Thorin’s One Shot. ||This is the first fan fiction i post here and i thought it was right to post this one, the only one i wrote in my first language: Italian. Probably, i will write the English version soon. So.. italian readers, i hope you will enjoy it.|| Un lungo e pesante sospiro fuoriuscí dalle mie labbra mentre il mio corpo, sfinito, si accasciava sulle morbide pelli poste a ricoprire il mio letto. Dopo due lunghi mesi, finalmente, avevo fatto ritorno a casa, ad Erebor. Era stata una delle mie solite missioni da nana guerriera ad avermi portata lontana dal mio regno, in terre che non avevo ancora esplorato prima d'allora e che ora invece conoscevo fin troppo bene, forse anche più della mia stessa casa. Da non poco più di un anno ero divenuta regina, sposa del re di Erebor, moglie di Thorin. Ricordo ancora come se fosse ieri, la sera in cui Thorin chiese la mia mano, la stessa sera in cui si festeggiava la vittoria sopraggiunta alla fine della grande battaglia delle cinque armate. Azog era stato sconfitto ed il Male era stato allontanato. Erebor era di nuovo nelle mani dei nani che l'avevano reclamata così a lungo e che da quel momento in poi, l'avrebbero curata e protetta, riportandola al suo antico splendore. Le Nozze hanno avuto luogo un mese dopo, perché a detta di Thorin “nel giorno più importante della nostra vita, non posso permettere che la regina debba avere tale distruzione riflessa nei suoi occhi.” e così ordinò subito che le mura e le sale distrutte fossero ricostruite. Il giorno del nostro matrimonio tutto andò perfettettamente come neanche una nana positiva e speranzosa la quale ero, avrebbe potuto immaginare. Io e Thorin eravamo finalmente uniti: moglie e marito, una regina e il suo re. Nei mesi successivi, Erebor è cresciuta, giorno dopo giorno. La rinascita era lenta, ma profonda. Anche l'unione tra me e Thorin cresceva sempre più.. nonostante iniziavano a presentarsi i primi problemi, le prime discussioni in cui ci ritrovavamo a scontrarci. Negli ultimi periodi però, erano divenute sempre più frequenti. Ad ogni mio ritorno dopo una missione, Thorin mi ricordava quanto odiasse la mia lontananza, quanto, pur rimuginandoci sopra, non riuscisse a capire perché continuassi ancora ad andare in missione. Non era ciò che avrei dovuto fare; ormai ero una regina e una regina doveva restare a palazzo, accanto al suo re e soprattutto stare il più lontana possibile dal pericolo. Tutto il contrario di quel che, invece, facevo io. Lentamente, tornai in posizione eretta, sedendomi ad un angolo del letto. Nonostante non avessi voglia di altro se non di coricarmi di nuovo e lasciare che le palpebre, pesanti, si chiudessero per riposare anche solo qualche minuto, non volevo rischiare di addormentarmi con ancora tutta l'armatura e le armi addosso e soprattutto sudata e sporca com'ero. Avevo assolutamente bisogno di un bagno! Rimossi l'armatura e i vestiti il più velocemente possibile e sgattaiolai nel bagno accanto alla camera da letto, entrando nella vasca che, con mio stupore, era già piena fino all'orlo d'acqua calda. Una mezz'oretta dopo ero già a letto, con le coperte tirate fino al collo, pulita, profumata e rilassata. Dopo mesi di nottate trascorse in bianco, ad aspettare con ansia che salisse la mattina, finalmente potevo dormire su un vero letto e recuperare tutto il sonno perso. Prima di chiudere gli occhi però, avrei voluto salutare Thorin e dargli almeno la buonanotte. Da quanto ero tornata, nel tardo pomeriggio, non l'avevo visto. Stanca com'ero, la mia prima e unica direzione, varcata la porta di Erebor, era stata la mia camera, limitandomi a salutare con un cenno della testa coloro che