Quando pensi che non possa andare peggio...
... La giornata saprà sorprenderti.
A causa del Covid, lo scorso anno ho perso il lavoro. Io come tanti. E mi trovo, ad oggi, sempre come tanti, a consultare costantemente il buon Linkedin ed altri siti sui quali vengono pubblicati annunci di ricerca del personale.
Scorro freneticamente la homepage come un’ossessa alla ricerca di un qualsiasi posto dignitoso al quale inviare il mio CV. Un po’ come quando giro tra i reparti dei grandi supermercati alla ricerca di un prodotto che non trovo. La psicosi che mi assale e all’incirca la stessa.
Sono alla soglia dei 32 anni, e a volte mi sembra davvero di aver sbagliato qualcosa nella vita - dico qualcosa per pura formalità da ottimisti - per ritrovarmi alla mia età, non ancora da ospizio ma neanche da giovincella piena di sogni, a cercare lavoro.
Perché oggi è una brutta giornata?
Perché un’azienda, anche piuttosto rinomata, mi aveva confermato il colloquio lo scorso lunedì. Avevo già superato la prima selezione, e pur tentando di rimanere con i piedi per terra, per non farmi strane idee finché non mi fossi trovata un reale contratto davanti agli occhi, una piccola parte del mio cervello fantasticava sull’idea di ottenere finalmente una fonte di guadagno dopo aver stretto la cinghia per quasi un anno ormai.
Ripeto, perché, quindi è una brutta giornata, mi chiederete ancora.
Perché il giorno del colloquio avevo avuto una di quelle mattinate da dimenticare.
La notte era stata turbolenta, come spesso mi capita da mesi a questa parte.
E le discussioni con una persona a me cara mi avevano trascinata in un vortice di malessere, occhi gonfi e poca lucidità.
Sapevo, al termine del colloquio, che non lo avevo affrontato al pieno delle mie possibilità. Ognuno conosce i propri punti di forza e i propri limiti.
Dentro di me sapevo che se lo avessi passato avrei dovuto dare di più per lo step successivo, ma - guess what? direbbero gli americani - avete indovinato?
La giornata è brutta perché ho appena ricevuto l’email di rifiuto.
Per me, Miss Italia finisce qui, ragazzi.
Ma la verità, è che, per quanto ripensi a come avrei potuto giocarmi meglio la mia occasione, piangendo sul latte versato, non posso fare a meno di rimproverarmi che, ancora una volta, ho messo nelle mani di qualcun altro, la possibilità di avere effetti sul mio umore, sul mio giudizio ed infine, sulla mia capacità di affrontare qualcosa di importante.
Si tratta di uno sbaglio che facciamo troppo spesso.
Se fossi amica di me stessa, oggi, comincerei col darmi questo consiglio:
#1 Non permettere a nessuno mai di stabilire quanto la tua giornata debba andare male.
E con il consolatorio reminder che ogni impedimento è giovamento, vi auguro buona serata.