#selvaggianonmentire C’ho un sacco di frasone profonde sul genere, me lo fate pubblica’ ‘n libbro purammè?
One Nice Bug Per Day

#extradirty
$LAYYYTER
"I'm Dorothy Gale from Kansas"

oozey mess
The Bowery Presents

Jar Jar Binks Fan Club

pixel skylines
YOU ARE THE REASON
No title available

if i look back, i am lost
Cosimo Galluzzi

Product Placement

❣ Chile in a Photography ❣
Mike Driver
Sade Olutola

No title available
todays bird
occasionally subtle
noise dept.
seen from Canada
seen from Canada
seen from United States

seen from Ecuador

seen from United States
seen from Ecuador
seen from United States
seen from Australia

seen from Türkiye
seen from United States

seen from China
seen from Greece
seen from Australia
seen from Türkiye
seen from United States

seen from Singapore

seen from Canada
seen from Argentina

seen from United States

seen from Türkiye
@fioredaprile
#selvaggianonmentire C’ho un sacco di frasone profonde sul genere, me lo fate pubblica’ ‘n libbro purammè?
Ciao @frafacchinetti. Sono Chiara ma puoi chiamarmi come vuoi…
Non ho neanche 20 anni, non ho un soldo bucato, ed ho un sogno: Disegno da sempre, in maniera mediocre, ma non proprio da buttare. Io ho visto che tu, Selvaggia ed Eugenio siete molto bravi con queste cose, quindi volevo chiederti: mi fate diventare famosa?
Voglio essere chiara su alcune cose. Non sono molto carina, non ho la “faccia da schiaffi” (al massimo da "pizze in faccia"), sono un po’ antipatica, i miei non lavorano nel campo dello spettacolo ed è già tanto se lavorano. Ti prometto però che, se mi dai fiducia, mi presterò ad ogni strategia, ogni mezzuccio, piegherò ad ogni circostanza la mia personalità, inizierò anche ad essere gentile con le persone quando le incontro e vi lascerò in mano tutti i miei profili social così potete scrivere voi quello che volete. Insomma, avete carta bianca con me! Ti giuro anche che mi iscrivo in palestra, se mi prendete con voi, così divento pure bona e vi faccio vendere di più. <3
Ti assicuro che so copiare molto bene quindi se volete possiamo prendere uno di quei quadri famosi tipo di Van Gogh, poi io lo cambio un po’ e poi lo faccio passare per mio e prendiamo tanti like, tanto a scuola mica si studia più storia dell’arte, ma se non vogliamo rischiare io propongo di usare un Ghostpainter così, per stare tranquilli.
Già mi vedo, idolo dei ragazzini e modello per le ragazzine. Già immagino i bagni di folla e so anche come chiamare il fumetto che di certo mi permetterete di pubblicare dopo pochi mesi.
Sono così emozionata!! Sono sicura che sotto la vostra guida sarò in grado di realizzare il mio sogno. :) Ti prego. E’ tanto importante per me. Non deludermi. Ti voglio bene, Fra. Dai un bacione a Selvy da parte mia!!!!
Chiara <3
Gli @apreslaclasse dal vivo sono UNA BOMBA. #Energia, #forza, #professionalità, #umiltà e #cuore le parole chiave. Se non lo avete fatto, andate a vederli. Se lo avete fatto, tornateci! A breve recensione sul blog! Ciaaaaao.
Oggi, alla fine della proiezione di DYD Vittima degli Eventi, al L’Aquila Film Festival, ho preso il microfono, con la mano e la voce tremante, e ho cercato di dire una cosa importante. Non ci sono riuscita. L’emozione mi ha mangiato le parole - letteralmente - , e sono rimasta a sudare su quella sedia ripetendo a macchinetta frasi senza senso, guardando negli occhi Claudio Di Biagio senza essere in grado di darmi un contegno. Mi succede raramente, ed è stato brutto.
