Puntata #27 Special Guest Star: BU - Senza Paura Parliamo di: San Domino, isola del confino omosessuale/Metal e università/Caracover/Destroy Your Fag Icon & Most Cake!
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Puntata #27 Special Guest Star: BU - Senza Paura Parliamo di: San Domino, isola del confino omosessuale/Metal e università/Caracover/Destroy Your Fag Icon & Most Cake!
Finlandia: la musica metal come corso universitario
In Finlandia la musica metal diventa un corso universitario. Alla University Of Helsinki il dottorando e ricercatore Paolo Ribaldini tiene infatti un corso estivo di tre settimane sulla musica metal e i suoi aspetti sociologici, culturali, filosofici e semiotici al fine di comprendere il suo impatto sulla societá occidentale. Il corso oltre a fornire agli studenti nozioni di teoria e critica musicale, prevede l’ascolto di musica e la presenza a show di band metal locali.
Ribaldini, oltre alle competenze di musicologia, filosofia e filosofia della musica, é anche un musicista e ha partecipato al programma televisivo The Voice Of Finland sotto la guida della cantante Tarja Turunen (ex-NIGHTWISH).
San Domino, l’isola del confino omosessuale
Il fascismo perseguitò gli omosessuali, anche se il codice penale Rocco, a differenza del Paragrafo 145 voluto da Hitler, non conteneva al suo interno una specifica normativa antiomosessuale.
Nel progetto del Codice Rocco del 1927, peraltro, era previsto un articolo, il 528, che puniva con la reclusione da uno a tre anni i colpevoli di relazioni omosessuali. Alla fine, però, il regime fascista decise di eliminare tale articolo dalla versione finale del codice, non certo per motivazioni liberali, ma perché prevedere il reato di omosessualità, significava ammettere l'esistenza degli omosessuali in Italia, come si legge nella relazione redatta dalla Commissione Appiani, che aveva il compito di discutere l’attuazione della nuona normativa: “La Commissione ne propose ad unanimità e senza alcuna esitazione la soppressione per questi due fondamentali riflessi. La previsione di questo reato non è affatto necessaria perché per fortuna e orgoglio dell’Italia il vizio abominevole che ne darebbe vita non è così diffuso tra noi da giustificare l’intervento del legislatore, nei congrui casi può ricorrere l’applicazione delle più severe sanzioni relative ai diritti di violenza carnale, corruzione di minorenni o offesa al pudore, ma è noto che per gli abituali e i professionisti del vizio, per verità assai rari, e di impostazione assolutamente straniera, la Polizia provvede fin d’ora, con assai maggior efficacia, mediante l’applicazione immediata delle sue misure di sicurezza e detentive”.
L’estensione della politica di difesa della razza agli omosessuali avvenne quindi attraverso misure amministrative. Il confino, o altri metodi repressivi come pestaggi, olio di ricino o licenziamento nel caso si lavorasse nell’ambito pubblico, erano comminati agli omosessuali sulla base del Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza, che dava alla polizia il potere discrezionale di eliminare dalla convivenza sociale un individuo che ponesse in essere un qualsiasi atteggiamento “scandaloso”. Per questo bastava un processo sommario e non erano necessarie prove ulteriori alla “parola d’onore” della stessa polizia che rilevava l’atteggiamento proibito e proponeva la punizione.
La repressione dell’omosessualità venne dunque affidata all’intervento della polizia che, dopo aver sottoposto il caso alla Commissione Provinciale, provvedeva alla diffida o all’ammonizione e al diffido. Furono oltre 20mila le pratiche di ammonizione nei confronti degli omosessuali. Molti omosessuali furono anche confinati in isole del Mediterraneo, in particolare le Tremiti.
Nel 1938, il sindaco e il questore di Catania fecero arrestare e confinare quarantacinque suoi concittadini che si supponeva omosessuali. In breve vennero concentrati a San Domino, un'isola delle Tremiti all'epoca quasi deserta.
