C’è un non so che di amabile in te che mi frena dall’amare il resto del mondo.
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@figliadeifiori
C’è un non so che di amabile in te che mi frena dall’amare il resto del mondo.
Non essere in grado di prendere decisioni mi angoscia.
I miei genitori mi hanno seminato dentro quella sensazione per cui se è qualcosa che a loro non piacerebbe allora non devo farla neanch’io perché non dovrebbe piacere neanche a me.
Io amo il mio ragazzo e lo amo con tutta me stessa anche se questo loro non lo capirebbero mai, perché non rispetta le loro aspettative, ma supera di gran lunga le mie.
Ho cambiato idea 3 volte su iscrivermi o meno alla magistrale perché la loro domanda irrompente era “ma sei sicura di voler studiare ancora?” “Ma sei sicura di non voler lavorare?” “Ma cosa cambia se vai avanti?”
Nonostante io sia consapevole dei benefici della magistrale che voglio fare, le loro domande mi attraversano le vene e arrivano al mio cuore, facendomi mettere in dubbio la mia volontà di studiare; in un batter d’occhio mi chiedo come io sia arrivata a mettere in dubbio me stessa per l’opinione di altri,
eppure mi hanno cresciuta con questo senso…
@cielo-e-voragine
Sembra banale dirlo, ma quando la persona di cui sei innamorato sorride, senti che la vita è bella parecchio
LETTERA #17
Il corso della vita è ancora più imprevedibile quando pensiamo di averne capito la rotta. Un po’ come quando sei spuntato tu, da dietro quel chiosco, come le piume di un uccello posato su un ramo. Non volevo avvicinarmi, sentivo che avrei pianto e in effetti, mi sono venuti gli occhi lucidi a vederti da vicino.
Sembra così strano poter parlare di famiglia insieme ora, sembra incredibile che tu lo voglia quel bambino e voglia me, altrettanto entusiasmante che ti confronti con me su case, macchine, dandomi l’idea che tu, comunque vada, chiederai sempre la mia opinione: lo spero.
E spero che stavolta vada per il verso giusto.
LETTERA #16
Non ho ancora capito che forma abbiano i miei sogni: se raffigurano il tuo volto, se registrano la tua voce e incrociano il tuo sguardo.
Non ho ancora capito se il mio futuro sei tu.
Dentro di me, affondate come l’aereo della barriera corallina di Aqaba, ci sono tutte le risposte, proprio come quell’aereo: volutamente lasciate sprofondare. Non ho trovato abbastanza forza da guardare la luna e invocare una marea che possa riportare a galla quelle sepolte verità. A dirla tutta, gli gnocchi quando sono pronti riaffiorano da soli in superficie. Quindi, tratterò le mie scelte così, come degli gnocchi, lascerò che le risposte esatte mi vengano in mente nel percorso e non mi farò stupire dal tempo che ci vorrà e dalla mia audacia, lascerò che tutto scorra.
Perfino la pioggia era goccia, e la goccia era nube e prima ancora goccia vaporosa e prima ancora goccia di mare, ma quante volte è dovuta essere goccia prima di cadere? Così le mie risposte, saranno tante volte goccia prima di essere verità.
LETTERA #15
Buffo pensare che dopo l’ultima lettera ci siamo sentiti, visti, io che mai avrei pensato di poter incrociare di nuovo i tuoi occhi per scelta, ma in fondo lo sentivo che avrei.
Devi fare molto per riconquistarmi e non so nemmeno se questo cuore vuole essere riconquistato, sai?
Ha sofferto molto, troppo per te.
Ho passato settimane a non mangiare, a piangere, dimenarmi, mentre mi regalavi la tua indifferenza e rabbia sconfinata. Mentre mi mostravi tanta felicità e ti facevi vedere con altre donne, pur di fingerti felice.
Oggi lo ammetti, oggi chiedi scusa, oggi riconosci che hai sbagliato,
ma il mio cuore è collassato prima che le tue parole potessero soccorrerlo.
Ti amo tantissimo, come sempre, ti voglio bene, come sempre, non riesco a distaccarmi da te e non vorrei, vorrei però dirti che stavolta servirà molto per riaverlo indietro.
LETTERA #14
Mi ferisce la rabbia che mostri, mi feriscono quei polsi fermi e le vene rialzate sulle tempie. Mi ferisce la rigidità dei tuoi gesti.