Per questo voglio cercare di mettere nero su bianco un discorso che stavo preparando nella mia testa da ore: Giorni fa ho visto per caso uno dei primissimi video di Claudio e mi sono ritrovata a pensare “cazzo, com’è cresciuto”. Ed è lì che ho realizzato una cosa sconcertante: Io ora ho vent’anni. Quando ho iniziato a seguire Claudio, ne avevo forse 14. Ero una ragazzina e anche io sono cresciuta. In parte con lui. Ho guardato per anni i suoi video e sono maturata con lui. In lui ho trovato, nel mio cervello di adolescente un po’ stupida, un “role model”, un’influenza, che poi nel tempo si è rivelata essere una delle influenze più positive, più formative di YouTube Italia (ci metto in mezzo anche Yotobi, per onestà intellettuale) ed (anche) con lui sono venuta sù proprio un po’ meno stupida, un po’ meno superficiale. Con lui mi sono avvicinata al cinema, e forse ha una fetta di merito sul mio frequentare l’università che frequento (lettere moderne, percorso sui linguaggi della musica, dello spettacolo e dei media, bitches!).
Quello che voglio dire, è che quando hai 15 anni è facile perderti nel fantasmagorico mondo delle UEBSELEBRITIS, ed io sono un po’ grata a me stessa, per non essermi fatta “allattare” (cito Claudio, tvb) dal Ruffini, dal Guglielmo Scilla, dal Francesco Sole di turno.
E sono orgogliosa di Claudio, che quando parla, di qualsiasi cosa stia parlando, ti fa sempre tornare a casa con un po’ più di consapevolezza, con qualcosa in più. Sono orgogliosa di Claudio perché sta lavorando per creare di importante, qualcosa di nuovo, e lo sta facendo da solo, ma coinvolgendo tutti. Sono orgogliosa di lui perché lo sta facendo in Italia, perché non lo fa per soldi ma per passione. Perché quando parla con te, ti fa sempre sentire una sua pari, non ti mette in soggezione, non si mette sul piedistallo, perché ha sempre da spendere una parola buona per tutti e, anche quando ne sa MOLTO più di te, anche quando stai dicendo la cosa più banale del mondo, riesce comunque a farti sentire interessante, a farti sentire qualcuno che ha qualcosa da dire. E vi assicuro che non vi scrivo queste cose per un’insulsa forma di adulazione nei suoi confronti ma perché vorrei veramente che la vostra vita sia cosparsa di esempi positivi. E perché mi pesava lasciare questo discorso - così importante per me - in sospeso tra quattro parole tremolanti e biascicate. Perché avevo - ed ho - ancora tante cose da dire, tante cose di cui parlare ( a proposito, se mi leggi, ricordati che ci devi una chiacchierata un po’ più tranquilla - e senza microfono!!! (i microfoni mi agitano, s’era capito?) )
Insomma, della giornata di oggi potrei dirvi tante cose. Che abbiamo deciso di andare solamente a mezzogiorno, che abbiamo scoperto praticamente in stazione che l’unica corsa che avrebbe potuto portarci a L’Aquila in tempo per il film era stata soppressa anni prima e nessuno si era preso la briga di cambiare l’orario sul sito. Che abbiamo speso il doppio del normale per i biglietti. Che abbiamo così dovuto aspettare più di un’ora in una squallidissima stazione dispersa nel nulla abruzzese in attesa del nostro cambio, arrivando così a film iniziato già da un pezzo. Che siamo dovute, con nostro immenso dispiacere, uscire prima e farci un chilometro di corsa(!!!!) per prendere - al volo, eheh - il pullman...
Ma niente di tutto questo riuscirebbe a togliere entusiasmo alle mie parole, quando dico che ne è valsa la pena. Più di qualsiasi altra cosa folle io e Ilaria abbiamo mai fatto per amor del Cinema. Perché questo film, il dibattito che ne è seguito, il progetto in sé, che abbiamo visto nascere e crescere e infine diventare realtà, e anche, e soprattutto, la presenza illuminante di Claudio di Biagio sono riusciti a ripagarci in modo assoluto. E quindi grazie. Alla prossima!!
(Foto di Ilaria Palestini)