A San Domino si arrivava ammanettati e poi si era lasciati senza acqua corrente, senza elettricità, esiliati dal resto del mondo senza che si fosse commesso, né formalmente, né praticamente, alcun crimine. Anche altri furono i luoghi di confino fascista per gli omosessuali, ma San Domino fu il solo ad essere esclusivamente dedicato a questo. Non solo catanesi sull'isola: infine la colonia raggiunse una consistenza di almeno sessanta persone. L'avvio della guerra concluse questa esperienza nel 1939 e gli ospiti
Si sapeva che le Tremiti furono terra di confino – dalla dominazione borbonica fino agli anni del fascismo – per criminali e detenuti politici. Non si sapeva, invece, che le Diomedee durante il ventennio mussoliniano furono anche una colonia penale per omosessuali. Meglio: per pederasti, visto che il regime con tutto il disprezzo possibile li chiamava così. Dall’estate del 1939 alla fine dell’anno successivo quasi un centinaio di gay e transessuali vennero deportati nelle isole e lì costretti a soggiornare. Non a San Nicola, dove stavano i “confinati politici” (fra cui anche Sandro Pertini che, si dice, rimase nell’isola qualche mese, nel ’39), ma a San Domino che all’epoca era praticamente disabitata, se si esclude la presenza di pochi contadini.
Essere pederasti era un reato punito con cinque anni di confino, e comunque con l’esposizione al pubblico ludibrio, perché era una vergogna da nascondere, una malattia da non diffondere. Uno dei “deportati” delle Tremiti - tanto per fare un esempio - arrivava da Salerno, si chiamava Fefè, e a Salerno aveva provato a inserirsi nella normale vita sociale fino a chiedere la tessera del “partito nazionale fascista”. Tessera che gli fu negata «perché il richiedente è notoriamente affetto da pervertimento sessuale e pertanto disistimato e schivato».
Tra i luoghi in cui gli omosessuali sono confinati, oltre a San Domino delle isole Tremiti, Ustica, e Ventotene, si ricorda il comune sardo di Carbonia - creato dalla dittatura e dove il lavoro dei prigionieri è sfruttato in miniera. Diverso, come in Germania, il caso delle lesbiche: esse incorrono più che altro in sanzioni morali e sociali, sono emarginate, magari arrestate, perseguite con motivazioni pretestuose quali supposte malattie mentali. Particolarmente accaniti nella denuncia del lesbismo sono preti e psichiatri: dato che l'omosessualità femminile non è perseguibile penalmente, la stigmatizzazione delle lesbiche avviene decretandole malate di nervi (isteriche).
“La città e l’isola”, è un libro di due ricercatori, Gianfranco Goretti e Tommaso Giartoso. pubblicato dalla casa editrice Donzelli. E’ il frutto di una ricerca storica su 45 pederasti di Catania che subirono la discriminazione e la repressione del regime fascista. Arrestati, condannati, trasferiti prima in altre isole del sud (Ustica, Favignana, Lampedusa) e poi tutti insieme alle Tremiti. Dove trovarono altri omosessuali provenienti da Palermo, Salerno, Firenze, Sondrio, Vercelli.
Goretti per due volte ha visitato le Diomedee in cerca di testimonianze utili alla sua ricerca: «Ho incontrato parecchie difficoltà» racconta «La gente del posto non parla volentieri Alla fine, si è dovuto affidare alle parole di Gaetano Carducci, ultranovantenne che rappresenta la memoria storica delle Tremiti. O ai documenti rinvenuti nell’Archivio di Stato.
Agli omosessuali, non era infatti concesso abitare in case private. Erano ammassati in due cameroni sulla strada della Cala dei Benedettini, guardati a vista da un paio di carabinieri che all’imbrunire chiudevano a chiave gli ingressi, salivano sulla barca che li riportava a San Nicola per la notte, e ritornavano il mattino seguente. Nei cameroni non c’era bagno, ma solo i pioli, un’attrezzatura di fortuna per le necessità della notte. A uno dei prigionieri veniva affidato il ruolo di capocamerone e stabiliva i turni per tutte le incombenze: lo svuotamento dei pioli, la cucina, le pulizie, la raccolta delle fascine nel bosco e dell’acqua alla fontana
C'è anche un romanzo a fumetti che tratta questo argomento: "In Italia sono tutti maschi" di Luca De Santis e Sara Colaone
Puntata#26: Una Strada Diversa - Homelessness e persone LGBT/Riot Grrrl Day/Obama contro le terapie curative/F.U.O.R.I./Caracover/Destroy Your Fag Icon & Most Cake! Special Guest: Carlo Francesco Salmaso il ricercatore di Avvocato di strada Onlus nel progetto "Una Strada Diversa - Homelessness e persone LGBT".
F.U.O.R.I.
