Nel giorno in cui la Russia invade l'’Ucraina, Stefano Massini decide di raccontare la storia di Vladimir Putin, riprendendo gli episodi rac

Andulka
art blog(derogatory)
styofa doing anything

JBB: An Artblog!
TVSTRANGERTHINGS
$LAYYYTER
Xuebing Du

shark vs the universe
"I'm Dorothy Gale from Kansas"
d e v o n

⁂

pixel skylines

Product Placement

Kiana Khansmith
trying on a metaphor
DEAR READER
🪼

blake kathryn

oozey mess
NASA
seen from Israel

seen from Brazil
seen from United States
seen from Türkiye

seen from Canada
seen from Germany
seen from United States
seen from Argentina

seen from United States
seen from United States
seen from Netherlands

seen from India

seen from United States
seen from Italy
seen from Türkiye
seen from Switzerland
seen from United States

seen from United States

seen from United States
seen from United States
@alessanji
Nel giorno in cui la Russia invade l'’Ucraina, Stefano Massini decide di raccontare la storia di Vladimir Putin, riprendendo gli episodi rac
Cari compagni…se tra di voi ci fosse ancora Antonio Gramsci.
“Gramsci chiamerebbe un poeta a fare il ministro della cultura, non un barone universitario. Gramsci farebbe così.
Chiamerebbe un lavoratore precario a fare il ministro del lavoro. Uno per il quale la precarietà non è una parola da pronunciare con la lacrima bensì una condizione per la quale si vive quotidianamente e per la quale non ci sono più neppure lacrime da versare. Gramsci farebbe così.
Chiamerebbe un contadino, umiliato sulla sua terra costretto a vendere primizie a un decimo di quanto le rivende il suo mediatore. Lo chiamerebbe a fare il ministro dell’agricoltura. Gramsci farebbe così.
Chiamerebbe la sorella di Stefano Cucchi o di una qualunque altra vittima che uscendo di casa, incontrando una divisa, in un modo o nell’altro non è tornata a casa viva. La chiamerebbe a fare il ministro, una persona che può parlare della giustizia perché ha conosciuto l’ingiustizia. Gramsci farebbe così.
Chiamerebbe un pacifista, un cardiochirurgo che invece di fare i miliardi nelle cliniche svizzere, se ne va ad operare i bambini gratis in Africa e lo metterebbe a fare il ministro della difesa. Non un generale con i cannoni in mano e il mitra in tasca! Mettere un generale come ministro della difesa è come mettere un piromane a capo dei pompieri. Gramsci non farebbe così.
Chiamerebbe un italiano, uno di quelli che è nato in italia ma che si è fatto 18 mesi di detenzione in un CIE solo perché figlio di stranieri. Si scuserebbe con quell’italiano e gli chiederebbe di fare il ministro degli esteri. Gramsci farebbe così. Chiamerebbe il parente di una vittima di una strage di stato a fare il ministro degli interni. Sì, Gramsci farebbe così…“ 👍✌️👏
ASCANIO CELESTINI
(Michi Caravelli)
11 febbraio 1990: Mandela uscì definitivamente dalla prigionia e fu accolto da una folla di oltre 100 mila persone e giornalisti di tutto il mondo. “Quando ho camminato fuori dalla porta verso il cancello che avrebbe portato alla mia libertà, sapevo che se non avessi lasciato l’amarezza e l’odio dietro di me, sarei rimasto ancora in prigione.” Non si combatte l’odio odiando!
15 juin 2020 - Contrariamente a uno dei principi della biologia, i neuroni del cervello mostrano un'elevata diversità genetica. Uno dei dogm
.
Quelli della lega si scandalizzano per il battesimo di Achille Lauro (che sinceramente non mi interessa più di tanto visto che in Italia abbiamo problemi ben più grossi).
A quanto pare hanno dimenticato i tempi in cui si battezzavano con “l'acqua santa” del Po.
Questa è storia, mica barzellette da circoletto eh.
POVERA PATRIA!
P.S: vedendo l'evoluzione del ragazzino sottoposto al sacro rito spirituale, non è che abbia sortito chissà quali effetti positivi 😅
𝙂𝙞𝙪𝙨𝙚𝙥𝙥𝙚 𝙎𝙖𝙡𝙖𝙢𝙤𝙣𝙚
Pierluigi Bersani, un uomo perbene