Ma ricordo la sinuosità del tuo corpo, la delicatezza con cui le tue mani mi stringevano e la gentilezza con cui mi accarezzavano. Ricordo come rilassavo la tua tensione nervosa con massaggi circolari, Dio se li amavi.
Ed io mi innamoravo, ancora, di più.
Mi ferisce vederti dimagrito, stanco, deperito; mi rallegra però vederti curato, sistemato e consapevole della tua bellezza, in cui sembravi credere poco e di cui ti ho sovraffollato la mente con costanti “sei il mio bellissimo D.” Mi piace pensare che, alla fine, anche tu, hai finito per vedere quello che vedevo io: tanta bellezza.
Forse per questo oggi sono gelosa dello specchio appeso in fondo alla tua cima di scale, davanti all’ultimo gradino, quello che trattavamo come un box scatta foto tessere, perché ci mettevamo sempre in posa riflettendoci. Ricordo che davanti a quello specchio ripensavi anche alla mia di bellezza ed esordivi con “Ma quanto è bella questa H.” prima di accompagnarmi dolcemente sul tuo letto.
Mi ferisce pensare che tu quello specchio lo guardi tutti i giorni, se non l’hai buttato, cosa che non sarebbe stato male fare. Ma ti dimentichi forse che la causa delle visioni sono i ricordi. Butti lo specchio, ma la mente?
Per quanto non ti penso, a volte mi vieni in mente all’improvviso, mentre fisso le ombre degli alberi per terra, ripenso al tuo viso baciato dal sole. Quando mi guardo allo specchio e non mi piaccio abbastanza, mi riecheggia nella mente il tuo “Quanto sei bella!” e mi strappa un sorriso. Spero lo strappi anche a te: ricordi che siamo legati da un filo invisibile?
Quando piango mi senti?
Mi ferisce non poterti aspettare sul ciglio della strada, con la cena pronta a casa, con un caffellatte, il tuo amato caffellatte della mattina, e le tue gocciole sotto marca.
Mi ferisce che mi manchi, che non mi cerchi.
Mi ferisce pensare che anche tu stia vivendo il mio stesso malessere: vorrei darti un abbraccio e sigillare con un bacio. Vorrei dormire stretta a te senza farti mancare l’aria, scusa.
Mi rallegra vedere che la tua scrittura stia tornando a essere poesia e la tua fame inesauribile. Mi rallegra constatare che i tuoi obiettivi non siano cambiati, perché mi fa sentire ancora parte della tua vita, anche se non lo sono più.
Siamo una squadra ricordi?
Ti voglio bene,
Buonanotte.
l'unica ragione per cui credo ancora nell'amore è per il modo in cui amo io
One day it will all make sense.
Po du me t'pas face to face n'shtrat
Me ty po du mu prek shtat për shtat, natë për natë
Po du me pas fat n'jetë ty me t'pas fat
Po flas shumë shpesh po tutna po tu bona bajat
Po du me pas dikon që m'lon kur jom fjetur
Me jetu kët' jetë si mos me pas tjetër
Mu nih si mu kon t'ri edhe kur jena t'vjetër
Po t'shoh ty deri sa pi qeli sytë
Pe shoh veten me laps e me letër
E gjith' kjo kryevepër
Veq ni ondërr tjetër
Hej ma, edhe nëse larg jena me mijëra kilometra
Për ni milion jeta nuk t'zavendson tjetra
Veq unë e ti e dim qka do me thonë
Mu kon bashkë shpirtnisht e fizikisht t'ndamë
Kupto, që ti je numër njo
Tjetër s'kom, kurrë s'kom me pas
Edhe nëse boj dukat me thas, jom i njejti.
Ricordo bene il momento in cui ci siamo stretti la mano e presentati.
Ricordo altrettanto bene l’istante in cui hai scelto di non stringermi più la mano. Io, ignara, non sapevo che sarebbe stata l’ultima volta.
cancellare tutto il papiro che stavi scrivendo per rispondere "ok" perché tanto non ne vale la pena è un altro tipo di autocontrollo
Po du me pas fat n’jet ty me t’pas fat.
Poem, Mc Kresha
Vorrei essere in grado di amarti come amo i tramonti: da lontano. Ma faccio molta fatica e appena credo di stare meglio, ti sogno, ti immagino, ti penso.