Una Separazione
Anno: 2011
Regia: Ashgar Farhadi
Con: Leila Hatami, Peyman Moadi, Shahab Hosseini
Premio Oscar al miglior film straniero. Meritato.
Straordinaria pellicola iraniana sulla "superstizione". Ovviamente è una lettura del tutto personale, non me ne vogliano intere comunità religiose e milioni di praticanti. Figurarsi.
E' uno sguardo sull'Iran moderno, ancora costretto in una società maschilista, per mezzo degli occhi di una bambina, costretta dai genitori (in procinto di separarsi) a scegliere con chi stare. Come sempre non mi soffermo sulla trama che trovate ovunque, e soprattutto credo limiti molto la visione di un film, ma passo subito alle considerazioni:
Film interamente senza musica, senza uno stecchetto, un accompagnamento. NIENTE. Potrebbe risultare pesante a uno spettatore diffidente; in realtà, è una mossa vincente, che ci immerge totalmente nella storia e non permette di annoiarsi, seppure il film non sia certo un'altalena di emozioni e colpi di scena.
Probabilmente è un film per occidentali, nessun iraniano verrebbe scosso da una sceneggiatura simile, nessun iraniano ne farebbe un premio oscar. E' un film per occidentali anche per l'esasperazione, filmica, di concetti che evidentemente stanno tutt'ora alla base del maschilismo e della fede in Iran. Tutto sembra girare intorno al Corano. In ogni situazione, positiva, negativa, tragica o persino simpatica, si ricorre al Corano, quale ultima garanzia dell'onestà morale e intellettuale dell'individuo. Per dirla in maccheronico, quello che il film ci dice è: se un Iraniano va in Gelateria e prende un gelato al cioccolato, il barista potrebbe mettergli Menta o Fragola, giurando sul Corano che quello è Cioccolato. Il cliente, dapprima insospettito, gli crederebbe.
Stranamente questo concetto a mio avviso un pò esasperato della fede, si scontra con la valutazione razionale che poi i protagonisti ne tirano fuori.
Mentire, o giurare il falso sul Corano è un peccato, che va evitato assolutamente se necessario anche telefonando ad esperti del settore per sapere se quello che si sta facendo è peccato, ma più che un peccato di cui vergognarsi e flagellarsi per il resto della propria vita, sembra più una superstizione, uno scongiuro, perché il Corano tradito può far male, può portare zella.
Interessante anche il concetto di Processo per direttissima alla Forum che hanno in Iran, dove una specie di Giudice di Pace può decidere in una stanza 2metri x 2 a 40 gradi, affollata da funzionari e rubagalline, se una persona è un omicida o no, con la sola imposizione della mani (cit. R. Fuffolo).
Film dunque consigliatissimo e scorrevole, frutto di una regia pulita e attenta ai particolari e di uno straordinaria prestazione degli attori, che mai ci consentono di schierarci, e fino alla fine tra dietrofront e strani e comportamenti, incredibilmente non riescono ad uscire ne positivi ne negativi.