Il 15 Aprile 1971 il quotidiano La Stampa pubblica un articolo del neurologo Andrea Romero dal titolo “L’infelice che ama la propria immagine” creando una serie di reazioni furiose da parte degli omosessuali, offesi dalle teorie del medico che considerava l’omosessualità come una malattia. Il quotidiano rifiutò poi, di pubblicare le lettere di protesta inviate da vari omosessuali di Torino, e innescando il processo che pavrebbe portato alla nascita del Fuori. Enzo Francone aveva fondato il movimento omosessuale italiano proprio nel 1971 a Torino, per rispondere a quell’articolo: «allora le posizioni della psichiatria nei confronti dell’omosessualità parlavamo di malattia e di perversione».
Fuori! (F.U.O.R.I., acronimo di Fronte unitario omosessuale rivoluzionario italiano), la prima associazione del movimento di liberazione omosessuale italiano, attiva negli anni ’70, con sede a Torino, nata dal lavoro di gruppi di omosessuali di Milano, Roma e Torino, che si erano incontrati per ragionare insieme dei problemi che affliggevano i gay italiani.
Figlio del Fuori! fu anche la rivista omonima, la prima pubblicazione per gay in Italia, pubblicata dal ’72 al l’82, la cui redazione era formata da Angelo Pezzana, Mario Mieli e Alfredo Cohen.
Sanremo, 4 aprile 1972: un gruppo di giovani carichi di rabbia e di ideali prepara i cartelloni che esibirà il giorno dopo, 5 aprile, in occasione di quella che passerà alla storia come la prima manifestazione omosessuale italiana. Si tratta dei ragazzi e delle ragazze del Fuori! Tra loro c’è Enzo Francone, fondatore del movimento insieme ad Angelo Pezzana. Ma alla manifestazione c’erano anche francesi – tra loro la scrittrice femminista Françoise d’Eaubonne – belgi e alcuni rappresentanti del Gay Liberation Front di Londra, capitanati dall’italiano Mario Mieli
Ricorda, in un’intervista Enzo Francone: «A Sanremo, fuori dalla sede di un congresso di sessuologia contro il quale manifestavamo, eravamo una ventina. Allora l’omosessualità era considerata una malattia e uno dei nostri cartelli di protesta recitava: Chirurghi, siamo qui per curarvi. Girava la voce che, attraverso quel congresso, si volesse dar vita ad una legge contro l’omosessualità, considerata una perversione. I gay venivano definiti pervertiti, invertiti o travestiti».
Così scriveva Angelo Pezzana, uno dei fondatori del Fuori!, sul primo editoriale della rivista: “Per la prima volta degli omosessuali parlano ad altri omosessuali. Apertamente, con orgoglio, si dichiarano tali. Per la prima volta l’omosessuale entra sulla scena da protagonista, gestisce in prima persona la sua storia (…). Il grande risveglio degli omosessuali è cominciato. E’ toccato a tanti altri prima di noi, Ebrei, Neri (ricordate?), ora tocca a noi. Ed il risveglio sarà immediato, contagioso, bellissimo.”
Nel novembre 1974 al suo IV Congresso il Fuori! conclude un patto federativo con il Partito Radicale, rinunciando all’idea di essere associazione di tutti gli omosessuali italiani per divenire un’associazione di omosessuali che si riconoscono nel Partito Radicale. Mario Mieli in polemica con questa scelta, abbandona l’associazione. Negli anni seguenti il Fuori! svolge le funzioni di gruppo di pressione verso le istituzioni, i mass media e le amministrazioni locali. Nel 1979 militanti del Fuori! riescono ad incontrare ufficialmente i sindaci di Torino Diego Novelli e di Roma Giulio Carlo Argan, come pure la direzione nazionale della Rai.
Con il convegno “La Politica del Fuori! negli anni 80″ e poi con il VII congresso del 1980 l’idea base è la creazione di Comunità di lesbiche ed omosessuali in tutte le città, con fini politici, culturali, ricreative e di autodifesa. Il Fuori! si è ufficialmente sciolto nel 1982.
Le teorie riparative per l’omosessualità
Con un gesto senza precedenti si è mosso il Presidente degli Stati Uniti in persona per dire no ai tentativi, solo «dannosi», di «curare» gay, lesbiche, bisessuali e transgender. «La maggioranza delle prove scientifiche dimostra che le terapie di conversione, specialmente se praticate sui giovani, non sono appropriate né dal punto di vista medico né da quello etico e possono causare gravi danni» ha scritto la consigliera Valerie Jarrett nel comunicato ufficiale della Casa Bianca a commento della pubblicazione, sul sito whitehouse.gov, della petizione per una legge che le vieti. «In linea con la sua determinazione di proteggere i giovani americani, questa amministrazione sostiene gli sforzi per vietare le terapie di conversione sui minori», ha aggiunto. Il fenomeno è al centro di feroci polemiche negli Stati Uniti in particolare dopo il suicidio di una ragazza transgender di 17 anni, Leelah Alcorn, che si è tolta la vita dopo che un «terapeuta» religioso ha cercata di convertirla. Ma esiste anche in Italia.
