Avevo lasciato il Sud da 15 anni e l’Italia da 8...e proprio quest’anno, che avevo deciso di ritornarci insieme alla mia famiglia (gatto brasiliano compreso, perché ci sforziamo di non escludere proprio nessuno), ad aspettarmi non ci sono stati mille abbracci di amici e parenti ma spesso “gomitate” o imbarazzanti pugni chiusi che più che un saluto mi ricordavano scontri di box. Inevitabile e comprensibile, purtroppo. A marzo si è scatenato un vero Inferno in Brasile e il nostro isolamento è durato 4 mesi e mezzo. Eravamo in una Milano, qualcosa che Corsano non immagina e spero non conoscerà mai. Sì, quasi 140 interminabili giorni in casa, prendendosi cura di questioni di salute piuttosto gravi (ma grazie al Cielo già quasi passate), lavori da portare a termine online, piccoli beni da vendere o affittare (sui quali contavamo per poter affrontare qui i primi tempi senza lavoro - e ora sappiamo, anche i “secondi tempi”), viaggio prenotato da un anno che continuava ad essere rinviato, un marito che si preparava (ma non si è mai preparati) a lasciare Terra natale e famiglia d’origine, una bimba di 3 anni che richiedeva continue attenzioni e spiegazioni, che andando via non ha potuto abbracciare come si deve gli amichetti brasiliani e né tantomeno la nonna e la cuginetta favorita...e che ha soffiato le candeline sulla torta guardandosi intorno e non trovando altra gente se non i propri genitori (e sempre il nostro fedele gattino). Candeline poi, soffiate tra un colpo di tosse e un altro, perché forse noi il Covid l’abbiamo già avuto. E sì, proprio lui, che mi sta perseguitando come la destra aveva fatto qualche anno fa. Ero “scappata” da Berlusconi e mi sono ritrovata Bolsonaro. Questo perché non si scappa mai veramente. E tutto si ripete finché non si sviluppano mezzi e coraggio per affrontare gli ostacoli che la vita ci sbatte in faccia. E se sono qui, ad affrontare una seconda onda, ci sarà un perché. Fino a luglio vivevo in una metropoli e ora vivo in un paesino di 5000 abitanti. Sento dire: “La cosa buona è che appena c’è qualche positivo si viene a sapere e si sa chi è.” E io ti chiedo: “E che te ne fai di quest’informazione? Come puoi usarla per il bene?”. E oggi mi son data una risposta. Forse una delle tante che ci sono. Mia figlia aveva iniziato ad andare a scuola materna e una compagna di classe è in quarantena cautelativa per ragioni che immaginiamo. Allora ho proposto a mia figlia di farle un disegno, che poi si è “moltiplicato” ed è diventato piccolo regalino e “calza della Befana” anticipata. L’ho lasciato vicinissimo alla porta di casa sua, avvisando la madre col cellulare e senza avere il minimo rischio e contatto. Questo per ricordarle che là fuori c’è qualcuno della sua età che le vuole bene, che non vede l’ora di rincontrarla nel parchetto, e che il tempo passa veloce e i 15 giorni sono nulla rispetto ai 140 che abbiamo passato noi. Questo perché, in giorni in cui gli adulti continuano a lavorare e gli anziani a riempire le Chiese le domeniche, i bimbi sono “gli esclusi”, perché non possono incontrare i loro coetanei a scuola né in nessun altro posto. Questo perché, se nessuno o quasi si mette nei panni di un “mocciosetto”, io mi ci metto. Forse perché, per dirla alla Saint-Exupery, “ancora ricordo di essere stata bambina una volta”. Allora riflettevo e riflettevo...È stato un piccolo gesto, che ha causato una grande gioia...la bellissima magia dello scambio, del dare e ricevere gratuitamente, insieme a quella altrettanto preziosissima del non dimenticare o escludere nessuno. Un piccolo gesto che ci ricorda che l’amore, quello incondizionato, accende vibrazioni che attivano cura e terapie incredibili. E mi chiedo: “Perché non lo facciamo più spesso allora? Perché non sfruttiamo il fatto di vivere in questo piccolo paesino di 5000 anime e invece di farfugliare nomi, soprannomi, statistiche e congetture spesso erronee, non sfruttiamo al meglio tutte queste informazioni?”. Non ti chiedo di mettere in pericolo la tua vita e quella degli altri, non ti chiedo di uscire da casa senza necessità, ma ti invito, se ancora sei in zona “arancione” e puoi uscire, se ti va, fai il giro “largo” quando torni dal supermercato...continua a usare la mascherina, passa l’alcol alle mani e se sai dove abita un positivo asintomatico o un negativo in quarantena cautelativa, lasciagli un segno di solidarietà, che sia un piccolo, piccolissimo gesto per ringraziarlo. Perché lui sta pensando e protegendo te e tutti noi. E tu? A chi stai pensando quando agisci? Di sicuro questo farà differenza in quei 15 lunghi giorni che lui sta vivendo a casa, tra paure e colpe. Questo sempre per il fatto che non si dovrebbe escludere proprio nessuno. Nemmeno loro, che sono “vittime” di una nuova, giustissima e sacrosanta esclusione sociale programmata. E se per caso ci “chiuderanno di nuovo”, pazienza...una chiamata, un messaggio, una preghiera, un bel pensiero, anche qualcosa di non materiale arriva di sicuro a questa gente. Tra il negare e l’aver paura c’è l’accettazione, che è un lungo lunghissimo cammino d’Amore. Amiamoci di più. Amiamoci meglio....E chissà, quando il Covid passerà, arriverà una nuova onda di Woodstock! :)
OM MANI PADME HUM per tutti, il Mantra della Compassione.(Non sono buddista - o almeno non solo, sennò escluderei tutte le altre bellissime religioni, ringrazio solo infinitamente questa dottrina per avermi insegnato il potere della meditazione, del vero silenzio, del vero ascolto).