La natura incontaminata, la quiete, la gioia di vivere

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La natura incontaminata, la quiete, la gioia di vivere
IL MONDO OBLIQUO
Dal Mondo obliquo, racconti degli animali del bosco sulle Terme di Sorano.
Fu un fatto straordinario, il 19 Maggio del 1853, nel pomeriggio, una pastorella appena dodicenne che si trovava a pascolare il suo gregge di pecore, insieme al fratellino più piccolo, di circa otto anni, nell’aperta campagna non distante da Sorano in località Cerreto. Il Cerreto era un vecchio podere che di fatto era divenuto un modesto caseggiato. Quel pomeriggio avvenne l’impensabile, qualcosa di grande e miracoloso, sotto la pioggia, mentre la pastorella si recava verso un capanno per ripararsi gli apparve una donna genuflessa senza sapere da dove fosse venuta, la donna era rivolta di spalle e la chiamò e la fece genuflettere, vestiva un abito bianco asperto di fiorellini rossi e cingeva una fascia di color luccicante, aveva in testa un manto di color celeste, il quale scendeva sotto le reni fino alla piegatura delle ginocchia, le chiese di pregare e le disse il come e il perché, poi la congedò verso casa.
La mattina successiva del fatto con il passa parola molti si recarono sul piccolo poggio dell’apparizione, dove trovarono una croce piantata poco prima da Nazareno , un cugino della pastorella. Le persone riunite poterono constatare con stupore che nelle zolle bagnate erano rimaste le impronte di una persona inginocchiata, dunque il racconto di Veronica era vero.
Il Tasso, in quel mentre frugava nei ricordi dei suoi antenati e mirabolanti volumi di luce si materializzavano intorno.
Cos’è questa luce ? – si chiese la Volpe –
Poi si affretto a mettersi in disparte, la coda fra le gambe e un fremito che era quasi un tremolio la avvolse, il Tasso spinse con il fiato quei volumi di luce che si aprirono a ventaglio generando piccole fiammelle che vagavano nell’aria e scendevano lungo la scarpata verso valle, s’impadronivano degli alberi avvolgendo le fronde come cupole dorate e sparivano nel cielo a gran velocità .
Poi il Tasso cadde a terra quasi tramortito e fu la volta della Volpe che sembrò incendiarsi tanta era la luce che l’avvolgeva disegnando spirali intorno, le spirali andavano a ricongiungersi con le fiammelle formando una palla di fuoco che lentamente prese volume e si levo da terra ingrandendosi sempre più, finchè scomparve del tutto.
-        Che fenomeno è questo –disse spaventato il Porcospino, mi ricorda quelle folle numerose che venivano anche da lontano per conoscere la pastorella e parlare del miracolo del Cerreto. Così fu per questo che  nacque la nuova Chiesa del Cerreto che sostituì di fatto la decaduta Pieve di Santa Maria dell’Aquila e divenne luogo di meditazione e preghiera.
Proprio in quel momento dal sentiero s’udì un rumore sordo e calò impenetrabile la nebbia, strane e fugaci apparizioni disegnavano nere tracce tra i rami e lo sbattere d’ali di voli radenti comprimevano l’aria. Gli animali si raggrupparono al centro dello spazio aperto come a formare un cerchio immaginario; furono interminabili minuti d’attesa. D’un tratto un vento impetuoso diradò la nebbia risucchiandola dentro il bosco, ai confini e un soave venticello profumato prese il suo posto accarezzando l’aria. Gli animali si scossero e furono presi da una strana allegria contagiosa, tanto contagiosa da unirli in un abbraccio. Si misero a ballare in cerchio sempre più freneticamente mentre le risa si alzavano di volume finchè caddero stremati a terra insieme al calar delle ombre che sorpresero il gruppo in un profondo sonno.
Segue:
Il Falco si posa nel bosco delle Terme di Sorano
glia animali del bosco
Dal mondo Obliquo, racconti degli animali del bosco sulle Terme di Sorano
Le indicazioni scientifiche di Giuseppe Giuli furono molto più ampie rispetto a quelle sommarie di Giorgio Santi. Il medico senese analizzò i gas che scaturivano dalla Sorgente di S. Maria dell’Aquila che risultarono così composti: per 50 volumi, 30 di acido carbonico, 15 di azoto, 10 di ossigeno: Il Giuli trovò presenti l’idroclorato di soda, di magnesio e di calce, il solfato di soda e di calce, il carbonato di calce e di magnesio.
