Non sono mai stata felice. Forse sulle mie spalle grava perennemente un’anima tormentata, che mi si aggrappa alla gola e alle membra? Il mio solo desiderio è sempre stato di scappare, un impulso basilare, il dolore che provoca un grido, il pizzico che genera un urlo. Seduta con le ginocchia premute sul petto in fondo all’autobus, con l’aria di chi non farebbe male a una mosca, per tutto il tempo desideravo spaccare il vetro con il pugno. (…) Da che cosa cercavo di scappare, che cosa mi affliggeva al punto da farmi desiderare di fuggire all’altro capo del mondo? E che cosa mi tratteneva, impastoiandomi, paralizzandomi? Quali ceppi mi opprimevano, impedendo il salto che avrebbe rinnovato questo sangue malato?