le sussurra ammirata, con un filo di voce dal tono deliziato «Dovevano metterti tra le fila dei figli di Godric per il tuo animo così cavalleresco.» concorda ancora una volta con le sue stesse parole, sollevando solo ora la schiena, in una ritta colonna di vertebre che la fa svettare sulla terzina. Arriva persino a ridere, cristallina e femminile, quando l`altra l`accusa d`averla presa di mira perchè le sta sui cosiddetti «Al contrario, mia cara.» scuote il capo sempre ridacchiando «Tu mi piaci, ogni volta che ti vedo, sempre di più.» ammette con semplicità, in un piantarle le iridi nelle sue che si fa penetrante ancora una volta, rapace nell`animo «Per questo impiego il mio tempo in questo piccolo esperimento ludico...» le gira di nuovo attorno «ed educativo.» arrivandole ancora una volta alle spalle, per cominciare a carezzarle con cura i capelli che ha ben pensato di tenere fuori dall`intreccio delle corde, facendo scorrere i polpastrelli in quella chioma che, è evidente, viene curata al pari del visetto dalla pelle perfetta della Serpeverde «Il fuoco è un elemento meraviglioso, si...» comincia, come se tutto il discorso dell`altra non contasse nulla, riponendo il magiscotch nella tasca del pantaloni, così da avere la mancina libera di districarle le ciocche già lisce ed impeccabili «E` l`elemento della trasformazione, del cambiamento.» parla con lei, come se fosse una sorella maggiore che le racconta una fiaba prima di dormire, coccolandola con un`accuratezza che sfocia nell`inquietante «E` per questo che..» la presa della mancina si fa particolare, arrivando a far ruotare le dita della mancina nella chioma raccolta sulla schiena altrui, in un afferrare saldo che la vede effettuare tale presa proprio all`altezza delle scapole altrui, costringendola in un lieve inarcare di viso verso l`alto a seguire lo strattone che lei le procurebbe
«io voglio aiutarti. Voglio vederti diventare una farfalla, Hazaar. Liberarti del peso che ti tiene ancorata a terra.» sussurra al lato del suo viso, prima di scostarsi appena, così da puntarle il catalizzatore ai capelli, spostandolo rapidamente da sinistra a destra, simulando il taglio netto che vuole effettuare, sentendo già nella sua testa, la tensione dei capelli venire meno, immaginandosi recidere quella chioma in una perfetta linea orizzontale, corta, molto più di quello a cui l`Hazaar è abituata, finendo per crearle, ad incanto riuscito, un caschetto che lascia mezza nuca scoperta e l`altra metà ancora al riparo da quel bellissimo oro che colora le sue ciocche «Diffìndo» preciso e secco, a levarla da quella velleità che non è altro che una stupida costrizione, a giudizio della Grifondoro stessa. Si muoverebbe quindi per poterla fissare in volto, con un soddisfazione tutta intima, in un pallido riflesso sul volto i cui tratti, ora che finalmente si affaccia a lei, si sono fatti più glaciali ed affilati, mentre gli occhi, sembrano piccoli portali per un mondo terribilmente buio, dove nulla sembra in grado di crescere o prosperare.
Fa schioccare la lingua sul palato all’ammissione altrui, facendo qualche passo in dietro, ovviamente metaforico in questo caso, su quanto appena detto. Non è ben chiaro se le faccia piacere o meno piacerle a sua volta, fatto sta che quel sorriso supponente va solo ad aprirsi, ancora ed ancora, fino a mostrare anche la propria di dentatura, dritta e bianca. « Allora mi sa che sei solo gelosa di Xavier che passa tutto quel tempo con me » un po’ come ha fatto per tutta la settimana, vista la punizione studiata ad hoc « però non preoccuparti » e lo dice lei a te, sì « possiamo dirglielo così posso stare un po’ di più anche con te » e sì, la presa in giro di fondo è piuttosto palese, ma lei prova ugualmente a lusingarla, aggiungendo anche uno sfarfallio di ciglia piuttosto insistente. In fondo leccare il cu*o è sempre stata la sua arma migliore. Quello che si ritrova a vivere in questo momento è un deja vu, con Merrow che le gira intorno. Un qualcosa che ha fatto anche lei, a suo tempo, e di cui conosce bene gli effetti, quali l’ansia e l’eventuale paura che una cosa del genere dovrebbe e potrebbe provocare. Motivo per cui, piuttosto che sulla filippica della Grifondoro, si concentra sul suo respiro, sul suo battito, in modo da non renderli mai irregolari, bensì sempre calmi e controllati. « In realtà penso di avere fin troppo spesso la testa tra le nuvole » come a dire che avrebbe davvero bisogno di qualcosa che la tenga con i piedi saldi per terra, più che del contrario. Non è chiaro se senta prima l’alleggerirsi del peso complessivo della sua testa oppure quell’unica parolina, indicativa di un incantesimo che conosce bene, e che irrimediabilmente collega ai suoi capelli, visto il modo in cui glieli tocca, che non è di certo passato inosservato. I capelli non ci sono più e c’è un attimo di smarrimento nei suoi occhi, sintomo di migliaia e migliaia di pensieri che si susseguono, uno dopo l’altro, nella sua mente, ad una velocità assurda, alla ricerca di quello giusto, della cosa migliore da fare. Il respiro adesso è ben lontano dall’essere regolare, allo stesso modo del battito cardiaco, motivo per cui è costretta a farne uno profondo, prima di fare la qualunque. Solo adesso ricambia quello sguardo, in modo un po’ criptico, che non è altro che il mix di rabbia, tristezza e forse tanto, tanto altro, ma ecco che sopraggiunge un elemento che stona da tutto il resto, per quanto abituale sul suo viso. Il sopracciglio destro si solleva. « Chi è superiore non ha bisogno di dimostrarlo con questi mezzucci » ti ricorda qualcosa, Merrow? In fondo sono parole tue, le stesse pronunciate quand’era lei a “prendersela” con qualcuno d’indifeso. « Se è una reazione che vuoi, non l’avrai » perché la bacchetta è ancora ben lontana dall’essere impugnata. « Non gioco una partita che so di aver perso in partenza » e ormai da perdere non ha molto altro. « L’esperimento ludico ed educativo è finito? » è libera di andarsene? « O vuoi farmi piangere e strillare? » rimarcando quel cipiglio curioso dettato dal sopracciglio ancora sollevato. « Il mio corpo lo farebbe, sì » in fondo sarebbero reazioni pressoché involontarie « ma da me non avrai niente » non più di quello che non è in grado di controllare, in sintesi. « E ti assicuro che tutto questo non è servito ad un ca**o » perché no, non ha capito quello che avresti voluto capisse « o meglio, per te » che può significare tutto come niente.