incontravo durante il tragitto per raggiungerla. Pensai che probabilmente, quella era una delle giornate in cui era richiesta la presenza del Re in qualche riunione o concilio, e sapevo molto bene come questi impegni, a volte, impiegassero anche tutta la giornata. Proprio quando mi ero rassegnata al fatto che purtroppo avrei potuto rivedere mio marito soltanto all'indomani mattina, sentii dei rumori provenire dalla porta, che poco dopo si aprì per poi richiudersi proprio alle spalle di colui che più di tutti desideravo vedere. Alzai istintivamente il busto, mentre la figura di Thorin si faceva più vicina e più chiara, illuminata dalla luce della flebile candela che avevo lasciato accesa sul piccolo mobile accanto al letto. -Amrâlimê.- sussurrò Thorin, raggiungendo il letto ed inarcandosi in mia direzione per arrivare a posare le sue labbra sulle mie. -Credevo non sarei riuscita a salutarti oggi..- mormorai, a voce bassa, posando delicatamente una mano sulla sua guancia. Thorin catturò di nuovo le mie labbra in un dolce bacio. -Sono scappato via da un'importantissima riunione in cui si discuteva per decidere come addobbare le sale per il prossimo autunno..- mi baciò di nuovo per poi sospirare, -sai come reputo questo tipo di faccende.- Mi lasciai scappare una piccola risata, annuendo leggermente col capo. -Futili stupidaggini.- mormorai, sorridendo ampiamente. -Esatto.- sussurrò lui, baciandomi ancora una volta per poi allontanarsi ed iniziare a svestirsi. Rimasi ad osservarlo in silenzio, con il capo poggiato alla testiera in legno del letto e un piccolo sorrisetto stampato sul viso. Mi era mancato così tanto.. volevo stringerlo di nuovo, lasciarmi coccolare dalle sue braccia possenti e muscolose, posare il viso sul suo petto e addormentarmi col suo calore e il suo odore ad inebriarmi i sensi. Pochi minuti e mi raggiunse nel letto, sdraiandomisi accanto, ricoprendo entrambi con le calde bianche lenzuola. -Amrâlimê..- sussurrò sospirando, circondandomi i fianchi con entrambe le braccia e avvicinando maggiormente il viso al mio, fino a farmi percepire il suo respiro sulla pelle. - Amrâlimê, mi sei mancata così tanto .- continuò, facendo sfiorare le punte dei nostri nasi. -Anche a me, Thorin, non sai quanto..- sussurrai, stringendomi maggiormente a lui -ti ho pensato ogni giorno, ogni ora, ogni momento del mio viaggio.. e ad ogni momento, mi mancavi sempre più.- sussurrai ancora, portando una mano sul suo collo e poi tra i suoi capelli, massaggiandogli delicatamente il cuoio capelluto. Thorin mi baciò d'istinto, divorando letteralmente le mie labbra. -Perché allora vai sempre via?- mi chiese, sussurrando, staccandosi dalle mie labbra perché a corto di fiato. Lo guardai perplessa, sussurrandogli poi -cosa intendi?- -La lontananza l'uno dall'altra ci fa male.. perciò, perché soffrire, quando potremmo evitare?- mi chiese, guardandomi dritto negli occhi, posando delicatamente la mano sulla mia guancia. Sospirai profondamente. -Di nuovo.. Thorin, ne abbiamo già parlato tante, troppe volte.- -Ed io ancora non riesco a capire.- -Non posso rinnegare la mia natura.- -Ogni volta rischi di morire in missione, lontana dalla tua casa, lontana da me.- mormorò serio, infilando la mano tra i miei capelli, stringendone alcune ciocche nel palmo e tirandole non tanto però da farmi male. -Non ho paura di morire.. e- -Potresti morire sola.- continuò a mormorare, interrompendomi -senza che io possa aiutarti, senza che io possa curarti o almeno stringerti per l'ultima volta.- tornò a posare il palmo sul mio viso, tirandomi maggiormente a lui. -Perché amrâlimê. Perché.