Vittorio Lingiardi – psichiatra, professore di Psicologia dinamica presso la Facoltà di Medicina e Psicologia all’università La Sapienza di Roma e co-autore delle linee guida dell’Ordine degli psicologi per la consulenza psicologica con persone lesbiche, gay, bisessuali – ha espresso con grande chiarezza cosa significhino le teorie riparative dell’omosessualità in un’intervista con il Corriere della Sera. Ecco alcuni punti fondamentali.
«Il grave equivoco “terapeutico” delle riparative è pensare che il terapeuta possa e debba aiutare qualcuno a superare l’omosessualità. Invece deve capire insieme al paziente le ragioni per cui questi non si accetta come omosessuale. Quindi ancora una volta è un problema di omofobia interiorizzata dal paziente, e di eterofilia esplicitata dal terapeuta». Cosa intende Lingiardi per eterofilia? «Uno psicologo o uno psichiatra che ritiene l’orientamento eterosessuale sia preferibile a quello omosessuale è prima di tutto vittima di un’ignoranza scientifica».
«Qualunque tentativo di modificare l’orientamento sessuale di una persona è destinata non solo al fallimento (cosa che per altro aveva già scritto Freud nel 1920), ma anche a procurare sofferenza psichica. Alla non accettazione di sé si aggiungono il senso di fallimento, un pesante crollo dell’autostima e problemi nelle relazioni. Sappiamo anche che le persone gay, lesbiche e transgender che non si accettano hanno un rischio di suicidio più alto».
«Nel nostro Paese pochissimi ammettono esplicitamente di condurre le cosiddette terapie riparative, cioè interventi psicologici e comportamentali mirati a trasformare una persona omosessuale in eterosessuale. Ma una ricerca che abbiamo condotto con Nicola Nardelli e Emiliano Tripodi mostra che anche nel contesto clinico italiano molti terapeuti pur non chiamando le loro terapie “riparative”, propongono ai loro pazienti che non accettano la propria omosessualità percorsi di “modificazione” dell’orientamento sessuale».
Riot Grrrl Day
A Boston, il sindaco Martin J. Wash, ha proclamato lo scorso 9 Aprile 2015 Giornata Delle Riot Grrrl, in onore a Kathleen Hanna, che quel giorno si è esibita in un teatro della città per parlare di femminismo, arte e politca. La proclamazione di questa ricorrenza è stata creata con l’aiuto del capo della polizia di Boston, Joyce Linehan che ha dichiarato: “Ci sono un sacco di riot grrrl nel dipartimento di polizia di Boston!” ed è stata realizzata ispirandosi al vecchio manifesto delle riot grrrl!
Perché non celebrare anche qui un bel Riot Grrrl Day?
In Canada per celebrare l'International Day of Pink - manifestazione canadese contro il bullismo omofobico - l'agente Luke Watson, di Toronto, ha optato per un messaggio forte: ha deciso di farsi colorare il capelli di un rosa acceso per poi e ha pubblicato su Twitter la sua nuova acconciatura. Il giorno dopo l'agente ha sfoggiato il suo look nelle scuole della città, spiegando che "l'International Day of Pink è molto più che un semplice appuntamento contro il bullismo lgbt: esso celebra la diversità e invita ad accogliere con mente aperta ciò che è diverso da noi"
In Italia con lo slogan “Diversamente Uniformi”, Polis Aperta associazione lgbt appartenenti alle Forze Armate e Forze dell’Ordine promuove i diritti della comunità all’interno dei vari corpi armati dello Stato. Un centinaio di simpatizzanti, provenienti dalla rete delle forze dell’ordine di tutta Europa, si sono dati appuntamento a Torino per confortarsi sullo stato dei diritti. E se in Italia i passi da fare sono ancora molti, in molti paesi, specie nel Nord Europa, la situazione che raccontano è certamente migliore. “Stiamo facendo grandi passi avanti – spiega Herman Renes, capo ispettore della polizia nazionale olandese – 20/25 anni fa dovevo nascondere il mio orientamento sessuale, ora non è più un problema”
Homeless e LGBTQ
Una recente indagine svolta in tutta l’Inghilterra, Scozia e Galles ha portato alla luce una drammatica verità sui giovani LGBT britannici. Un quarto dei giovani senzatetto della Gran Bretagna sono cittadini LGBT.