Contatti:
TW: @ClaireOmashee
/Eh, ma allora sei una poser di merda/.
Eccomi qua, con una tisana fumante in mano e occhiali sul naso a scrivervi della mia ennesima cotta.
Che cosa strana, fino a qualche mese fa non mi sarei mai sognata che avrei finito per dedicare un mio pezzo a lui. Proprio a lui. Federico Lucia, in arte Fedez (ma questo lo sapevate già).
Eh sì, perchè quel ragazzino, quel #cosodipinto, in due mesi è arrivato e BOM, mi ha rubato il cuore.
/Eh, ma allora sei una poser di merda/.
Sì. Sono una poser di merda, perchè per anni l’ho snobbato, mi sono rifiutata di ascoltarlo, per pregiudizio, perchè /no scusa per me solo buon vecchio rock anni ottanta, roba seria, non l’ultimo ragazzino che gioca a fare brutto//. Che stupida. Che stupida!
E invece Fedez è come uno scrigno pieno di mille, sfavillantissime sorprese.
Io, di rap so poco e niente, quindi non mi sentirei onesta a dirvi “è uno dei migliori rapper del panorama italiano”. Non ne ho idea. Posso dirvi, però, che è uno dei migliori artisti del panorama italiano (Sento i forconi pronti ad infilzarmi, ma ora ve lo dimostro).
Sareste sorpresi di scoprire quante canzoni si possono ascoltare nel giro di una settimana. Sono davvero tante - soprattutto quando il tragitto casa\università dura almeno due ore, e lo devi fare tutti i giorni. Perchè è vero, fino a una decina di giorni fa non avevo mai ascoltato niente di suo. Sentito, forse, qualche volta, alla radio, su MTV. Ma ascoltato mai.
E invece mi sono ritrovata, lunedì scorso, con le cuffie nelle orecchie e Spotify in riproduzione casuale, alla stazione, ballicchiando sulla mia mattonella sulle note di non ricordo quale canzone (totalmente inconsapevole della capannella di persone che si era creata sul marciapiede opposto al mio (viva me!!)). E da lì non mi sono più fermata.
Ho ascoltato e riascoltato quasi ogni traccia, ho riso, mi sono commossa -spesso-, ho sofferto -tanto-, ho anche pianto -qualche volta- (ero in premestruo, don’t even judge me). Ho sorriso, osservando il cambiamento, la crescita, CD dopo CD, canzone dopo canzone.
E mi diverte tantissimo che c’è chi lo chiama “La Cristina d’Avena del rap" perchè ha smesso di ficcare cazzo-troia-vaffanculo in ogni pezzo.
Signori miei, non c’avete veramente capito niente.
Fedez non è mai scontato, non esagera mai. Spesso è troppo genuino, spesso i temi che tocca sono troppo vicini a noi e, altre volte sono talmente lontani che è quasi doloroso doversi immedesimare nei panni di quel cos(etto) dipinto per capirlo.
Sta di fatto che Fedez parla di noi, delle nostre vite, della nostra realtà, e della sua. Parla della merda italiana che abbiamo sotto gli occhi tutti i giorni e che troppo spesso decidiamo di ignorare. Parla dello schifo nascosto dietro i riflettori, e di quanta paura facciano, quei riflettori. Quando brillano troppo, quando non brillano abbastanza.
Parla della sua ansia, dei suoi attacchi di panico, con una semplicità ed una naturalezza che sembra quasi stia parlando delle tue, di crisi.
Parla della sua insicurezza, senza nascondersi dietro ad un dito. Senza interpretare per forza la parte del bullo.
Parla, Fedez, parla tanto - se penso a lui mi viene in mente il verbo inglese To speak up(= parlare più forte, dire la propria, far sentire la propria voce). Forse, per qualcuno, parla pure troppo. Qualcuno si dimentica che non ha davanti un avversario politico da distruggere, un nemico da abbattere ma un ragazzino con gli occhi grandi e “la faccia da pirla" la cui unica arma è una penna e un foglio.
