Insomma, c'è questo progetto
che si chiama Re-framing home movies che si propone di costruire film e documentari sulla base di materiale filmico amatoriale custodito in archivi volti alla conservazione e catalogazione di tali documenti, e in occasione di una giornata del FAI, abbinata alla visita di un palazzo storico di qua, c'era anche la mostra di alcune opere del festival collegato, nonché un incontro con alcuni degli artisti.
E c'era questa ragazza che presentava la sua opera, un libro fotografico che riassumeva la sua esperienza: venuta in possesso di un fondo archivistico unico ma proveniente da due famiglie in apparenza incompatibili, aveva sospettato l'esistenza di una grande storia, chissà, un amore clandestino, una storia che avrebbe potuto prendere vie differenti a seconda delle diverse contingenze, uno sliding doors, chissà. Alcuni luoghi e circostanze sembravano essere comuni alle due raccolte di film amatoriali, coincidenze troppo marcate per poter essere solo tali. Nel libro sono riportati anche email e stralci di conversazioni su WhatsApp con una persona cara a cui l'autrice manifestava il suo entusiasmo ogni qual volta un elemento nuovo andava a corroborare la sua tesi dell'esistenza della Grande Storia.
ATTENZIONE SPOILER: alla fine del libro, c'è un'email in cui chiedeva al destinatario di leggere tutto il libro allegato prima di proseguire nella lettura dell'email. Il resto dell'email infatti altro non era che l'ammissione di aver preso un abbaglio: non esisteva nessuna Grande Storia, le due famiglie non erano venute a contatto se non nell'ultima generazione, quando hanno riunito le due eredità di filmati amatoriali e li avevano donati all'archivio, e tutte le coincidenze che via via aveva incontrato erano, appunto, solo coincidenze.
L'autrice concludeva che, nonostante la delusione per non essersi imbattuta in una storia che valesse la pena di essere raccontata, aveva comunque imparato qualcosa di più su se stessa.
Abbiamo così bisogno di grandi storie, di modelli ispiratori, che a volte ce le raccontiamo da soli, o le vediamo anche dove non sono.
"Ci sono domande?"
No, non avevo domande, avrei solo voluto abbracciare la ragazza e dirle "I feel you, bro".
Nel senso: anche io leggevo i blog di Libero.it e ne venivo coinvolto: grandi storie di amori contrastati, amanti lontani che gridavano forte i loro desideri repressi con ambizioni letterarie se non poetiche, storie di malattie e guarigioni, storie di famiglie infelici, ciascuna a modo suo, in inconsapevole omaggio a Tolstoj, e così via. Poi ti capita di conoscere più da vicino i protagonisti di quelle storie e ti rendi conto di come la Grande Storia non rappresenti che una percentuale minima della loro vita, che le Grandi Storie sopravvivono a stento, soffocate dalla quotidianità - come è inevitabile che sia per la stragrande maggioranza delle persone - e a volte, nonostante l'impegno dei protagonisti, non riescono nemmeno a togliersi di dosso quella patina di squallore. Anche quando incontri gli amici e vi raccontate le cose eccezionali che vi son successe dall'ultima volta che vi siete visti, e però ovviamente sottacete i tempi lunghissimi della rottura di coglioni, del vegetare davanti a una tv, delle pulizie di casa, la spesa, il tempo per andare al lavoro, spesso il lavoro stesso, che pure ci impegna per un terzo dell'esistenza. Per non dire di quelli che riuscivano a raccontare, o perlomeno a farti intuire, una Grande Storia in poche righe di un post e poi, quando spiccano il volo verso una carriera letteraria vera, pubblicano un libro che ti suscita l'unica reazione di chiederti "ma che, davero?". E per tacere della politica: il fuoco della passione per le idee che piano piano stempera nell'umidità della palude dell'opportunismo. La società dello spettacolo prima e quella digitale poi hanno prodotto generazioni di narcisisti, ciascuno di loro convinto di avere una vita degna di essere raccontata solo perché gliene viene data la possibilità. E via di Buongiornissimo, kaffè? con contorno di glitter. C'è di buono che, contrariamente ai filmini Super8, grandissima parte di tutta questa spazzatura digitale andrà perduta per sempre.




