La ricerca è stata condotta dall’associazione di volontariato The Albert Kennedy Trust (AKT – L’Albert Kennedy Trust è un’organizzazione di volontariato con sede in Inghilterra, creata nel 1989 con lo scopo di aiutare i giovani cittadini LGBT che vivono per strada, in ambiente ostile o in emergenza abitativa. Tutto è iniziato a Great Manchester nel 1989, poi a Londra nel 1996 e a Newcastle nel 2013. L’organizzazione di volontariato è stata dedicata ad Albert Kennedy -31 gennaio 1973-30 aprile 1989-, un ragazzo di 16 anni che dopo essere scappato dalla cura dei servizi sociali è deceduto da un tetto di un parcheggio nel centro di Manchester mentre era inseguito da alcuni aggressori) che ha distribuito un sondaggio, composto di 36 domande nei 437 fornitori di alloggi della Gran Bretagna per esplorare le varie esperienze dei giovani senzatetto di età compresa tra i 16 e 25 anni che s’identificano come cittadini LGBT, dando esiti preoccupanti.
L’indagine ha portato alla luce il drammatico dato che dimostra come i giovani LGBT hanno maggiori probabilità di ritrovarsi senza casa e in mezzo ad una strada rispetto ai loro coetanei non-LGBT, infatti, ora nel Regno Unito il 24% della popolazione dei giovani senzatetto è composto di LGBT.
Purtroppo un 69% dei giovani senzatetto LGBT sono stati costretti ad abbandonare le loro case familiari a causa del rifiuto alla loro sessualità ma anche abuso mentale, emotivo o sessuale, da parte di un membro della famiglia e anche aggressioni o violenza fisica all’interno della propria casa. Un luogo che dovrebbe proteggere e che invece si trasforma in un vero e proprio inferno per i giovani LGBT.
I giovani senzatetto LGBT sono maggiormente esposti a episodi di violenza, a rischio di sfruttamento sessuale e abuso di sostanze (alcol e droga) rispetto ai loro coetanei senzatetto non-LGBT e secondo alcune statistiche di uno studio di New York, pubblicato dall’Urban Institute, ha evidenziato il terribile fenomeno della prostituzione sessuale (sesso di sopravvivenza) dei giovani senzatetto LGBT. Molti di questi giovani dichiarano di ‘non sentirsi vittime’, nonostante i pericoli legati alla prostituzione.I rapporti dimostrano che anno dopo anno c’è stato un aumento del fabbisogno per i servizi di sostegno per i giovani senzatetto, purtroppo le misure di austerity imposte dal governo britannico hanno fatto in modo che queste voci sociali subissero dei pesanti tagli, portando la quantità degli alloggi disponibili ai senzatetto del Regno Unito al dato più basso dal 2009.
Negli Usa si contano circa 500mila giovani senzatetto ed il 40% di loro è gay. Ad inflazionarne la percentuale è l'elevato numero di casi in cui i ragazzi i ragazzi vengono buttati fuori casa dai genitori a causa del loro orientamento sessuale, perlopiù sulla base di presunte motivazioni religiose.
Ed è così che da New York ha preso il via nel 2014 una campagna volta a garantire la cura e la tutela di tutti i giovani senzatetto, chiedendo allo stato federale di riconoscere un rifugio sicuro a tutti gli under-24.
Promotrice della campagna è The Ali Forney Center, una delle principali associazioni statunitensi impegnate in attività che possano permettere ai giovani senzatetto di poter diventare indipendenti. L’associazione pubblicò sul New York Times una lettera aperta ricolta a Papa Francesco per chiedere un cambiamento nell'approccio della Chiesa e un intervento del capo della «più grande e influente organizzazione cristiana nel mondo» a sostegno della sensibilizzazione e dell'accoglienza di questi ragazzi (nel 2012 l'arcivescovo di New York arrivò a negare l'accoglienza dei gay nei centri cattolici per senzatetto, ndr).
La petizione “Homeless Period”
Il 27 Marzo è stata lanciata in Gran Bretagna la petizione “The Homeless Period”, per chiedere al governo di distribuire nei centri di assistenza per senzatetto pacchetti di assorbenti, così come vengono già dispensati i preservati e ha stimolato le persone a donare pacchetti di assorbenti e tamponi ai centri di ricovero e rifugio per i senza tetto. Tutto è nato da un dettagliato dossier pubblicato da Vice e supportato da studi e indagini, a gennaio scorso che ha fatto luce sulla condizione delle donne homeless.