E per questo, e per mille altri motivi (uno è che ha baciato a stampo una vecchietta per Le Iene (!!!!!!!)) per me Federico non è solo uno dei migliori del panorama italiano (linciatemi pure!! non mi fate paura!!1!) ma anche uno degli artisti più sottovalutati, nonostante il numero pazzesco di visualizzazioni/copie vendute/fan accaniti.
E questa cosa mi spezza il cuore. Sarà l’istinto materno, saranno gli ormoni che ultimamente mi stanno rendendo particolarmente emotiva ed incline alla lacrimuccia, sarà che “ho un debole” per questi ometti che si mettono a nudo nelle loro convinzioni e nelle loro debolezze, finendo così sempre nel bersaglio del Gasparri o del Brunetta di turno, ma io voglio che questo ragazzo sia capito. Che sia ascoltato e che sia capito. Capito per davvero. Perchè ancora oggi non riesco ad uscire incolume da un suo pezzo senza dover essere costretta a rimettere poi insieme i pezzi del mio cuore, e io non sono neanche una sua fan.
Su dieci che mi fanno i complimenti ce n’è sempre uno che mi ferma solo per darmi del coglione… se fossi alto e robusto forse non succederebbe, ma sono basso, ho i piedi a papera e la faccia da pirla…
Contatti:
:)
Credemmo di non morire come i fiori d’Aprile.
Di Londra mi mancheranno un sacco di cose. Mi mancherà la gente, la sua gentilezza spiazzante, mi mancherà la metro, le stazioni, la folla, la solitudine tranquilla di casa. I sorrisi delle persone, la varietà di etnie, di colori, di look. La stazione, che non arriva mai o arriva sempre troppo in fretta, il profumo del thè la mattina, il profumo della cena, il profumo del caffè caldo tra le mani a Baker Street. Di Londra mi mancheranno i sapori, sì, ma soprattutto gli odori: delle strade, dell'underground, di casa appena apri la porta. Mi mancherà il divano rosso, la moquette grigia, un posto da chiamare casa. Mi mancherà dividere il letto con il gatto, aprire gli occhi e trovarlo accoccolato sul mio petto, guardarlo osservare il mondo dal suo cestino, crogiolarmi nel suono delle sue fusa. Mi mancherà lasciare la porta aperta aspettando Trouble, mi mancherà salutare l'enorme ragno sopra la porta di casa. Mi mancherà la coperta con le stelle, l'adesivo in bagno, la zuppa, il gelato. Il profumo delle spezie e del quoio misto a quello dell'incenso, al mercato. Del cibo etnico e del fish and chips. Delle persone, che corrono e vanno di fretta e non si fermano mai e che ti raccontano mille storie con gli occhi, con i vestiti. Di Londra mi mancherà cercare di indovinare queste storie, l'interazione umana, i Tardis sparsi per la città, gli artisti di strada, chi chiede "per favore", chi dice "grazie" e lo intende davvero. Mi mancherà lasciare bigliettini in giro per casa, augurando una buona giornata a tutti. Di Londra mi mancheranno i colori, il Sole(!!!!!), i take away coreani, mi mancherà la nebbia sulla pelle, i fiori sui balconi, i fiori sul nostro davanzale e il nostro giardino verde e bellissimo. Mi mancherà domandarmi se sarò brava abbastanza, se sarò capita abbastanza e mi mancherà rispondermi di sì o di no. Mi mancherà vivere emozioni talmente forti e belle da farmi piangere sulla soglia della metro, andare in giro senza la costante paura di essere scippata ma con la costante paura di non essere gentile abbastanza, educata abbastanza. Di Londra mi mancheranno tantissime cose, ma più di tutto mi mancheranno Gian Paolo, Bryan, Andrew, il ragazzo della Marvel e il ragazzo dei cupcake. Andrea, e ancora il ragazzo delle informazioni appena fuori Charing Cross, il signore sul London Bridge, quello sul Tower Bridge. Sam, ma anche Alan. L'Ajumma coreana a Camden, i ragazzi francesi, uno tanto aperto e solare quanto dolce e pieno di entusiasmo, l'altro più timido e riservato ma sempre pronto a scambiare quattro chiacchiere ed un sorriso. Mi mancheranno Trouble e Alò, i gatti più dolci e belli delli mia vita. Questo è ciò che più mi mancgerà di Londra: coloro che Londra ce l'hanno fatta vivere e ce l'hanno fatta amare fino alle lacrime.
