Si fanno chiamare “comunità energetiche rinnovabili” e mirano alla produzione e all’autoconsumo di energia. Da fonti interne al Governo trapelano poche notizie ma sembra che queste fantomatiche comunità producano energia attraverso impianti alimentati da fonti rinnovabili come i pannelli solari, i micro impianti eolici o anche piccole centrali a biogas che generano energia dagli scarti alimentari. Tutti sono allo stesso tempo consumatori e produttori: ciascuno usa quello di cui ha bisogno e immette nella rete di distribuzione l’energia in esubero, che poi viene fornita agli altri utenti. Chi ne fa parte riesce a ridurre le emissioni di anidride carbonica e abbassare i costi della bolletta. Gli impianti condivisi sono al momento di potenza limitata (duecento Kilowatt) ma la preoccupazione del Governo e soprattutto delle big company che gestiscono il mercato dell’energia, è quando questi impianti aumenteranno di potenza rendendosi convenienti anche per le imprese. Queste comunità potrebbero diventare pericolosi spazi di aggregazione sociale e trasformarsi in veri e propri microcosmi economici in cui tutti promuovono uno stile di vita responsabile e sostenibile.