di Luca Bottura
Gentiluomo
Solo in un Paese come il nostro l’uomo che ci ha liberati dalla schiavitù degli operatori telefonici e dei contratti capestro può passare per un pericoloso comunista. Ma va così perché lo storytelling mitomane ha la curiosa caratteristica di ripetersi finché non viene creduto, dacché i bolscevichi stanno su tutto e non impegnano. Un po’ come i presidenti della Repubblica fino a Mattarella che, per una certa narrazione, anche nel presunto centrosinistra, vengono tutti dalla scuola quadri dell’Urss. Poi per fortuna ci sono le foto. E le foto di Bersani, che le sue belle topiche politiche le ha prese anche lui, ma resta di un’altra grana, magari grossa come quella del salame di Felino, ma sincera… Le foto mentre si china su Umberto Bossi in carrozzella e ne accarezza il viso piegato dalla malattia, raccontano di un uomo perbene. Di uno che sarebbe stato un ottimo presidente della Repubblica, garante di tutti, stimabile da tutti, persino da Bossi, ma non da quelli del fuoco amico che hanno cercato di relegarlo all’irrilevanza politica. Poi per fortuna c’è la rilevanza umana. E a uno così, fatichi a non volergli bene.
*********************
Mattarella ha detto che l’Italia è un Paese indegno. E il Parlamento si è alzato ad applaudire
A cura di Francesco Cancellato
Mattarella ha detto tredici volte che l’Italia è un Paese indegno. E il Parlamento si è alzato tredici volte ad applaudire in piedi.
Basterebbe questo per raccontare dell’ipocrisia di una classe politica – leader e peones, senza distinzioni di sorta – che si è nascosta sotto la sottana del suo elemento più rappresentativo (…)
Quel che è francamente imbarazzante è l’adesione senza alcun imbarazzo a un discorso che rappresenta forse il più duro atto d’accusa verso la classe politica del nostro Paese che si sia mai sentito nei due emicicli. Peggio: un elenco puntiglioso di tutti i fallimenti di cui l’attuale classe politica si è resa – come minimo – corresponsabile, in concerto con chi l’ha preceduta.
Perché se, come dice Mattarella, dignità è azzerare le morti sul lavoro, l’Italia delle 1221 morti sul lavoro nel 2021, e che pesta a sangue gli studenti che protestano in memoria dello studente Lorenzo Parelli, morto sul lavoro, è un Paese indegno.
Perché se dignità è opporsi al razzismo e all’antisemitismo, ed è interrogata dalle migrazioni, dalla tratta e dalla schiavitù di esseri umani – ne accorpiamo tre assieme, per comodità – l’Italia degli ordinari episodi di discriminazione, degli assessori con la pistola, delle baraccopoli e dei campi di pomodori, degli accordi con la Libia e dei respingimenti alla frontiera, è un Paese indegno.
Perché se dignità è impedire la violenza sulle donne, l’Italia dei 116 femminicidi in 365 giorni, è un Paese indegno.
Perché se dignità è diritto allo studio, lotta all’abbandono scolastico, annullamento del divario tecnologico e digitale, l’Italia con 13 giovani in età scolare su 100 che non vanno a scuola e del record europeo di giovani che non studiano né lavorano, è un Paese indegno.
Perché se dignità è rispetto per gli anziani che non possono essere lasciati alla solitudine, l’Italia che li abbandona alle cure delle famiglie – o meglio – delle donne, è un Paese indegno.
Perché se dignità è non dover essere costrette a scegliere tra lavoro e maternità, l’Italia del più basso tasso di occupazione femminile in Europa è un Paese indegno.
Perché se dignità è contrastare le povertà, la precarietà disperata e senza orizzonte che purtroppo mortifica le speranze di tante persone, l’Italia con più di un milione di bambini in povertà assoluta, con il 28% di disoccupazione giovanile, unico Paese in Europa in cui gli stipendi diminuiscono anziché aumentare, è un Paese indegno.