Una delle mie più care amiche, qualche giorno fa, ci ha chiesto: "Sicure di non essere finite per sbaglio nel Regno degli Arcobaleni in cui tutto è bello e niente ti ferisce?". Io posso solo dirvi che noi abbiamo trovato il nostro "hole to another universe". Come on in! :)
"Non di solo pane vive l’uomo ma di ogni parola che esce dalla bocca di Mannarino"
Mannarino sta tornando, questa volta per un attesissimo tour teatrale. Il tour doveva iniziare domani, al Verdi di Montecatini (concerto rimandato al 16/11 fonte: qui ) e tocca importanti teatri italiani a Torino 11/11, Firenze 17/11, Bologna 18/11, Roma 20/11, Milano 30/11 e Padova 06/12 (date in aggiornamento - spero!)
Ovviamente, come quasi tutto ciò che riguarda il cantautore italiano, è subito polemica: “I PREZZI DEL BIGLIETTO SONO TROPPO ALTI”. Ora, non voglio mettermi a spiegarvi i motivi per cui un tour teatrale costi più di uno nelle piazze, o comunque all’aperto, ci ha già pensato Mannarino stesso, qui. La faccenda, però, lo ammetto, mi ha alquanto turbata. Non so, onestamente, cosa vi aspettate da un tour teatrale. Non so se avete idea dei costi che un tour del genere, con scenografie del genere e con un tale numero di artisti, comporta. Non so se vi rendete conto, e ve lo chiedo per davvero, della situazione degli artisti e, soprattutto, dei teatri in Italia.
Se riuscite a rispondervi che, sì, ve ne rendete conto, allora vi siete tranquillamente spiegati il prezzo elevato dello spettacolo. Avete fatto dire a Mannarino: “avrei potuto scegliere di essere da solo, con pochi musicisti di accompagnamento" (parafraso per colpa della mia proverbiale pigrizia che mi impedisce di andare a ricercare e copia-incollare la frase testuale). Certo. Avrebbe potuto. Perché mettere in scena tutto l’Amleto quando c'è anche la possibilità di inscenarne solo il monologo? Scommetto che tutti quelli che si sono lamentati per il prezzo di Al Monte, non hanno mai speso un centesimo per comprare un quadro, un portachiavi, un pupazzo da mettere in macchina. Alessandro "avrebbe potuto" fare mille cose. Avrebbe anche potuto non fare alcun tour invernale e ‘ammen!’, come vi direbbe mia nonna.
Giuro - aspettate che sto per diventare violenta - che al prossimo che sento dire ‘A Mannari’, te ricordi de Frascati a 5€?!’ tiro un calcio sulle gengive (ARRESTATEME!). Il fatto che un artista nasca in un determinato mondo, in una determinata realtà non può e NON DEVE impedirgli di evolversi - in meglio o in peggio, questo è estremamente soggettivo. Quindi sì, io me lo ricordo ‘de Frascati a 5€’, e ve lo ricordate pure voi. Bravi. E mo’? Io, quest’anno, Mannarino l’ho visto una volta sola - so’ ’na poracciona! - e quasi sicuramente dovrò rinunciare anche a queste nuove date - a meno che qualcuno di voi non mi finanzi, non mi adotti o che Mannarino stesso (ao’, me stai a legge? Se sì, vedi che devi fa’, amoro) non decida di aggiungere una data in Abruzzo perché mi vuole bene (scusate, la smetto) - ma i 40 e passa euro che ho speso per il concerto questa estate, e lo dico con estrema onestà, sono stati l’investimento più gratificante, quello che più mi ha fatto dire “ne è valsa la pena”, ed è qualcosa che ripeto dal momento stesso in cui sono uscita dal Teatro D’Annunzio, quella sera di agosto. La qualità delle scenografie, dei costumi, la spiazzante bravura non dico solo di Alessandro, ma di TUTTI i