Come se i disagi, la sofferenza e la solitudine di una vita vissuta per strada non fossero già abbastanza dolorosi. Così, a ricordare – come se ce ne fosse bisogno - a queste donne quanto può essere dura e umiliante la loro esistenza, arrivano le mestruazioni. E quando arrivano e non si ha una fissa dimora, oltre ai comuni dolori, la spossatezza e talvolta quella sottile depressione che si insinua tra le piaghe della quotidianità: come decidere se mangiare o tutelare la propria igiene personale. Quell’igiene intima che troppo spesso queste donne sono costrette a dimenticare e che ogni volta che non viene rispettata, quasi fosse violata, ricorda a ognuna di loro quanto sia umiliante non avere neppure un assorbente con cui potersi proteggere.
Quando mancano i soldi anche per comprare qualcosa da mangiare, è assai probabile che un pacchetto di assorbenti risulti un miraggio da guardare da lontano. E allora ci si arrangia come si può.
Nei bagni pubblici, con la carta igienica o con qualche straccio trovato chissà dove. O ci si arma di coraggio, si cela l’imbarazzo e lo si chiede a qualche amico o passante, preferibilmente di sesso femminile. Altrimenti la soluzione è quella più ovvia e nota: il taccheggio. È questo ciò che è emerso dai racconti di migliaia di donne senza tetto che vivono nel Regno Unito.
Puntata#25: Studenti contro l’omofobia/Malta, isola cattolica ma avanguardia per transessuali/Cassazione e asilo per i migranti/Er papa buono colpisce ancora/Il delfinario di Rimini/La petizione “Homeless Period”/Homeless LGBTQ/Caracover/Destroy Your Fag Icon e Most Cake
Malta, isola cattolica ma avanguardia per transessuali
Una delle isole più cattoliche del mondo: Malta, si è distinta per una delle leggi più moderne in tema di diritti dei transessuali
In una delle leggi più avanzate al mondo sull’identità di genere, il Parlamento della cattolicissima isola ha vietato categoricamente qualunque procedimento chirurgico non necessario sulle caratteristiche sessuali di una persona senza il consenso dell’interessato. Permettendo così ai genitori di posticipare l’immissione di un marcatore di genere sul certificato di un bambino nato intersex. Inoltre, le persone transessuali legalmente sposate manterranno il proprio stato civile anche quando ci sarà il cambiamento legale dell’identità. Che viene consentito attraverso semplice presentazione di una dichiarazione giurata di un notaio. Questo diventa l’unico caso nella legislazione maltese di riconoscimento del matrimonio tra persone dello stesso sesso. · Anche i minorenni potranno accedere a tutti i diritti previsti dalla legge. Sono state inserite anche tutele in ambito lavorativo e si è ampliato il catalogo dei crimini di odio.
L’avanzata norma è stata approvata in terza lettura dal Parlamento e ora manca solo la firma della presidente Maria Louise Coleiro Preca per la promulgazione
E noi stiamo ancora a parlà di matrimoni in chiesa oh my god!
Gatti neri non fotogenici e gatti bianchi portafortuna?!
Sono sempre di più le persone nel Regno Unito che abbandonano i propri gatti neri perché, a causa del colore del pelo, non vengono bene nelle fotografie da pubblicare sui social network. Per questo le bestioline sono affidate ai centri di soccorso animali. A denunciare il fatto è la Rspca, la Royal Society for the Prevention of Cruelty to Animals, ovvero la protezione animali britannica, ripresa dall’Indipendent.
Secondo le dicerie popolari, il gatto nero porta sfortuna. A quanto pare oggi questi gatti sono da considerarsi nefasti anche perché in foto non vengono bene. A soffrire di questo problema sono anche i gatti bianchi. Secondo un’analisi dell’Rspca il 70 per cento degli oltre mille gatti in cura nei centri animali sull’isola sono di colore nero o bianco e nero. L’agenzia Blue Cross ha aggiunto spiegando che il numero dei felini accolti presso le loro strutture dal 2007 al 2013 è aumentato ogni anno del 65 per cento.
Questo ha portato ad un affollamento dei gattili di micetti scuri che non trovano in padrone. La stessa cosa è accaduta anche con i cani dalla pelliccia nera. Anche loro, così come i gatti, non vengono bene nelle foto da caricare sui social network. E così le due specie sono confinate nei centri di accoglienza. I potenziali padroni quando vedono il colore del loro manto chiedono se non c’è qualcosa di diverso. Eppure i gatti neri nella cultura inglese sono portatori di fortuna e di belle notizie. Ma evidentemente questo non è il loro momento.
