Parlando di crollo dell’impero romano e di macerie linguistiche, è impossibile non pensare al personaggio più erudito, dotto, strambo e geniale che indagò la lingua nell’Alto Medioevo: Isidoro di Siviglia. Anzi, è proprio in virtù della sua originalità senza pari che san Isidoro di Siviglia (560?-636), dottore della Chiesa, merita una menzione qui. Menzione che sarà sempre troppo breve rispetto all’immensità di libri e nozioni che Isidoro ha sottratto ai tempi convulsi del Medioevo per consegnarli a noi.
Forse potrò rendere giustizia al suo smisurato coraggio e all’altrettanto smisurata sua fantasia solo con un caldissimo invito a leggere le Etimologie o origini, un compendio di tutto lo scibile umano noto alcl’epoca, dalla medicina alla lingua, dagli animali alla geografia, dalle arti al diritto. Di fatto le Etimologie di Isidoro furono la prima “enciclopedia” della storia e una delle più forti resistenze della cultura greco-romana al suo crollo definitivo. La sua opera fu letta, tramandata e insegnata per tutto il Medioevo, proprio mentre cambiavano le lingue, i popoli, le religioni, le leggi, gli Stati; mentre il latino diventava sempre più sfocato e del greco si perdeva memoria in Europa occidentale.
Nel libro IX, nel primo capitolo dedicato alle lingue dei popoli, è con straordinaria lungimiranza che Isidoro scrive: “Se si chiede in quale lingua parleranno in futuro gli esseri umani, non è possibile trovare risposta. Infatti l’apostolo dice: “Anche le lingue verranno meno”. Per questo abbiamo trattato prima le lingue, e solo in un secondo momento i popoli: perché i popoli sono nati dalle lingue e non le lingue dai popoli”. A pieno titolo Dante Alighieri definisce ardente lo spirito di Isidoro di Siviglia al v.131 del decimo canto del Paradiso: lo spagnolo non si risparmiò in alcun modo nel suo sforzo titanico di descrivere la realtà solo attraverso l’origine delle parole che la raccontano.
Uno sforzo che non fu inutile, se si pensa che per tutto l’Alto Medioevo, mentre le biblioteche bruciavano e i testi antichi andavano perduti, gran parte dell’antichità fu appresa dalle sue Etimologie da popoli, per secoli uniti dalla stessa lingua e ora divisi, che si trovavano smarriti al bivio della frattura tra passato e presente. Difficile negare che molte delle sue etimologie sono bizzarre, fantasiose, alcune proprio inventate di sana pianta (e per questo gustosissime da leggere oggi). Gustose da leggere, ma da non giudicare negativamente: ora disponiamo di ogni scienza e conoscenza, ma quando Isidoro di Siviglia raccolse tutto ciò che poteva, un impero non solo politico, ma soprattutto culturale, stava crollando per sempre sotto i suoi piedi. E quindi, gloria alla sua forza e anche alla sua fantasia.
Quanto ai generi delle parole, Isidoro afferma nel settimo capitolo del libro I, dedicato alla grammatica, che sono il maschile e il femminile. Menziona, per dovere di completezza che contraddistingue tutta la sua opera, anche generi “speciali”, prodotti dalla razionalità umana: il neutro (da ne-uter; né l’uno né l’altro), il comune, che partecipa di due generi, come canis che sta per “il cane” e “la cagna”, e un certo, stranissimo genere epiceno, che esprime entrambi i sessi. Per quest’ultimo, Isidoro si spende in una spiegazione forse fin troppo accurata: fa infatti l’esempio del pesce, che è solo maschile perché “il sesso di tale animale è difficilmente definibile poiché non di distingue né per il portamento né per l’aspetto, ma soltanto toccando l’animale stesso con mani esperte”. Infine, un’ultima nota: nel 2002 papa Giovanni Paolo II ha designato san Isidoro di Siviglia patrono di Internet e di chi vi opera: le sue Etimologie, che raccolgono tutto lo scibile umano, sarebbero antesignane del web e l’indice ordinato dei loro argomenti sarebbe il primo database della storia.
A.Marcolongo -La lingua Geniale.