musicisti, dal primo all’ultimo, sono cose che DEVONO essere ripagate. E, ragà, nessuno campa d’aria o di belle parole. Mannarino ha fatto un gesto eclatante, nella sua piccolezza, mettendo a disposizione 100 biglietti a tappa, a 10€ destinati ai disoccupati. “Tutta propaganda” avete detto voi, e magari, forse, in parte, non lo so, c’avete pure ragione. Ma voi, voi che state sul divano, con il computer sulle gambe e la faccia cattiva di chi fa il difensore dei proletari dietro a uno schermo e mai in piazza, voi avreste saputo fare qualcosa di meglio? Voi una soluzione ce l’avete? Una soluzione che permetta allo spettacolo di essere fatto al meglio, che permetta agli artisti, agli scenografi, ai costumisti, a tutti quelli che sgobbano dietro le quinte e ai teatri stessi di essere pagati adeguatamente, e che permetta anche a noi di sborsare poco ce l’avete? Concludo dicendo una cosa molto impopolare, che vi farà pensare che io sia una stronza insensibile - quando so’ la prima poraccia sottopagata che se ne starà a casa: La musica, il live, lo spettacolo non è un vostro - dico vostro, ma intendo nostro - diritto. Non è qualcosa che deve essere rivendicato. E, soprattutto, quando qualcuno lavora, e lavora tanto, e da un servizio, un ottimo servizio, allora è giusto sia pagato adeguatamente. Se non pensate ne valga la pena, potete mettervi in pace l’anima e aspettare il prossimo concerto. A poco prezzo. Insieme a me. Piangendo. (Con me.)
ps: Raccontando ad una cara amica la faccenda, il suo unico commento, conciso ma calzante come pochi, è stato: “Quindi ‘sta gente è come quella che una whatsapp e poi si lamenta degli 80cent all’anno”.
(sto cercando di passare i miei vecchi post su questo nuovo blog, su cui scrivo esclusivamente in italiano - a differenza dell'altro che è principalmente in inglese. Trovate le altre cose qui: claireomashee. Un grazie speciale a Silvia, Eleonora e Annamaria che sorbiscono la mia indignazione e provano a placarmi. Senza successo, come si evince. )
Un mese, due superlune, un amore durato due ore.
E passato poco meno di un mese, eppure è tutto uguale:
Una tiepida notte, a seguire di un giorno fin troppo caldo, un mal di testa che non se ne va, la stessa canzone fissa nel cervello, e la Lune che è, come allora, ‘Super’.
La differenza è che non importa quanto grande sia la Luna. Il cielo, stasera, luccica meno dell'ultima volta.
L'ultima volta non c'era solo la Luna a brillare. Brillava, su un palco, insieme alla Luna un uomo baffuto, con gli occhi grandi e il cappello un po' sgualcito. E brillavamo noi, insieme, tra la folla, con le mani alzate, intrecciate.
E quindi niente. Guardo la Luna anche stanotte, da quaggiù, con le cuffie nelle orecchie e il ricordo di uno dei concerti più belli della mia vita nel cuore.
«Andando per le strade si nasce e si muore. Io ti ho amata per sempre e ti ho avuta per due ore».
Confessioni sconclusionate di un cinghiale insoddisfatto (ed abbastanza incazzato)
Pochi giorni fa, nel blog inglese parlavo di una donna che, non si sa bene perchè, aveva fotografato una ragazza oversize, in bikini, al mare e l’aveva schernita sul suo profilo Facebook, apostrofandola con termini quali “balena”, “orca”, addirittura “cinghiale”, e domandando ai proprio ‘amici’ quale ente dovesse chiamare per la rimozione, - “forse il WWF?" -.
Nello squallore generale di post e commenti, una frase ancora mi risuona nel cervello:
«Dovevate vedere con quale disinvoltura mi camminava davanti».
Parlava di disinvoltura, lei. Si lamentava che “la sua vista doveva essere protetta”. Come a dire “se sei grasso, se non sei ‘perfetto’ (?!?!?!?!?!), rimani chiuso in casa, copriti fino alla punta del naso, anche in estate, anche ad agosto, anche al mare, perchè fai schifo, e se tu fai schifo mi danneggi”.
