Se il BUONGIORNO si vede dal mattino....
Giocavo a Subbuteo e fuori la nebbia calava sulla realtĂ .
Realtà cruda sia che parlassi di un abbraccio con un vecchio amico ritrovato e sia che parlassi di una passeggiata per il cimitero comunale alla ricerca di un abbraccio che purtroppo non c’è più.
Giocavo a Subbuteo (dicevamo) e ogni tanto e tra un sorriso e un bicchiere di nocino mi giravo alla ricerca di qualcosa, li fuori, in mezzo alla nebbia.
Un pensiero mi assillava ma non capivo ancora cosa fosse.
Avanti
Indietro
Avanti
Goaaaaaaalll
Tutte espressioni che stavano colorando la mia realtà . Sorridevo perché dovevo sorridere ma in realtà ero molto nervoso per quella sensazione che mi stava assillando e che non riuscivo a comprenderne la forma e/o la ragione stessa che la muoveva contro di me.
All’improvviso, un po’ bruscamente mi alzo e interrompendo il gioco, mi incammino verso il bagno.
Chiudo la porta a chiave, mi giro verso lo specchio e all’improvviso noto una persona diversa.
Una persona che la pressione “di casa”, quella stessa casa che lui aveva riconosciuto fino a quel momento come tale, era troppo violenta.
Persone, sguardi, discorsi
No no non fa per me.
Esco dal bagno, afferro il cappotto, abbasso lo sguardo e mi dirigo velocemente verso la porta.
Finalmente mi chiudo dietro di me qualcosa. Finalmente ho saputo dare un taglio con il passato.
Esco fuori e l’umidità tipica della mia città mi entra con il freddo dentro alle ossa.
Penso a lei.
A lei chi? ( mi chiedo nel momento stesso).
Accendo l’ipod e risuona un disco in portoghese.
Eccola. E’ lei. Dolce, c’è sempre anche quando sembra che anzi tutto vada per il (non) verso giusto.
Cammino rapido verso non so esattamente dove.
Vivo quel momento come intensamente mio.
Giro l’angolo e vedo una creatura bellissima. Occhi profondi, sguardo timido, capelli castani e un corpo da lasciarmi senza respiro.
E’ li quello che ho lasciato.
E’ li quello che ho lasciato attorno al tavolo del subbuteo.
E’ li quello che ho lasciato attorno al tavolo del subbuteo che mi ha inseguito per riprendermi.
NO BASTA.
Alzo il bavero del cappotto e dalla tasca interna tiro fuori un coltello svizzero.
Lo apro e osservo sempre senza alcuna parola di come la MIA CREATURA sgranasse le sue pupille.
Avvicino il coltello alla sua gola, faccio per incidere come quando da piccolo intagliavo i rami di montagna…. Cambio direzione e me lo infilo nel collo.
Il gesto è rapido e in un attimo mi ritrovo con la soluzione più rapida ma non quella più giusta.
Cado sui suoi piedi e lacrimando le chiedo perdono per essermi fidato di me stesso.
La nebbia cala fitta sulla cittĂ e le lacrime di quei momenti sono il ricordo piĂą intenso e vivo di quella notte in cui mi sono addormentato al freddo vicino ai miei ricordi piĂą duri.
StupiditĂ , non credo.
Vivacità ,  può essere.
Un cuore troppo piccolo per poter contenere cosi tante emozioni. Sicuramente Si.














