“Sono un killer, uccido per piacere, la mia prima vittima era al liceo, una ragazza del mio quartiere di cui ero invaghito, la spiavo quando andava a correre nel fine settimana, sapevo che i suoi genitori andavano a messa alle 10, e lei per quell'ora rientrava poco dopo a casa; mi presentai alla sua porta un giorno e le proposi di uscire, ero uno sfigato, lei immediatamente mi allontano e cerco di chiudermi la porta in faccia, mentre io metabolizzavo quel rifiuto, vedevo la vita, l’imbarazzo, e dentro la mia testa sentivo di aver perso tutto, quindi mi spinsi all'interno della casa, mentre la ragazza spaventata continuava a dirmi di andarmene, raggiunse la cucina da cui agguantò un coltello che pose verso di me, troppo tardi per lei, dal momento che la bloccai e la sgozzai, li davanti c’era il suo fratellino, giocava in sala, non c’è molto da dire.
Non riuscirono in nessun modo a collegarmi all'omicidio, non conoscevo quella persona, non avevo nessun movente, quindi poi, nel giro di dieci anni, mi porto appresso un sacco di persone, e un giorno mi trovo qui, con questa maschera da orso.”
Il silenzio, intanto si presenta un’uomo con la maschera da cavallo, è un anziano, ci racconta di come abbia perso suo figlio, lo ha abbandonato alla droga, per quanto lui non poteva fare nulla per fermarlo, un giorno si arrese e lo abbandono, gli tolse tutto il sostentamento, finché da quel giorno, non lo rivide dietro una tomba. Fu il momento in cui si unii al nostro gruppetto.
Ultima si presento questa donna, in carriera, maschera da leone, ci racconta la storia, una storia che è sicuramente una bugia, lo si sente dalla sua voce, lo si sente, come le mie vittime quando dicono di non aver paura.
Ci racconta di suo marito, e della vendetta che si è presa nei suoi confronti, un piccolo imprenditore in continua evoluzione, perso tra i successi fino a trascurare una moglie e tradirla, per infine subire la vendetta di essa.
Si siede, silenzio, ognuno riflette, grandi palle nere si indirizzano verso il coltello a centro tavolo, si alza bunny “Propongo l’orso, è un omicida, punto, è l’unica persona che merita di morire.” “No, ammazza il pedofilo, è un malato” “Ammazza il grassone, è la feccia della società che ci trascina indietro.” “Ammazza la ragazza, è lei che ha chiesto di morire” Impugna il coltello e si avvicina a me, fa alzare la mano democraticamente per sapere chi è d’accordo a uccidere chi, 6 mani per la ragazza suicida, 5 per il bugiardo che ha ucciso un ragazzino nella biblioteca, 8 per me.
Il pugnale si alza, ma io facilmente placco il ragazzo, ho io ora il coltello.
Una voce interrompe mentre le viscere mi dicono solo di farlo, viene dagli alto parlanti “Coff coff, scusate, m spiace G, posa il coltello, questo è un gioco di democrazia, uccidi una sola persona senza seguire le regole e io ti ammazzo.”
“La verità è che abbiamo tre bugiardi in questa storia, il primo è M, il nostro grasso topolino, non ha ucciso la madre prima di chiudersi in camera a piangere, l’ha semplicemente paralizzata, condannandola a una vita triste.
Il secondo è il nostro amico nella maschera da asino, D, in realtà è un pedofilo che è stato incastrato da un gruppetto di hacker, non ne ha ucciso solo uno, ne ha uccisi una decina.
Terza è la nostra amica, la leonessa, lei ha scambiato l’amore di un umile uomo per il suo successo, parassitandolo e rubando tutto quello che possedeva in un divorzio, mentre intanto assetata scalava il successo, lasciandolo alla vasca da bagno dove si tolse la vita.
Questo è tutto, buon divertimento, e che la democrazia vinca sempre.”
Mi riconsegna il coltello in mano, intanto la signora nella maschera da leonessa si alza in piedi, cerca di spiegarsi, guardo tutti gli altri ospiti, chi si tira indietro, la maggior parte alza la mano, è l'approvazione che cercavo; lei si avvicina a me spaventata, vaneggia parole, ma io so che ucciderò lei, perchè è l’unica persona meschina in questo posto, il coltello è già nel suo collo, la getto a terra mentre continuo a pugnalarla, la lama si fa spazio tra le costole ogni volta, le strappo la maschera per guardarla in faccia, soffoca nel suo stesso sangue, la lascio li, agonizzante, è finita.