Il peso di un lavandino pieno
Il lavandino è già pieno. Una pentola, una padella, uno scolapasta. Un coltello, un mestolo, una moka. Ci aggiungo un piatto e una forchetta - dal mio pranzo con rigatoni al pomodoro, alle cinque di un sabato pomeriggio piovoso. Di solito lavo tutto subito. Ora lascio tutto lì, e vado in camera.
Anche il comodino è pieno. Un piatto fondo e uno piano, una tazza da thè e una da caffè, e dei Tarallucci. Un paio di bicchieri.
Per terra non è molto diverso. Due valigie piene, aperte in mezzo alla stanza. Dovevano essere una soluzione temporanea, finché non capivo come e dove organizzare i vestiti nella casa nuova. Ma quando chiami una cosa temporanea dovresti sospettare subito che durerà più del previsto. In questo caso, un mese.
Vorrei trovare rifugio da questa valanga di cose non fatte andando sul divano, che è però al momento occupato da un paio di giacche, pantaloni, un sacchetto di Feltrinelli, appendini, libri e fotocopie. Il letto sembra l'unica zona libera da occupazioni straniere.
Un continuo, nauseante suono di clacson attraversa tutta la Gianicolense e si infila fra i muri dei condomini di Via Jenner. E sono contento che mi dia fastidio. Perché se lentamente ti abitui e accetti i clacson immotivati, e il lavandino sporco, e le valigie come armadi per terra, poi finisci per riempirti la vita di cose senza significato, e sciatte, e patetiche.
Porto piatti e tazze dalla camera in cucina. Lavo pentole, padelle, e libero il lavandino. Devo ancora sistemare i vestiti, ma mi sento già più leggero. Potrei salire in bici, superare le macchine in coda, e chiedere machecazzosuoni a qualche fan del clacson. Non puoi sentirti veramente leggero con un lavandino pieno sulla coscienza.