- Rimasi in silenzio, con lo sguardo fisso nel suo. Ciò che aveva detto mi aveva fatto salire un nodo alla gola.. di lì a poco sarei scoppiata a piangere, ne ero sicura. -Amrâlimê.- sussurrò, afferrandomi il viso tra i palmi delle mani, sentendomi tirar su col naso. -Thorin.. per favore.- lo pregai con una flebile voce, rotta dalle lacrime che stavano gonfiando i miei occhi. -Amrâlimê, non avrei nessuna ragione ed intenzione di dire queste cose..- -E allora perché lo fai?- gli chiesi con voce tremolante. -Perché voglio farti ragionare.- sussurrò, posando la fronte contro la mia. -Io non voglio perderti.- Una prima lacrima scese, rigandomi per un breve tratto la guancia, per poi cadere sulla mano di Thorin, aperta a sorreggere il mio viso. -Amrâlimê, non piangere..- sussurrò rattristandosi, posando le labbra sulla mia fronte. -non volevo provocare ciò..- -No Thorin..- piagnucolai, strizzando gli occhi e lasciando quindi scendere le lacrime -hai ragione.. devo smettere di allontanarmi da casa, da te.- tirai su col naso, strizzando ancora una volta gli occhi -basta missioni, te lo prometto.. hanno recato già abbastanza dolore..- Thorin alzò il busto istintivamente, e di conseguenza anche il mio. Mi strinse a sé con forza, reggendomi la schiena con entrambe le braccia e lasciando che posassi il viso sulla sua spalla. In quel momento mi lasciai andare, piangendo a dirotto, singhiozzando e piagnucolando. Thorin cercava di calmarmi, lasciando però che mi sfogassi, accarezzandomi dolcemente la schiena e posando di tanto in tanto qualche bacio sulla mia spalla. -Thorin..- lo chiamai tra un singhiozzo e l'altro -devo.. devo dirti una cosa.- riuscii a mormorare, per poi riprendere a piagnucolare. -Calmati prima, Amrâlimê..- sussurrò nel mio orecchio, stringendomi maggiormente. -No..- singhiozzai di nuovo -devo dirtelo ora.. è già da troppo tempo che me lo tengo dentro.- Mi staccai appena, in modo da poterlo guardare negli occhi. Inspirai ed espirai profondamente un paio di volte prima di riprendere a parlare. -Ricordi.. ricordi quando tornai dalla precedente missione, con quella ferita all'addome inflittami da un orco..- -Si, lo ricordo molto bene.- mormorò, con tono preoccupato, come se con la mente fosse tornato indietro, in quella stessa sera in cui ero tornata dalla missione, quando in un momento di intimità, inconsapevole della ferita, Thorin andò a sfiorarmi il ventre con una mano, provocandomi un forte dolore. -Ti dissi che era stato appunto un orco a farmela, mentre stavo combattendo e che, essendo vicina al Reame Boscoso, gli elfi mi hanno trovata e curata..- -Si, ricordo.. ma cosa c'entra? Non capisco..- mormorò, guardandomi leggermente perplesso. -Ecco.. io.. non ti ho detto tutta la verità..- riuscii a sussurrare prima che il nodo mi stringesse di nuovo la gola. Altre lacrime rigarono entrambe le mie guance. Thorin le asciugò immediatamente con i suoi pollici. Il suo sguardo visibilmente preoccupato mi rendeva tutto ancor più difficile. -Amrâlimê, stai iniziando a preoccuparmi..- sussurrò, corrugando la fronte, accarezzandomi delicatamente una guancia con il palmo della mano. -Thorin.. quella ferita ha ucciso nostro figlio!- esclamai, scoppiando di nuovo in lacrime. Istintivamente portai entrambe le mani a coprirmi il viso, non vedendo quindi in che modo Thorin aveva reagito a quella notizia. Alcuni istanti dopo mi sentii stringere in un forte abbraccio. -Amrâlimê..- La sua voce era bassa e roca. -Perdonami per non avertelo confessato prima Thorin! Quel giorno avevo intenzione di dirti della gravidanza non appena fossi tornata a casa, ma quell'incidente ha cambiato tutto.. appena gli elfi me l'hanno riferito io.. io mi sono sentita crollare una montagna addosso.. non ce l'ho fatta a dirtelo, non ce l'ho fatta..