Sono abituata a scappare la mattina, lasciare il letto come una puttana da una notte e via. So muovermi piano, senza far rumore, senza sfiorarti e svegliarti.
È una routine. Mi alzo, prendo le mi cose, vado in bagno, mi preparo, mi fumo una sigaretta in salotto e “io vado”. Mi rispondi con un grugnito e io replico chiudendo piano la porta per non darti fastidio. Non voglio andare via, ma devo farlo, ne vale della mia vita. Tu neanche apri gli occhi, come a dire “non voglio vederti, non ti voglio in questo nuovo giorno che inizia.”
Come una puttana, ti lascio lì, a dormire nel tuo letto caldo e vado a prendere la metro nel freddo del mattino. Sguscio via da quella quella casa e mi sento come se avessi appena lasciato il mio posto di lavoro. Era il mio corpo che volevi e il mio corpo ti ho dato. Ho lavorato. Vado via soddisfatta, ma ad ogni scalino perdo un pezzo di me.
Ma stamattina mi sono svegliata e accanto a me c'era un ragazzo. Abbiamo dormito tre ore forse, o forse di meno, non lo so, so solo che siamo rimasti avvinghiati tutta la notte, sentivo il suo respiro. Suona la sveglia, mi stringe ancora di più a lui e mi dice “buongiorno piccola”. Nessun grugnito. Buongiorno piccola, due parole. Apre gli occhi, mi guarda e poi mi bacia, a lungo. Stavolta è lui che deve andar via, è lui che ha la metro da prendere eppure va con calma. Restiamo abbracciati nel letto per più di dieci minuti senza dire niente, ci bastava così. Ci siamo alzati e siamo andati a fare il caffè. Io ho preparato la moka e lui ha acceso i fornelli, io ho preso le tazzine e lui ha messo lo zucchero. Mi ha afferrato i fianchi e mi ha dato un altro bacio. Alle otto del mattino, con le occhiaie, i capelli in disordine, il pigiamone di pail e la faccia non proprio da amore, io avevo già ricevuto due baci. Più di quanti tu me ne abbia mai dato in una notte intera.
Siamo tornati in stanza, una sigaretta e lui si è vestito. Mi bacia ancora, si siede con me sul bordo del letto e mi dice “ho meno di un minuto per scendere, altrimenti ti avrei già strappato il pigiama.” E sorride e mi desidera, vuole me. Non vuole un buco da riempire, non vuole solo svuotarsi le palle. Vuole il mio neo sul basso ventre, le mie gambe intorno alle sue e il mio seno che a sua detta “mi fa impazzire”. Mi dice che sono perfetta, mi sfiora il reggiseno e si allontana da me.
Così l'ho accompagnato alla porta, siamo rimasti a guardarci finché non è arrivato l'ascensore e con lui un ultimo bacio rubato. Anche lui non voleva andarsene, ma doveva.
Le situazioni sono uguali, io sono sempre io, eppure con te mi sentivo una sgualdrina da quattro soldi. Guardami adesso: ho la faccia di una che realizzerà i suoi sogni.
Mi hai insegnato tu ad essere una puttana, mi hai insegnato tu a scappare, a non lasciare tracce, mi hai insegnato tu a considerare il mio corpo solo un corpo e non qualcosa di più, mi hai insegnato tu a restare giusto il tempo di una notte e poi niente. Ma sono molto più di questo. Adesso lo so.
Avresti dovuto vedere le mie mani che tremavano quando mi ha sussurrato “sei bellissima”. Io non ci credevo neanche più. Eppure oggi qualcosa è successo.