In Giappone invece, il gattino con la zampa alzata è una sorta di portafortuna. Si trova spesso all’entrata di negozi, ristoranti ed altre attività. Il suo nome è Maneki Neko, che significa letteralmente “gatto che fa un cenno”. Queste statuine hanno varcato da tempo i confini del Sol Levante, ma la loro casa resta sempre Gotokuji, un tempio che si trova nella periferia di Tokyo. E che è pieno di Maneki Nemo: se ne contano a centinaia. Narra la leggenda che, alcuni secoli fa, un feudatario durante un temporale trovò riparo sotto un albero davanti al tempio Gotokuji. E che un gattino bianco gli fece un “cenno”, invitandolo a seguirlo all’interno. Cosa che il signore fece. Pochi istanti dopo un fulmine colpì l’albero. Il felino, insomma, lo aveva salvato da morte certa.
Puntata #24: Cane domestico..origine neolitica!/una bella slinguazzata dal cane è salutare/pinguini gay scandalizzanoe altri pinguini sciolgono il cuore/animali più finocchi del globo/gatti neri non fotogenici e gatti bianchi portafortuna!/Caracover/Destroy Your Fag Icon & Most Cake. Special Guest Star: Sara Giovannini, istruttrice presso il canile di Trebbo, Gala Brescia, istruttrice presso il canile di Sasso Marconi e Sara Cannizzaro, volontaria presso il canile di Sasso Marconi.
Gli animali più finocchi del globo. La natura è questa!
Se pensate che ci sia in atto un complotto dei gay/trans/lesbiche per conquistare il mondo a partire dalle scuole, insomma se la pensate come la cardinala richelier, vi diamo una notizia…siete fottuti! Perché pure gli animali sono froci e attenzione cardianala, perché una mattina potresti aprire il portone della chiesa d’oro zecchino e trovarti una bella giraffa maschia che ti guarda languida pronta a farti vedere le stelle sante!
Ecco alcuni degli animali più finocchi del globo:
I montoni domestici sono statisticamente tra i mammiferi più estesamente gay esistenti in natura. Studi scientifici hanno dimostrato che fino ad un incredibile otto per cento di ovini maschi possono formare esclusivamente legami di coppia maschio-maschio, abbandonando ogni contatto con i montoni di sesso femminile. Queste coppie dello stesso sesso non si accoppiano, ma si comportano come una coppia in tutto e per tutto. Le mandrie omosessuali spiccano come esempio di relazione differente tra animali, ma sono ovviamente molto meno popolari tra gli agricoltori, che cercano di allevare (e far procreare) il maggior numero di montoni possibile.
Nel 2007, gli scienziati che studiano gli albatri di Laysan di Oahu hanno notato che il sessanta per cento degli uccelli presenti era di sesso femminile, e che il trentuno per cento di tutte le coppie di albatri erano lesbiche. Queste coppie di uccelli femmine esibiscono tutti i comportamenti di un classico legame di coppia, impegnandosi nella nidificazione, scambiandosi baci e altri atteggiamenti simili.Gli albatri di Laysan sono normalmente altamente difensivi quando percepiscono degli intrusi, motivo per il quale sembra chiaro che l’accettare un’altra femmina nel nido è indice di un vero e proprio legame di coppia. Le coppie dello stesso sesso possono durare più a lungo di quelle tradizionali e, in un caso riportato, addirittura diciannove anni. In Nuova Zelanda, è stata riscontrata una coppia dello stesso sesso anche tra gli albatri reali, suggerendo che il fenomeno possa essere ancora più diffuso di quanto si pensi.
I delfini sono considerati tra gli animali più intelligenti del regno animali, paragonabili sia agli scimpanzé che agli esseri umani per quanto riguarda le abilità cognitive e sociali. La struttura sociale dei delfini è piuttosto diversificata e vi sono stati identificati numerosi legami omosessuali. V’è stato persino un caso incredibile, in cui una coppia di tursiopi gay (un genere di delfini) è stato insieme per circa diciassette anni. Molti altri delfini si sono rivelati bisessuali, apprezzando del contatto fisico dello stesso sesso come dell’opposto.