Perché se dignità è un Paese dove le carceri non siano sovraffollate e assicurino il reinserimento sociale dei detenuti, l’Italia con 120 detenuti ogni 100 posti in prigione, dato peggiore di tutta Europa, è un Paese indegno.
Perché se dignità è un Paese non distratto di fronte ai problemi quotidiani che le persone con disabilità devono affrontare, e capace di rimuovere gli ostacoli che immotivatamente incontrano nella loro vita, l’Italia in cui tre milioni di persone vivono recluse a causa delle barriere architettoniche è un Paese indegno.
Perché se dignità è un Paese libero dalle mafie, dal ricatto della criminalità, dalla complicità di chi fa finta di non vedere, l’Italia è un Paese indegno, e non dobbiamo nemmeno spiegare perché.
Perché se dignità è garantire e assicurare il diritto dei cittadini a un’informazione libera e indipendente, l’Italia quarantunesima al mondo nel rapporto di Reporter Senza Frontiere sulla libertà di stampa, con giornalisti minacciati dalla mafia e dai fascisti e da querele temerarie e intimidatorie, è un Paese indegno.
Perché – lo aggiungiamo noi – un Paese in cui di fronte a queste parole, non c’è nemmeno un parlamentare che ritiene opportuno, e perlomeno dignitoso, fissare in silenzio, per un secondo, la punta delle proprie scarpe, è un Paese indegno.
Io lo so come sono le donne romagnole.
Sono forti come la roccia e sono morbide come il burro, delle gran lavoratrici, che si sacrificano per la famiglia e per i figli, e quando i figli sono grandi fanno volontariato per gli anziani e per il terzo mondo. Sono quelle che vanno a letto sempre dopo e che si alzano sempre prima. Quelle che vanno in discoteca con le amiche, e il giorno dopo al cimitero a trovare i loro morti. Sono delle grandi rompicoglioni le donne romagnole, non sono mica di marzapane, hanno sempre la battuta pronta e sembrano velenose e con le amiche e con i figli non sono mai troppo tenere. Fanno i complimenti solo quando conviene, pochi ai loro figli e molti agli estranei.
Sono solari e gioviali, sì, ma sono anche lunari, e saturnali, e tristi, e malinconiche, e non di rado depresse (ma la tristezza non impedisce mai di fare tutto ciò che si deve). E quando si ritrovano fra di loro, parlano spesso di amori finiti, e di morti, e di disgrazie, e di problemi in famiglia, e delle cose che potrebbero aggravarsi. Non sono brave a consolare con le parole, tanto ruvida la lingua che sembra cartavetrata, ma sono bravissime a dare una mano concreta a chi soffre.
Sono quelle che ha disegnato Fellini nei suoi film e che Tonino Guerra canta nelle sue poesie, sono immense come la Gradisca e la Tabaccaia, con grandi tette e culi belli pieni e rotondi come quelli delle afrocubane. Oppure magre e sottili e con piccoli seni come la Volpina, ma assolutamente sexy e piene di energia erotica. Le donne romagnole viaggiano con una carrozzeria compatta, non superano quasi mai il metro e settanta, la statura media della donna romagnola è uno e sessanta, e pur viaggiando in 500 sono più potenti di un bolide di Formula Uno. Sono more quasi sempre, e sono belle, ma di una bellezza un po’ selvaggia, non raffinata, con il trucco nemmeno fatto troppo bene, e il vestire non molto ricercato e i capelli esagerati; sono belle quando ridono e la loro risata spacca il silenzio e rimbalza sulla luna.
Vanno in bicicletta le donne romagnole, la bicicletta è il cavallo di queste valkirie, la abbandonano solo per essere portate con il carro funebre. Le donne romagnole sono profondamente religiose anche se possono fare tutto senza Dio. Quando non sanno più come imprecare, si mettono a pregare la Madonna, ma di nascosto, la mattina presto, oppure mentre versano una lacrima sulla sfoglia fatta in casa.
Ne hanno da passare di guai, le donne romagnole, per reggere la baracca, col marito oppure no, con tutti i conti da far quadrare, e le bollette, e i bilanci delle aziende familiari, si dice arzdora che significa “reggitrice”, la donna romagnola è questo: una colonna che regge tutto.
