Io semplicemente ho paura di te. Per quanto ti voglia bene e per quanto io abbia perso la testa per te non riesco a fidarmi. Tu non hai sofferto tanto quanto me. Tu non hai sofferto abbastanza per capire cosa provo io.
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@freddacomeimieiocchi
Io semplicemente ho paura di te. Per quanto ti voglia bene e per quanto io abbia perso la testa per te non riesco a fidarmi. Tu non hai sofferto tanto quanto me. Tu non hai sofferto abbastanza per capire cosa provo io.
“Non sarò perfetta ma nemmeno falsa”
Freddacomeimieiocchi
“In fondo, la regina cattiva voleva solo un lieto fine per se stessa”
-Freddacomeimieiocchi
“Cerchi l'estate in mezzo a tutti questi inverni”
-Freddacomeimieiocchi
“È ti chiedono:“ma è bello?” Bello? No,non lo so. Non so che dirti. Per te potrebbe anche non esserlo,ognuno ha i suoi gusti,ma per me,per me è bellissimo”
— Piangiamotrasorrisi
"Continuo a rivivere questo Déjà-vu
In cui mi odio sempre di più"
Mi dicevi che la cosa che ti piaceva di più di me erano gli occhi.Probabilmente,perché ci vedevi il tuo riflesso dentro,brutto stronzo.
@itsmyecho
“Ma procediamo per gradi, è colpa dei sentimenti. Facevano troppo male, a un certo punto li ho spenti.”
— Lo stato sociale.
“Con le tue parole mi sentivo speciale ma come gli altri sai solo parlare”
— Ferita
MADAME - l'anima
@barlyroccher
“E quando mi tocca la pancia mentre mi abbraccia, ho paura che senta il grasso di cui sono fatta.”
— - moriresilenziosamente
Ricorda: tu non sei la seconda scelta di nessuno.
" Tu che ne sai del passato mio, di tutte quelle volte che io ho parlato con Dio"
-Zoda
“Io sono fatta così. Sono stronza, acida, arrogante, ma allo stesso tempo timida, dolce, furba e divertente. Tendo ad apparire acida davanti alle persone, ed essere stronza con i ragazzi che mi interessano particolarmente. Mi sciolgo subito, però, quando qualcuno mi fa un piccolo gesto: abbracciarmi, cercare di farmi ridere, chiacchierare e rendermi partecipe ad altre conversazioni. Piccole gesti. Non sono una ragazza esibizionista, che vuole essere sempre al centro dell'attenzione, ochetta. Non sono una di quelle che va in giro in vestito e tacchi di sera, con addosso un chilo di trucco. Preferisco le felpe, magliette larghe e pantaloni. Poco trucco e scarpe basse. Arrossisco spesso quando qualcuno mi fissa per tanto tempo. Mi intenerisco spesso quando qualcuno mi fa capire che tiene a me più di ogni altra cosa al mondo. Amo un sacco restare a casa di sera: coperta, film e cioccolata calda. Non sono una tipa che va ogni week end in discoteca (mi piace, ma non da impazzire). Sono una di quelle che qualche volta beve un bicchiere di troppo per dimenticare il passato. Odio la gelosia ed odio i ragazzi particolarmente gelosi. Odio le persone che vietano ad altre di fare determinate cose: ognuno è libero di fare ciò che vuole, se non ti sta bene allora vattene a fanculo. Sono una di quelle che stuzzica le altre persone, per vedere se queste reagiscono. Rido sempre, amo ridere. Amo far ridere la gente. Amo anche sfogarmi, però. Amo parlare, molto, di cose interessanti (non solo cretinate). Odio gli amici falsi: se hai qualcosa contro di me basta che me lo dici in faccia; se non lo fai è perché sei codardo/a e non hai le palle di affrontare le cose faccia a faccia. Sarò anche stronza, ma almeno non ho “peli sulla lingua”. Sono una ragazza abbastanza testarda e tendo sempre a dire che ho sempre ragione io (anche quando non lo è). Sono però determinata: se voglio qualcosa faccio di tutto per ottenerla. Ecco, io sono così… e non cambierò. Se mi vuoi per come sono, bene. Altrimenti la porta è li e… ciao ciao.”
— Mia
“In Sicilia quando non sei proprio convinto dici “ora poi lo facciamo…” oppure ad una domanda rispondi contemporaneamente “sì,no…” Noi siciliani, abbiamo una percezione del tempo molto particolare, ad esempio quello che hai fatto il giorno prima diventa passato remoto, come fossero trascorsi secoli… oppure quando stai uscendo di casa, rassicuri tutti affermando “sto tornando”, anche se il tuo rientro sarà dopo un paio d'ore. Per noi il condizionale è quasi inutile, infatti lo sostituiamo direttamente con il congiuntivo, tipo “se putissi, u facissi”. Abbiamo anche il “potere” di far diventare transitivi i verbi intransitivi, infatti noi usciamo la macchina, saliamo la spesa, usciamo i soldi… Poi a noi piace molto utilizzare gli spostamenti “salire e scendere” in modi molto fantasiosi, infatti noi “scendiamo giù a Natale” e “saliamo dopo le feste”, anche il caffè “è salito” e la pasta si cala. Qui, in Sicilia, le macchine camminano come avessero gambe, e non vengono guidate ma “portate”. Spesso utilizziamo una sola parola per indicare più oggetti, ad esempio non c'è differenza tra tovaglia, asciugamano, tovaglietta, per noi è solo tovaglia, e basta. Se vogliamo dire ad un amico di venire a trovarci, gli diciamo di “avvicinare”, che è meno formale e più amichevole. Riusciamo anche a trasformare un luogo in un modo di fare, ad esempio il cortile diventa curtigghiu, ovvero spettegolare, anche se quest'ultimo non rende molto l'idea. Se parliamo in questo modo, non vuol dire che siamo ignoranti e arretrati, dietro ogni parola o espressione che utilizziamo si nascondono le nostre origini, la nostra storia. Ad esempio “tumazzu, carusu, cammisa”, sono parole greche (vedi tumassu, kouros, poucamiso); “carrubo” deriva dall'arabo “harrub”, così come le parole “cassata e giuggiulena”. “Accattari”, deriva dal normanno “acater” (da cui il francese “acheter”), oppure “arrieri” (da darriere). Dal catalano abbiamo preso in prestito le parole “abbuccari” (da abocar),“accupari” (da acubar), “cascia” (da caixa) ecc… Questi sono solo alcuni esempi, in realtà sono migliaia i vocaboli presi in prestito dalle altre lingue. Essere orgogliosi delle proprie radici però non significa chiudersi e rifiutarsi di conoscere la grammatica italiana, ritenendo snob “quelli del nord” quando ci correggono. Anzi, utilizzare il proprio dialetto (più che dialetto è una lingua a tutti gli effetti) con consapevolezza, può soltanto arricchire.”
— Sconosciuta
“Scaricare la colpa sugli altri è un atto infantile, insomma un po’ come te.”
—