Per me lui non è mai stato la felicità. Non è mai stato la macchina che veniva a prendermi a scuola, il mazzo di rose rosse al nostro anniversario, la mano che mi salutava fuori all'università quando finivo le lezioni. Era più che altro la lacrima sul cuscino che compariva ogni volta che se ne andava, la telefonata che sembrava non arrivare mai, i conti alla rovescia infiniti. Se mi chiedessero di associarlo a qualcosa credo che sceglierei i sorrisi forzati, i vaffanculo non detti e il traffico sotto la pioggia per andarlo a prendere alla stazione. Ma non saprebbero mai che, se potessi, non sceglierei nient'altro, perché tutta la felicità di questo mondo o le uscite il sabato sera, non eguaglierebbero mai l’emozione di una lettera inattesa, del cuore in gola che viene quando annunciano il binario del suo treno. Non lo capirebbero. Per cui, ogni volta che mi chiedono “Come fai a sopportare tutto questo?” rispondo “Io? Lo amo. Questo mi basta”. Ed è così bello sorridere guardando quelle facce stupite e penso che forse loro sanno cosa sia la felicità, ma non hanno la più pallida idea di cosa sia l’amore.



















