ottocentocinquantaquattro giorni dopo
Manhattan, 18:06 PM
- T'ho riconosciuta, sai?
Fai saettare lo sguardo ma fai finta di nulla, ti fingi impegnata, assorta, come sei solita fare con gli sconosciuti.
Insisto, non mi muovo, ti osservo: sei bella, come sempre.
Ti schiarisci la voce.
- Prego?
- Ti ho riconosciuta.
Mi guardi, questa volta mi concedi di più di una rapida occhiata: vedo un lampo di ricordi attraversarti le iridi nere.
- Gabriele..?
- Ginevra
Mi siedo davanti a te.
- Non ti ho invitato a sederti.
- Ma l'hai pensato
Vedo l'ombra di un sorriso incresparti la bocca.
Sospiri.
- Non è cosi
- Ma vorresti averlo fatto
- Gabriele..
- Ti ho pensata tanto.
Si scuote il cuore, ma la voce si finge sicura
- Come?
- Io, ti ho pensata
- Mi hai pensata.
- Si
- Gabriele
- Ginevra?
Ti sorrido.
Scuoti la testa, abbassi gli occhi, li nascondi sotto quelle ciglia lunghissime.
- Cosa aspetti che ti dica?
- Che mi hai pensato anche tu.
Non rispondi subito. Sei cresciuta in due anni, sei una Donna. Ora soppesi le parole, le persone.
- Che ti ho pensato anch'io..
- Si
- Te ne sei andato via, Gabriele.
- Lo so
- Ah, lo sai? meno male. Dunque, adesso, dopo due anni e quattro mesi, piombi di nuovo nella mia vita, ti siedi al mio tavolo in un bar e ti aspetti che ti dica che t'ho pensato?
Non sei cambiata: quando il cuore corre non ti concedi mai una pausa per respirare.
- Non me lo aspetto
- No?
- No, lo spero
- Cosa vuoi, Gabriele?
- In questo momento?
- No, da me, cosa vuoi? Perché sei qui?
- Prima tu, non mi hai risposto: mi hai pensato?
- Gabriele, per favore
- Lo hai fatto.
- L'ho fatto.
- Ginevra..
- Gabriele?
- Non avevo scelta
- C'è sempre una scelta!
- Io t'amo ancora
trattieni il fiato
- Smettila
La voce ridotta ad un sussurro
- Non posso, non riesco..
Un attimo di silenzio, mi trapassi con gli occhi.
- Sei più bella di quanto ricordassi, non hai un difetto.
Scuoti la testa, ed eccolo, il tuo sorriso sarcastico e le fossette sulle guance. Dio, se mi sei mancata.
- Sono piena di difetti
- Non è vero
- Mi mangio le unghie
- E sai dipingere magnificamente.
- A lavoro sono disordinata
- E sei la migliore nel tuo settore.
- Piango troppo facilmente
- Ed hai superato difficoltà anche più grandi te
Fai un cenno con la testa, beffarda
- Tipo te.
- ..tipo me?
Mi guardi come se fossi pazzo. E forse è così.
- E me lo chiedi anche?
Non rispondo, perché sono troppo impegnato a percorrerti con gli occhi il contorno del viso, perché so che non ti soddisferebbe nessuna delle mie risposte. Ti ho lasciata sola, è vero. Ma non potevo permettere che soffrissi ancora.
Trascini le gambe della sedia.
- Devo andare.
- Dove?
- Gabriele, Dio
- Non andare
- Si, come hai fatto tu?
Deglutisco
- Sai cosa vorrei in questo momento?
- No
- Portarti al mare
Serri le labbra, poi le mordi, scuoti di nuovo la testa
- E’ finita, Gabriele
- Sai che non è così
- Invece è così
- Mi ami ancora?
Fai una smorfia, come se qualcuno t'avesse spintonato il cuore. La stessa smorfia di due anni prima.
- No
- Non è vero
- E’ vero
- Allora perché tremi?
- Ho freddo
- E’ Aprile
- E allora?
- E allora siediti.
- Gabriele..
- Ginevra, perdonami.
A me s'incrina la voce, a te si spezza il fiato. Sapete che rumore fa l'universo quando un amore nasce per la seconda volta? Nessuno. E’ tutto uguale. E tutto diverso. Il tempo non si ferma. E il tempo non esiste.
- Non t'avevo riconosciuta subito
Corrughi la fronte
- Non ti avevo riconosciuta, hai tagliato i capelli, eppure..
- Eppure?
- Eppure, Ginevra, mi sono innamorato, ancora. Ed ero felice. Sai perché? Perché pensavo di essere libero. Ho detto, si, cazzo, sono libero. Come quando, in una situazione di allarme ed emergenza, il cervello pensa ad una quantità infinita di cose in un tempo infinitamente piccolo.
Ecco, poco prima di riconoscerti, pensavo d'essermi innamorato, finalmente, di un'altra.
Ma non c'è scampo. Non mi lasci scampo, Ginevra.
E no, non ti amo ancora. Non è vero.
Io t'amo e basta, perché mi sono innamorato di te, di nuovo, senza saperlo.
Ti guardo. Sei così dannatamente bella. Ma non piangere, Ginevra, non piangere.
- Non piangere
- Cosa aspetti che ti dica, Gabriele
- Che sei innamorata di me.
Sorridi
- Non te lo aspetti, ma lo speri
Non rispondo. Sta volta, non soppesi nulla. Non più.
- Gabriele
- Ginevra
- Sono innamorata di te
Ed io torno a respirare dopo due anni, quattro mesi,
e per tutta la vita.