A volte, più che di letture, si sente il bisogno di RI-letture, per trovare nuovamente il bandolo della matassa.
Buona giornata.
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A volte, più che di letture, si sente il bisogno di RI-letture, per trovare nuovamente il bandolo della matassa.
Buona giornata.
“Sono spaventata. Da cosa? Dalla vita senza aver vissuto, in primo luogo. Che cosa ha importanza? Fermati a domandarti perché ti lavi, perché ti vesti e diventi matta - è come se fossi circondata da amore, piacere, occasioni, ma non riuscissi a vederli. Parlo come un’isterica - e sento che sto per esplodere.”
Sylvia Plath, Diari.
Si sta facendo sempre più tardi, Antonio Tabucchi
Zero voce di tutti noi.
E questo di sentire che tu mi aspettavi mi ha fatto pensare all'esistenza nostra, di noi due voglio dire. Ho incominciato a prendere coscienza che noi due, per me, era qualcosa che esisteva.
Bianca Garufi a Cesare Pavese, 21 ottobre 1945, da “Una bellissima coppia discorde. Il carteggio tra Bianca Garufi e Cesare Pavese (1945-1950)”, Olschki Editore, 2011.
Il mio amore per Te si è sminuzzato in giorni e lettere, in ore e righe. Di qui l'inquietudine. Una lettera oggi, una lettera domani. Tu vivi, io voglio vederTi. Trapianto dal Sempre all'Adesso. Di qui il tormento, la conta dei giorni, l'insignificanza di ogni singola ora, l'ora soltanto come passo innanzi... verso la lettera. “Essere” nell'altro o “avere” l'altro (o voler avere, o in genere “volere”, è lo stesso!). Quando me ne accorsi, tacqui. Adesso tutto è passato. Dei miei desideri vengo presto a capo. Che cosa volevo da Te? Nulla. Semmai: essere accanto a Te. Forse semplicemente: venire da Te. […]
Marina Cvetaeva a Rainer Maria Rilke, 3 giugno 1926, “Lettere”, SE, 2010.
Ma il fatto è che le persone semplici non capiscono le persone complicate e con più spietatezza di chiunque altro le inducono a ritrarsi in se stesse, pensai. L'errore più grande che possiamo fare è credere che le cosiddette persone semplici siano in grado di salvarci. Ci rivolgiamo a loro in uno stato di angoscia estrema, li imploriamo letteralmente di salvarci, e quelli invece ci spingono ancora più a fondo nella disperazione. E come potrebbero, pensai, salvare un individuo stravagante dalla sua stravaganza.
Thomas Bernhard, “Il soccombente”.