Fate un esercizio con la memoria. Siamo tra gli anni ’80 e ’90. Provate a ricordare quali file vi sia capitato di salvare in un floppy disk. Di fronte a voi si aprono schermate che sembrano proiettarvi direttamente nel futuro. Tornate nel 2015. È il futuro. Pensate a quanti megabyte di foto, documenti importanti, email, lettere d’amore, video dei vostri figli avete salvato sugli hard disk dei pc che avete di fronte. Quei dischetti floppy, probabilmente, si trovano ora in una scatola impolverata sulla libreria, o in garage a fare compagnia a macchine andate in pensione per obsolescenza. Credete che ciò che avete di fronte possa durare per sempre? Oppure c’è la possibilità che tanti pezzi del vostro passato finiscano risucchiati da un buco nero? Il rischio c’è, a sentire Vint Cerf, vicepresidente di Google (qui l’articolo del Guardian http://www.theguardian.com/technology/2015/feb/13/google-boss-warns-forgotten-century-email-photos-vint-cerf). Cerf fa un ragionamento molto semplice e, allo stesso tempo, allarmante. «Rischiamo di perdere gran parte della nostra storia». L’avvertimento ha fatto il giro del mondo, spinge a riflettere sulla questione e chiama in causa la grande quantità di materiale digitale che produciamo ogni giorno, senza pensare che in futuro questo possa diventare illeggibile o inutilizzabile a causa dello sviluppo della tecnologia. Ciò è già avvenuto, per esempio, con la scomparsa dei floppy disk. Ma le dimensioni di ciò che produciamo attualmente e immettiamo sul web sono di gran lunga superiori. Ecco quello che ha detto Cerf. «Quando si pensa alla quantità di documenti che produciamo nella nostra quotidianità e che viene catturata in forma digitale, come le nostre interazioni per email, i tweet della gente, e tutto ciò che finisce sul web, è chiaro che stiamo rischiando di perdere un pezzo importante della nostra storia». «Noi non vogliamo - ha continuato Cerf - che le nostre vite digitali si dissolvano. Se vogliamo preservarle, abbiamo bisogno di essere sicuri che gli oggetti digitali che creiamo ogni giorno possano rimanere accessibili anche nel futuro. Senza rendercene conto, stiamo gettando con nonchalance tutti i nostri documenti all’interno di quello che potrebbe diventare un buco nero delle informazioni. Digitalizziamo cose perché in questo modo pensiamo di preservarle, ma la cosa che non abbiamo ancora capito è che ci sfugge un passaggio fondamentale: le versioni digitali non possono essere meglio o peggio degli artefatti che noi digitalizziamo». C’è un modo per proteggersi, ed è anche piuttosto scontato. Ma è un gesto che negli ultimi anni non compiamo più in maniera tanto istintiva. Secondo Cerf, uno degli stratagemmi per non buttare via anni di storia, è: «Se ci sono foto a cui tenete molto, stampatele».