Io le amo, e lo sono anch’io, lo è una parte importante di me.
Patrizia "Pralina" Diamante
Charles Bukowski
Dal polo nord..🎅🏼
Berlusconi al Quirinale? No, grazie – Firma la nostra petizione ai parlamentari della Repubblica
https://www.change.org/p/berlusconi-al-quirinale-no-grazie-174002e6-ef40-41cd-a968-8d385fb1ee52
Ai parlamentari della Repubblica,
il Presidente della Repubblica dev’essere il garante della Costituzione. Silvio Berlusconi è il garante della corruzione e della prostituzione, non solo sul piano giudiziario, mentre la Costituzione l’ha violata prima e dopo il suo ingresso in politica.
Ha prostituito ai suoi interessi privati non soltanto le sue escort, alcune minorenni, ma soprattutto i principi costituzionali che aveva giurato di difendere per ben tre volte da presidente del Consiglio: legalità, giustizia, eguaglianza, dignità delle donne, libertà di stampa, indipendenza della magistratura, libero mercato, equità fiscale, scuola e sanità pubbliche, disciplina e onore, antifascismo.
E’ stato eletto sei volte nel Parlamento italiano e una in quello europeo benché ineleggibile per la legge 361/1957 sui concessionari pubblici. E’ stato condannato in via definitiva per avere frodato il fisco, derubando lo Stato che ora vorrebbe presiedere, occultando immense fortune nei paradisi fiscali.
E, da pregiudicato, pretende di guidare il Csm che decide sulle carriere dei magistrati. Ha abusato dei pubblici poteri per piegare il Parlamento ad approvargli 60 leggi ad personam, alcune bocciate dalla Consulta perché incostituzionali.
Era affiliato alla loggia occulta P2. Ha corrotto parlamentari per ribaltare le sconfitte elettorali. Ha elevato a sistema il conflitto d’interessi, legittimando anche quelli degli altri. Ha sdoganato i peggiori disvalori, facendo pubblico vanto di condotte prima relegate alla clandestinità. Ha trasformato Camera, Senato ed enti locali in stipendifici per i suoi avvocati, coimputati, lobbisti, camerieri, badanti, Papi girl, igieniste dentali. Ha screditato il Parlamento con la mozione “Ruby nipote di Mubarak”.
Ha coperto di vergogna gli italiani con sceneggiate e pagliacciate in giro per il mondo e ha trascinato l’Italia in due guerre criminali contro l’Afghanistan e l’Iraq.
Ha epurato giornalisti e artisti a lui sgraditi, trasformando la Rai in servizietto privato per Mediaset e Forza Italia. Ha usato i suoi manganelli catodici e cartacei per calunniare i migliori magistrati e giornalisti, oltre agli oppositori che ostacolavano i suoi disegni eversivi. Ha più volte elogiato Benito Mussolini. Ha giustificato l’evasione fiscale e varato condoni tributari, edilizi e ambientali. Il suo gruppo, con soldi suoi, ha corrotto politici, giudici, ufficiali della Guardia di Finanza, testimoni.
Il suo braccio destro Cesare Previti è stato condannato definitivamente per due corruzioni giudiziarie. Idem il suo braccio sinistro Marcello Dell’Utri per concorso esterno in mafia. I suoi referenti in Campania e in Calabria, Nicola Cosentino e Amedeo Matacena, sono stati condannati l’uno in appello per concorso in camorra e l’altro in Cassazione per complicità con la ‘ndrangheta. E manca lo spazio per fare la conta dei danni inferti dai suoi tre malgoverni all’economia, alla scuola, alla sanità, all’ambiente, alla cultura, ai diritti civili.
Per queste ragioni chiediamo a tutti i parlamentari di non votarlo alla Presidenza della Repubblica. Anzi, di non parlarne proprio. E, se possibile, di non pensarci neppure.
Firmato
Peter Gomez, Antonio Padellaro e Marco Travaglio
Diversi scienziati affermano che, secondo alcuni studi pubblicati di recente, i bambini affetti da autismo hanno maggiori possibilità di soc