Da fan accanita di Christopher Nolan, ormai “Inception” l’ho imparato a memoria, non potevo perdermi il suo nuovo capolavoro. Ho visto Dunkirk per ben due volte in lingua originale quando è uscito in UK a Luglio, ma ho aspettato che venisse rilasciato anche in Italia per esprimere la mia opinione. Ovviamente ieri sera sono andata al cinema a guardarlo di nuovo perché è un film MAGNIFICO! “Dunkirk” tratta dell’evacuazione delle truppe britanniche avvenuta durante la Seconda Guerra Mondiale proprio sulla spiaggia della città portuale di Dunkerque, nel nord della Francia. I soldati del BEF (British Expeditionary Force ) rimasti intrappolati in quella striscia di terra dall’avanzata delle forze nemiche, sono in attesa di un miracolo. Nel frattempo sulle scogliere di Dover, l’Ammiraglio Ramsay progetta uno dei più grandi salvataggi delle storia : l’Operazione Dynamo. Il film ci catapulta subito nel mezzo dell’evacuazione e semplicemente qualche riga di spiegazione, mostrata tra le scene iniziali, mette in chiaro la situazione. Il tutto si svolge da tre diverse angolazioni : terra, mare e aria. Lo spettatore segue le vicende dei soldati che, sulla spiaggia, cercano di imbarcarsi sui cacciatorpediniere messi a disposizione dalla Marina britannica e che fanno la spola attraverso la Manica; il viaggio del Moonstone, una piccola barca che parte dall’Inghilterra per prestare soccorso a Dunkerque e il lavoro degli Spitfire della RAF contro l’aereonautica tedesca. Qui si nota l’abilità del regista nel riuscire a coniugare i tre aspetti dell’evacuazione, passando da un’angolazione all’altra senza disorientare lo spettatore e aumentando la suspense. Fin da subito si capisce che il film è povero di dialoghi e tutto è concentrato sulla tensione alimentata con accurata maestria da Hans Zimmer, attraverso la sua fenomenale colonna sonora. Non ci sono troppe scene in mare o poche a terra, tutto è sapientemente misurato ed è proprio il senso di coralità che permette di capire il vero motivo dietro la riuscita del salvataggio : l’unione per uno scopo comune, lo sforzo reciproco e il patriottismo. Sono questi elementi che spingono le imbarcazioni civili, di dimensioni nettamente inferiori a quelle dei cacciatorpediniere ma capaci di muoversi con maggiore agilità nei bassi fondali della spiaggia di Dunkerque, a non tirarsi indietro e ad offrire il proprio servizio, navigando in acque non sicure pur di riuscire a riportare a casa il maggior numero di uomini. L’entrata in scena dei “marinai della domenica” come spesso vengono definiti nel film i proprietari dei piccoli battelli, è il momento di maggior sollievo dopo il profondo stato d’ansia causato dai bombardamenti. La ciliegina sulla torta è il cast! Al fianco di attori dal calibro decisamente considerevole e capaci di interpretazioni magistrali, come per esempio Kenneth Branagh (Bolton, il comandante della Marina) o Tom Hardy (Farrier, un pilota inglese) per non parlare poi dell’unico e solo Cillian Murphy o del premio Oscar Mark Rylance (Mr. Dawson, il proprietario del Moonstone), ci sono attori di popolarità inferiore, ma ugualmente talentuosi. Tanto per citarne alcuni, Fionn Whitehead (il soldato Tommy), Jack Lowden (il pilota Collins), Aneurin Barnard (il silenzioso soldato Gibson), Tom Glynn - Carney (Peter, il figlio del signor Dawson) e Barry Keoghan (il povero e sfortunato George, amico di Peter). Ho lasciato però il meglio alla fine … ahah! Insieme a persone che hanno scelto di far diventare la recitazione la loro vita, c’è anche lui. Di chi sto parlando? Del mio adorato Harry Styles al suo esordio come attore! La prima volta che ho visto il film, la mia intenzione era quella di guardarlo in modo tranquillo e “normale”, cercando di non pensare al ragazzo dagli occhi verdi cresciuto ad Holmes Chapel. Naturalmente i miei tentativi di restare impassibile si sono dimostrati penosamente inutili. Ho cercato di mantenere la concentrazione e di reprimere il più possibile la fangirl in agitazione dentro di me, ma la reazione che ho avuto quando ad Harry è stata regalata la sua prima inquadratura, è una cosa sulla quale preferisco sorvolare. Styles interpreta il soldato inglese Alex, un ragazzo spaventato da ciò che sta vivendo, ma che comunque vuole essere visto come il duro della situazione, pronto a tutto per salvarsi. Ho apprezzato molto il lavoro di Harry sul suo personaggio, l’ho trovato sorprendentemente naturale e privo di qualunque forzatura. Devo ammettere che mi ha fatto strano non vedere la croce tatuata sulla mano o qualche accenno dell’ancora sul polso, ma Harry è riuscito egregiamente a riporre nell’armadio gli skinny jeans neri, gli stivaletti di Saint Laurent, gli anelli e le camicie stravaganti per indossare la divisa del soldato. So di essere almeno un po’di parte, ma spero con tutto il cuore che chi l’ha snobbato fino all’altro ieri per il semplice fatto di essere un membro dei One Direction, si conceda del tempo per vedere la sua interpretazione e ricredersi. Sono davvero orgogliosa di lui e della sua scelta di prendere parte ad una produzione del genere. Poteva tranquillamente buttarsi sulle classiche commedie americane nei panni del belloccio della scuola che magicamente si innamora della sfigata di turno, ma NON L’HA FATTO! Lui ha scelto un film intenso, qualcosa di impegnativo e che l’avrebbe messo davvero alla prova. A prescindere da Harry, questo film merita tanto e Nolan ha dimostrato nuovamente di essere un regista geniale con una vincente cura per i dettagli! Ci vediamo tutti alla cerimonia degli Oscar!