- piagnucolai sul suo petto, stringendo le dita attorno al collo della sua vestaglia da notte. -Amrâlimê.- mi chiamò con tono deciso, afferrandomi il volto con entrambi i palmi delle mani -Amrâlimê!- mi chiamò di nuovo, obbligandomi a guardarlo negli occhi. Puntai il mio sguardo, offuscato dalle lacrime, nel suo, preoccupato e rattristato come mai avevo visto prima d'allora. -Amrâlimê, calmati.- sussurrò, con il tono più dolce possibile. -Calmati..- sussurrò di nuovo, accarezzandomi delicatamente le guance bagnate dalle lacrime. Annuii appena, inspirando ed espirando profondamente per qualche momento, cercando di tranquillizzarmi. Thorin rimase in silenzio; le sue mani ferme a reggermi il viso, con i pollici a sfiorare delicatamente le mie guance, e gli occhi, leggermente umidi ed illuminati dalla flebile luce della candela, fissi nei miei. -Amrâlimê, non devi scusarti di nulla.- sussurrò sospirando, rompendo il silenzio. -Avrei dovuto dirtelo prima, Thorin. Dovevi saperlo.. io- -Amrâlimê, è stato meglio così.- Lo guardai perplessa, arricciando appena la fronte. -Se me l'avessi detto prima, ti avrei obbligata a restare qui.. tu sicuramente avresti obbiettato e avremmo finito per litigare. Saresti scappata per andare in missione e io avrei messo sotto sopra l'intero regno per cercarti e riportarti da me, al sicuro.- mormorò, sicuro delle sue parole, con lo sguardo fisso nel mio -Non ti saresti fatta trovare facilmente, scappando chissà dove, entrando in chissà quale terra. Mahal solo sa cosa sarebbe potuto accaderti, Amrâlimê.- continuò, avvicinando maggiormente il viso al mio, aumentando la stretta delle sue mani su di esso. -Avremmo potuto perdere non solo una vita.- sussurrò infine sulle mie labbra, sfiorandole con le sue, catturandole poi in un dolce bacio, segnato però dalle forti emozioni e da qualche lacrima salata. Quest'ultime però non erano mie, non quella volta. I miei occhi erano ormai prosciugati. Quelle lacrime appartenevano ad altri occhi. Occhi che avevano resistito fino a quel momento, che avevano cercato di reprimerle e apparire forti e sicuri, come loro solito. Ma quella volta non ce l'avevano fatta. Quella volta avevano dovuto arrendersi alle emozioni, a quelle lacrime che non avevano intenzione di perdere, no, non quella volta. Avrebbero sbarricato gli argini e si sarebbero trasformate in cascate. Dopo tutto, quegli occhi azzurri non erano altro che un mare, acqua cristallina, calma e silenziosa, ma che, se provocata, sarebbe potuta divenire un mare in tempesta. Mossi leggermente indietro il capo, con l'intenzione di mettere fine al bacio e sussurrare qualche parola a mio marito, per tranquillizzarlo, come aveva fatto lui con me poco prima, ma Thorin, intuendolo, premette maggiormente le labbra sulle mie, portando una mano sul mio collo, mentre l'altra scivolò sulla mia schiena, spingendomi verso di lui. Aumentò la passione nel bacio, nonostante le sue lacrime continuassero a scendere e rompersi proprio nel punto in cui le nostre labbra si univano. Era come se cercasse di trasmettermi, attraverso quel bacio, ciò che a parole, in quel momento, non sarebbe riuscito a confessare. Ed io, baciandolo, avevo compreso. Quella notizia l'aveva sconvolto e rattristato profondamente. Non avrebbe potuto desiderare altro che una piccola creatura da proteggere ed accudire. Da far crescere in forza e salute. Un figlio che coronasse la nostra unione. Lui voleva una famiglia. Ma probabilmente, non era quello il momento giusto. Avrebbe dovuto aspettare ancora. Il piccolo non meritava di nascere in questo miserabile mondo; lui era speciale, meritava di meglio.