I bonobo, fisicamente somiglianti a dei piccoli scimpanzé, sono tra gli animali più intelligenti in natura, nonché i parenti più prossimi degli esseri umani. Diversamente dagli scimpanzé (e dagli uomini), i bonobo sono molto più bonari e meno violenti; vivono in colonie ben organizzate e le loro interazioni, specialmente in caso di conflitti, sfociano nell’amore piuttosto che in scontri aggressivi.Queste comunità seguono un modello matriarcale, favorito dalla tendenza delle femmine di bonobo ad associarsi fra di loro. L’eccezionale propensione dei bonobo a praticare sesso ricreativo, ovvero non riproduttivo, anche omosessuale, serve ad appianare le tensioni all’interno del gruppo ed è indice di una forma evoluta di comunicazione sociale.
Il Rupicola peruvianus è l’uccello nazionale del Perù e vive nelle foreste amazzoniche dalla Colombia alla Bolivia. Sorprendentemente, fino al quaranta percento dei maschi di questa specie ha rapporti omosessuali. A differenza degli Albatri discussi in precedenza, in questo caso il sesso omosessuale è una prerogativa strettamente maschile, forse derivata dall’alta densità di popolazione e dalla notevole competizione per le femmine.Gli incontri tra individui dello stesso genere sembrano anche soddisfare la loro ricerca di opportunità di esprimere la loro unità nell’accoppiamento promiscuo e l’aumento della loro stabilità sociale.
I leoni africani possono essere annoverati tra quegli animali che presentano unioni omosessuali. Una certa percentuale di leoni africani maschi, infatti, abbandona le femmine disponibili per formare gruppi costituiti da individui dello stesso sesso.La monta tra leoni maschi è stata ampiamente documentata, così come diversi comportamenti generalmente riservati a coppie di genere opposto. Sebbene molte altre società animali siano strutturate in maniera tale da favorire l’accoppiamento tra individui dello stesso sesso, le ragioni delle associazioni tra leoni maschi sono ad oggi sconosciute.
E’ un dato di fatto che anche gli insetti possano essere gay. Le libellule sono tra gli insetti predatori più evoluti e sono noti a molti le loro spettacolari danze di accoppiamento e i loro violenti incontri sessuali. Ma la presenza del sesso opposto non è necessariamente un prerequisito per queste attività: diversi studi hanno evidenziato una frequenza piuttosto alta di accoppiamenti tra libellule dello stesso sesso
Puntata #23: demisessuali/ancora un alto episodio di omofobia/vacanze all’estero/la mostra di Bjork a New York/sentenza storica della Corte europea dei Diritti Umani/Caracover /Destroy Your Fag Icon /MostCake
Pinguini sciolgono il cuore di un dolce vecchiettino!
Più si diventa vecchi e più si diventa saggi. E il massimo della saggezza, a quanto pare, è cucire maglioni per pinguini. Almeno, questo è ciò di cui si è convinto Alfred Date, l’uomo più vecchio d’Australia (109) anni, che impegna i pomeriggi della sua vecchiaia lavorando a maglia per aiutare dei poveri animali in difficoltà.
Nel 2013 la Victoria’s Phillip Island Penguin Foundation aveva chiesto a volontari di creare maglioni per proteggere una rara specie di pinguini dalle perdite di petrolio diffuse in mare. Se vi sfugge come un maglione possa aiutare un pinguino, sappiate che il petrolio colpisce le piume del pinguino, le separa e le indebolisce. Il maglione serve a impedire che l’animale, sporco di petrolio, cerchi di ripulirsi e le perda. In più, dal momento che le piume non riescono più a costituire una barriera per il freddo, è anche un modo per proteggerlo.
Di fronte a questo appello, come poteva Alfred Date, che in fondo si annoiava anche, dire di no? Nato nel 1906, Date è un uomo di un altro mondo. Conobbe i tempi in cui in Australia (e nel resto del mondo) non esisteva la televisione, era piccolo, ma ricorda ancora l’affondamento del Titanic del 1912 e la dichiarazione di guerra del 1914. Negli anni non ha perso il senso dell’umorismo. A chi gli chiede cosa pensa del mondo, “È rotondo”, risponde. E a chi gli chiede il segreto per invecchiare a lungo, “svegliarsi ogni mattina”.
E così si è imbarcato in una nuova avventura, ha imparato il lavoro a maglia e ha deciso di aiutare degli animali in difficoltà. Forse la saggezza, dall’altra parte del mondo, è questa.
Puntata #22: Assorbenti Femministi/Stella Gibson, detective riot/omofobia italiana/emoticon anti razziste/Caracover/Destroy Your Fag Icon & Most Cake