Parliamo ai giovani come non dovremmo.
Questa mattina, come accade 5 volte a settimana, stavo andando in ufficio. Da casa mia all’ufficio sono circa 20km e devo fare anche due tornanti, non lavoro in montagna ma devo recarmi in una valle al di là di una collina che separa il paese dove vivo dalla piccola cittadina dove lavoro.
Ci metto circa 30 minuti, un lasso di tempo abbastanza lungo per pensare. A volte parlo da solo (ma capita a molti ho sentito).
Questa mattina a pochi kilometri di distanza dalla mia meta, in una rotonda, ho notato una cosa normalissima ed attualissima che mi ha colpito: ho visto una vettura, un piccolo SUV bianco ferma a lato strada dalla parte opposta della rotonda. Pochi istanti dopo non posso fare a meno di notare che in piedi a qualche metro dalla macchina stessa c’era una ragazza, solleva all’altezza della sua testa lo smartphone. Guardo l’orizzonte rispetto a quello che stava fotografando e mi sorprende un cielo davvero bello, normalmente bello e colorato, quello tipico della mattina abbastanza presto.
Penso che siamo fortunati. Possiamo fissare grazie alla tecnologia ogni ricordo, qualsiasi frame impressioni la nostra retina e regalarlo alla rete affinché resti in eterno (o quasi).
Eppure qualche giorno fa con un mio amico professore stavamo parlando, via social media, di come la tecnologia ci sta isolando, sempre piĂą spesso. Di come i ragazzini tendono a comunicare grazie alla tecnologia snobbando quasi impauriti il contatto umano, la relazione personale in senso classico. E per quanto io ami la tecnologia non posso dire che questo non sia vero.
Ho voluto precisare al mio amico che la tecnologia ci può aiutare se viene usata nel modo giusto e ci credo davvero. Non è una frase fatta. Dobbiamo imparare ad usare la tecnologia nel modo corretto. Dobbiamo. Noi più “adulti” e ovviamente soprattutto i giovani.
Tutto questa introduzione dove porta caro Alessio? Lo so ve lo state chiedendo.
Ho visto l’ultimo Starwars, l’episodio 8, al cinema. Mi sono imposto di vedere Stranger Things. L’altro giorno non facevano nulla in tv e ho dato una rapida occhiata al palinsesto… beh, sopresona: fanno “Indietro tutta”, pardon: RIfanno.
Per gradi. Analizzo e restituisco il ragionamento.
Starwars. Ci sono tutti i tratti disneyani. Tutti. Non faccio spoilers ma la fine è il simbolo e l’emblema del credo Disney. Nulla di nuovo, nulla di inaspettato rispetto alla mia malfidenza e mi dispiace. Star Wars per me era tutt’altro. Era anche sarcasticamente perfido a tratti. Una specie di Dallas della fantascienza. Ora si sta trasformando in un semolino tiepido per i bimbi di oggi. Scusatemi ma questo è il mio pensiero. Il messaggio che sembra darmi (o darci) è: “Vecchiume fatti da parte e lascia spazio ai… Millenials!” Lo fa però in maniera pavida e paurosa, con voce tremolante. Non dà una spinta forte a nessun pischello. Quando vidi la corsa di Anakin con quei trabiccoli di cui non ricordo mai il nome volevo essere lui, volevo essere come lui. Se vince lui dobbiamo farcela anche noi. Tutti. E ora? Bah… mah… chissà …
Stranger Things: Bello, mi è piaciuto. Si non scherzo. Beh, mi piacevano i Goonies per cui questo che è la versione attuale non poteva non piacermi. Polemica? si, c’è: ma qualcosa di nuovo possiamo aspettarcelo? anzi qualcosa di nuovo, veramente nuovo, arriverà mai?
Avanti tutta. Non voglio sprecare parole. Dai su, quanti anni sono passati. Ma non è ora di finirla?
Come e cosa comunichiamo ai giovani? Non dobbiamo passare loro messaggi subliminali per fargli fare il nostro percorso. Dobbiamo dire loro come e cosa siamo stati e poi consegnargli una mazza da baseball e dire: “distruggete e ricostruite come vi pare. Sbagliate. Cadete. Fate qualcosa di nuovo. Usate quello che c’è al meglio per riuscirci.”
Io vorrei che qualcuno sognasse di vincere la corsa degli sgusci e al momento i messaggi sono troppo timidi, non sono motivanti e motivazionali. Vorrei lo fossero di piĂą. Vorrei che ci fosse piĂą coraggio nel delegare da parte degli adulti ed altrettanto coraggio nei giovani nel provarci sempre.
Siamo bellissimi. Sono bellissimi. Sono (loro) e siamo (noi) l’uno il futuro e il presente dell’altro. Che ne dite?