Da qualche parte, io so che tu sei me.
Io nata al Nord e tu nel Sud,
tu uomo, io donna,
quel che ci lega non è poesia, né mito.
È quella rabbia dentro che rabbia non è :
ma l’inquietudine di ritrovarci e di non amarci
se noi stessi avessimo dovuto scegliere noi stessi.
Perché l’amore degli altri ce lo siamo sudato
e sempre cerchiamo conferme
che nessuno può davvero tenere a quel bimbo
che nel cuore siamo rimasti.
Sulle pagine di un quaderno ci rincorremmo,
quando tutto era innocente e bello,
quando la vita non era in gioco
e dolce era perderci nell’anima dell’altro.
Io cemento e tu terra,
tu radici profonde ed io solo aeree,
io intuitiva e tu logico,
tu grave ed io leggera,
io ti amo e tu mi ami.
Ma il nostro amore non è fatto
di testa, né di cuore o di sesso.
Sorge dalle viscere implodendo
della sua stessa violenza.
È un amore fatto di umore.
(Amore-tumore, pensi tu.
Amore-tremore, dico io) ;
un terremoto, in definitiva.
Questo solo chiedo alla vita :
non sia tu l’amara deriva.