Roba che io passo una vita a ripetermi che se mi sento gli occhi addosso sui mezzi pubblici non è per i miei fianchi, o per il mio sedere, o per qualche altro difetto non meglio definito, che sono tutte paranoie… E poi?!
Comunque, lascio da perte i miei commenti personali, perchè potrei accanirmi per ore su questa tipologia d’uomo che schernisce e ferisce solo perchè si sente in potere di farlo, e mi soffermo su una domanda che ho posto in primis a me stessa:
“Qual è stata l’ultima volta in cui mi sono sentita libera, disinvolta, orgogliosa o quantomeno dimentica del mio corpo? Qual è stata l’ultima volta in cui non mi sono limitata perchè troppo grassa, troppo brutta, troppo bassa, troppo qualcosa?”
Ammetto con onestà che non è stato facile darmi una risposta, non sono molti i momenti nei quali mi sento completamente libera da quella sensazione di inadeguatezza che mi accompagna da tutta la vita.
Eppure c’è un momento stampato a fuoco nella mia memoria. Si tratta dell’ultimo concerto di Alessandro Mannarino - QUI il sito -, a Pescara. Un concerto caldo, un concerto sudato, sensuale, un po’ danzereccio, un po’ doloroso. Un concerto che mi ha fatto ridere, piangere, saltare e ballare. Sì, ballare.
Io non ballo mai. Le persone brutte non ballano. I “cinghiali” non ballano.
Eppure al concerto di Alessandro ballavamo tutti. Abbiamo ballato con gli occhi chiusi, lentamente, poi sfrenati, con le mani fra i capelli, sui fianchi, sulla fronte ad asciugarci il sudore…
Alessandro Mannarino ha tante qualità, ormai lo seguo da anni e me lo ha dimostrato più di una volta, ma oggi posso dire con sicurezza che una delle più importanti è questa: Non importa chi sei, non importa come sei, è impossibile frenarsi e soccombere al pudore o all’inadeguatezza, quando parte questo o quello stornello, quando inizia a cantare con la sua voce sporca di sigarette, vino rosso e amarezza.
Semplicemente ti dimentichi te e il mondo per tre ore. E, a tratti, manco a dirlo, ti senti pure bene con te stessa, ti senti quasi sensuale pure tu, con i capelli stretti in una mano, la maglietta nell’altra, a sculattere e ancheggiare nel tuo metro quadrato, tra un seggiolino e l’altro.
In una canzone del nuovo album - ‘Al Monte’ lo potete ascoltare QUI e comprare QUI - Alessandro dice che «l’Uomo si fa Bestia quando non riceve amore», dice che si fa Cinghiale.
Sarà che noi, l’altra sera, siamo entrati tutti un po’ Cinghiali, ma alla fine siamo stati bene. Alla fine eravamo tutti un po’ più belli.
Ecco, forse il concerto di Mannarino è questo: un posto in cui tutti i Cinghiali d’Italia si riuniscono e, per un paio d’ore, si rifanno Uomini. E ballano. E si amano. E amano qualcun’altro. E amano Alessandro, che ancora fugge lo sguardo della (sua!) folla, che è in qualche modo ancora timido, al quale ancora, a volte, trema la voce, ma che, davvero, ogni anno si fa più bello e ogni anno sorride un po’ di più.
Per cui, ascoltate me, Cinghiali: Non vergognatevi di voi stessi. Non sentitevi in difetto per quello che siete. Non permettete agli altri di avere il potere di non farvi sentire bellissimi, perchè, fidatevi, lo siete.
Anche sudati, anche bassi, anche con quei chili in più.
Promettete a voi stessi di trovare qualcosa che ve lo ricordi per sempre. Permettete a voi stessi di trovare un momento di pace e di poesia.
E fatemi un favore: BALLATE. Con i capelli fra le mani e gli occhi chiusi. Con la testa leggera. E, per favore, mandate a fanculo chi vi dice che non siete bellissimi.