Ancora una volta la lascia parlare, tranquilla, portandosi dietro di lei a coccolarle la chioma «In effetti mi sento trascurata...» mormora un pochetto imbronciata, prima di procedere a quel taglio netto che vede la chioma della Hazaar, protagonista. Ne preleva una piccola ciocca e se la infila in tasca, mostrandole il resto con la stessa espressione che avrebbe uno Kneazle che porta un dono al padrone, fatto di viscere di topo enfatico o di cadavere di piccione. Le ultime frase della Serpeverde invece, riescono ad accendere una luce brillante in fondo alle iridi grigio-verdi altrui, di soddisfatta pienezza «Allora non mi sbagliavo, Heaven. Portarti via qualcosa a cui tenevi come è stato fatto a me, apre davvero gli occhi.» sorride, più genuina, sebbene composta e ferale «Se non otterrò nulla da te, vuol dire che sei già pronta a fare il passo successivo.» ridacchia appena, ma non pare volerla schernire «La crisalide non ti serve più.». La bacchetta è ancora alta, ed è con un calare veloce, scarto da sinistra a destra e l`immagine chiara di recidere quelle corde che la tengono ferma, pronunciando un distinto «Diffìndo» a simulare un taglio che possa sta volta, liberare l`altra definitivamente, senza più pastoia o costrizioni, porgendole con la sinsitra le ciocche che non appesantiscono più il suo capo «Se vuoi sfogarti fallo pure.» a lei non sembra importare «Anche se penso che invece, qualcosa, questo incontro abbia portato. » spallucce «Scegli tu se dire che ti hanno tagliato i capelli contro la tua volontà e che ti sei fatta sottomettere, o denunciare il tutto. Io posso dirmi completamente soddisfatta.» e quando rinfodera la bacchetta, è lì che sente un battere alla porta e delle voci al di fuori di essa, che al momento resta comunque chiusa «Toh, ospiti, Hazaar.» occhiata alla Serpeverde e sopracciglio sinistro inarcato. Che vogliamo fare? A te la scelta, Heaven.
Cose che perdono d’importanza nell’arco di due secondi, quelli che Merrow impiega a recidere nettamente i suoi capelli, e che permettono toni e modi ben diversi e lontani da quelli superficiali ed ilari adottati fino a questo momento di subentrare. Gli occhi volano al cielo, nel solito modo plateale, mentre le labbra si piegano in un sorriso, anche adesso, per quanto la connotazione di quest’ultimo sia totalmente amara.
« La differenza » che, tra quello che è stato portato via ad entrambe, è sostanziale « è che io domani mi berrò una pozione per farli ricrescere » e ne è assolutamente convinta: è proprio in questa convinzione si trova l’unica cosa che le ha impedito perdere definitivamente la testa « ma tu quella collana non la riavrai mai più » con tutta la cattiveria che questa situazione merita, ben felice di infilare il dito nella piaga, nonostante tutto.
Finalmente è libera di muoversi ma lei resta impietrita, lì sul posto, ad aspettare che sia Merrow la prima ad andare via, con nessunissima apparente intenzione di sfogarsi. Non adesso, non davanti a lei. Di fatti la stretta delle sue braccia intorno al petto rimane salda, a mostrarsi nuovamente impaziente, mentre l’idea di ricorrere alla bacchetta si fa, semplicemente, più lontana. Il battere sulla porta distrae anche lei, scacciando definitivamente la possibilità di uno scontro, per quanto quella di ricorrere al catalizzatore non sembra più così improbabile. Di fatti, dopo averlo estratto da una tasca magica del suo vestito, che torna ad essere invisibile subito dopo un rapido tocco della punta della bacchetta su di essa, la stessa viene puntata contro la porta, assieme ad un respiro profondo volto a ritrovare la concentrazione necessaria che serve per castare un «alohomòra» con tutta l’intenzione di far scattare la serratura e permettere a chiunque sia fuori di entrare. A questo punto, il suo approccio alla faccenda cambierebbe notevolmente – un grazie all’A.C.C.E.N.D.I.O. – ed i suoi occhi si fanno lucidi, al punto da lasciare che qualche lacrima le righi le guancia, che si tingono via via di un rosso intenso.
« MI HA TAGLIATO I CAPELLI » lo strillerebbe, a pieni polmoni, come una disperata, con le lacrime che continuano a scorrere, imperterrite, e tutta la tristezza di chi, come lei, capisce bene quanto importante sia quella “velleità”. « E MI HA IMMOBILIZZATA, SENZA CHE IO POTESSI FARE NULLA » strillando nonostante il pianto singhiozzato « SOSPENDETELA » come biasimarla, insomma.










