Amo viaggiare.
La maggior parte delle persone potrebbe dare un nobile significato a questa mia passione, ma non credo di meritarlo.
Amo viaggiare perché significa scappare: dai problemi, dalle negazioni, dalle aspettative, dai ricordi. Dalle persone, il più delle volte.
Non so restare.
Mi nascondo tra un biglietto aereo e mille improbabili progetti.
Amo le sale d'attesa degli aeroporti, hanno quell'odore di adrenalina e di libertà che ben poche cose sono in grado di darmi, forse solo l'istante prima del decollo, quello in cui sei sospeso tra il vecchio e il nuovo, tra l'attesa e la paura dell'ignoto, tra l'impazienza di scappare e l'ansia di cosa e, soprattutto, chi lasciare.
La mia macchina fotografica ne ha viste tante.
Un'altra passione che per molti è un lavoro, mentre io non so neanche come si tenga in mano un aggeggio di quel tipo. Sarei una bugiarda a dire che ci capisco qualcosa; ma scatto foto, continuamente.
Ho il terrore di dimenticare. Perché ho paura di essere dimenticata.
Penso sia questa la mia fobia più grande, un blackout. Viaggio per scappare dalla paura di essere dimenticata e fotografo per non commettere a mia volta la stessa imprudenza.
Contorto, no?
A volte però, scatto qualche foto per ricordare a me stessa che ho superato un altro ostacolo. Le mie fughe non devono mai essere prive di ostacoli superati. E per me, che fatico anche solo a dire “vorrei un'aranciata” all'hostess di volo, di ostacoli ne è pieno il mondo.
Se l'aranciata non ci fosse, impiegherei un'altra mezz'ora a decidere cosa prendere: una tragedia.
Le persone mi spaventano.
Con tutte quelle aspettative, quella buffa pretesa di conoscerti quando forse non sanno neanche di quella volta che a scuola ti hanno bocciata perché di matematica non hai mai capito nulla, ma di fallire proprio non ne volevi sapere. Che poi, cosa vuol dire conoscere una persona? Sapere quand'è il suo compleanno e salutarla se la incroci per strada?
Io ho deciso che una persona la conosco se so qual è il suo colore preferito.
E il mio non lo so neppure io.
Voglio partire.
È giunto di nuovo il momento. I ricordi son troppi e le pretese anche.
Ci sono tanti posti che meritano di essere ricordati e io, per disgrazia o per fortuna, mi ricordo sempre di non dimenticare.