Perché non si parla più dell’articolo 13 che minacciava l’esistenza di internet nel 2019?
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È passato più di un anno dalla approvazione del famigerato articolo 13 (ora art. 17), il quale avrebbe dovuto distruggere internet come lo conosciamo, ma sembrerebbe tutto rimasto come prima.
Cos’è l’articolo 17?
Un aggiornamento del diritto d’autore sotto forma di direttiva europea.
Il cambiamento sostanziale consiste che le grandi piattaforme online definite aggregatori digitali (Esempio You Tube e Instagram) ora sono responsabili delle azioni pirata dei propri utenti.
Prima di questo aggiornamento molte aziende del settore avevano già progettato degli algoritmi in grado di individuare e demonetizzare, o addirittura bloccare, utenti che utilizzavano materiale protetti da copyright senza autorizzazione.
Tuttavia questi filtri vengono spesso ingannati, e controlli approfonditi venivano effettuati solo dopo la pubblicazione.
L’ex articolo 13 inizialmente imponeva che:
le piattaforme potevano concedere la pubblicazione di contenuti solo dopo che fossero sicuri che tutto il materiale contenuto in esso fosse copyright free.
I problemi del filtro
Consapevoli che ogni singola persona, che realizza qualcosa di unico, acquisisce il diritto d’autore automaticamente, grazie alla convenzione di Berna del 1886.
E essendo anche consapevoli, che ogni giorno vengono caricate online quantità esorbitanti di materiale dagli utenti, nel caso di You Tube più di 500 ore di materiale video al minuto.
Sorge immediatamente un problema, la tecnologia attuale non è in grado di filtrare e di certificare che I contenuti siano di fatto 100% copyright free.
Ammorbidimento dell articolo 13 che diventa l’articolo 17
La pressione causata dall’opinione pubblica ha di fatto ottenuto dei risultati.
L’articolo 17 ora non obbliga più le piattaforme ad eseguire il filtraggio preliminare. La direttiva ora richiede che questi servizi debbano fare tutto ciò che gli è tecnicamente possibile per prevenire caricamenti illegali, però non devono impedire i caricamenti legali.
Censura scorretta
Un algoritmo non è in grado ti determinare come un materiale protetto viene utilizzato, e sappiamo che ci sono delle eccezioni che permettono l’utilizzo di questi materiali protetti dal diritto d’autore.
Per citare un esempio si potrebbe avere il diritto di utilizzare materiale protetto in caso in cui il nuovo contenuto multimediale sia una recensione dell’opera originale.
Il condizionale utilizzato nel periodo precedente “potrebbe avere diritto di utilizzare” non è un caso perché la decisione non può essere presa dall’autore del opera originale, ne dalla piattaforma online , ma solo dal sistema giuridico.
Di conseguenza, una piattaforma con le tecnologie attuali non riuscirà mai a realizzare un filtro che riesca a riconoscere il diritto fair use, per tanto dovrebbero creare un algoritmo che blocca ogni singolo video che presenti anche in minima parte un opera protetta.
Queste eccezioni, durante le mie ricerche, ho scoperto essere numerose e complicate.
Non esistono dei parametri che ti permettono di essere tranquillo sulla legittimità nell’utilizzo di materiale protetto e ogni singolo caso viene giudicato separatamente.
Questo tema meriterebbe uno studio e post separato, ma la sua complessità serve per comprendere com’è arduo realizzare un filtro che rispetti questo diritto.
Sono infatti numerosi gli Creators che si lamentano di questo filtro che già prima dell’artico 17 era molto severo, imponendo un’auto-censura per evitare di imbattersi in questi problemi.
Soluzioni alternative
Anche se complicato nulla vieta una collaborazione tra produttori di contenuti e le varie piattaforme.
Un esempio di ottima collaborazione l’ho trovata tra You Tube e le case discografiche.
Non so se ci avete mai fatto caso, ma You Tube è pieno di cover di canzoni protette da copyright,
ciò è possibile solo grazie a accordi presi dal colosso, e di fatto si potrebbe considerare una vittoria per tutti.
I Creator sono liberi di condividere la propria versione della loro canzone preferita, con un guadagno di visibilità, gli studi discografici monetizzano da questi utenti, e la piattaforma evita problemi da entrambe le forze, continuandoci a guadagnare.
Naturalmente è difficile applicare questa filosofia in altri settori, tuttavia potrebbe diventare in futuro un compromesso adeguato.
Conclusioni
Nonostante l’ammorbidimento della direttiva molte figure ritengono che la battaglia non sia ancora finita, per citarne una, Julia Reda.
Essendo questo articolo parte di una direttiva europea, ogni singolo stato ha 24 mesi per trasformare questa direttiva in vere e proprie leggi. Ed essendo passati poco più di 15 mesi dalla approvazione, è ancora prematuro discutere delle effettive conseguenze di questa azione politica europea.
C’è inoltre da tener conto che ogni stato europeo interpreterà la direttiva diversamente, e la implementerà nel loro già presente definizione di diritto d’autore.
Prima di concludere ci tengo anche a precisare che il diritto d’autore e il copyright non sono la stessa cosa, tuttavia durante la stesura dell’articolo ho alternato I due vocaboli proprio per la varietà degli stati coinvolti.
La conseguenza sarà che assisteremo a numerosi scenari futuri, uno per ogni singolo stato europeo.
Alberto La Cerignola