La Volpe intervenne; - da tempo immemorabile queste acque sono state indicate per praticare immersioni, per alleviare le malattie dolorifiche, invece la buca dei Fiori l’acqua da bere come purgante, per l’ ostruzione del fegato e con dei piccolissimi effetti sulla milza. –
-        Per questo noi animali ci teniamo tanto, - aggiunse il Tasso - e quando d’inverno il freddo diventa pungente è un vero sollievo immergersi nella calde acque.-
-        Purtroppo i mie avi tramandarono quel periodo buio di decadenza di Santa Maria dell’Aquila, - fù il Porcospino a parlare; - Mentre San Quirico cresceva di abitanti e di operosità , noi eravamo ridotti al lumicino, appena 80 abitanti che certo non potevano affrontare le spese per mantenere inalterata la Pieve, la fonte battesimale asportata fu trasferita a Sorano, due degli altari interdetti dal Vescovo e le stanze destinate a fienile dal Curato distrutte da un incendio.
-        Nonostante le pessime condizioni l’Antica Pieve conservava tutta la sua forza di attrazione perché il culto per la Vergine Maria era molto radicato e forte.-
Da uno squarcio di cielo, intrepido scese un falco, tra le tegole muschiose delle nubi opache, radente tra le strade laterali segnate dai filari d’alberi, planò tra due bicocche invase dai glicini e dai muretti tra due colatoi dove proliferava la ruggine e si posò sull’erba tignosa tra la desolazione dei rami marciti e un monticello di sabbia da dove sgorgava a rutti dell’acqua.
-        OH vecchio sparviero,- disse il Tasso – era tempo che non venivi da queste parti, che buon vento ti porta ? –
-        Le vostre chiacchiere imprecise e superficiali – per me che domino dall’alto il mondo e che ero nel luogo chiamato “ la casetta “ dove il Nucci badava alle pecore mentre cadeva la pioggia e Veronica e il fratello andarono a rifugiarsi nel capanno e in quel tratto che apparve una donna genuflessa con il manto color celeste, era la Madonna al Cerreto, di cui vi narrerò in seguito………..
 Segue:
Splendido tramonto, vista dalle Terme di sorano
scorci del bosco delle Terme di Sorano
itinerari nel bosco delle Terma
Dal Mondo obliquo, Storia delle terme di Sorano raccontata dagli animali del bosco
IL Santi, ora impalpabile fantasma, ai suoi tempi non aveva mancato di osservare in questa porzione di territorio la presenza di altri tipi di rocce, rispetto all’uniforme coltre di tufo della zona “ A Poggio Bindi, luogo distante un miglio da Sorano, è una cava di marmo rosso venato di bianco capace di prendere un sufficiente polimento e di far buona figura negli ornati di Architettura, risalendo poco più verso il podere di Monteciterno trovammo scogliere di pietra calcarea fissile e rossigna “
Successivamente, mentre gli animali abbandonato il sentiero si inoltravano in un canalone ricoperto di verde muschio e scavato nel tufo, la Volpe, che non aveva certamente paura dei fantasmi e anzi conosceva bene il fantasma del Santi per averlo perseguitato e rincorso più volte, ricordò come nel settecento c’era stata una rivalutazione del termalismo in Toscana, che aveva visto impegnati medici e naturalisti, secondo le nuove teorie di cura naturale, in voga anche adesso; così si era potuto avviare il loro sviluppo in località termali come Montecatini, Montalceto, S. Giuliano, ecc.
All’attenzione dei medici e dei naturalisti non potevano sfuggire le sorgenti termali della Maremma, allora investita da grandiosi interventi di bonifica integrale voluta dai Granduchi. Giorgio Santi, con i suoi viaggi costituisce il primo esempio di questa attenzione, del tutto nuova per il territorio Maremmano, non a caso poi vi staziona come fantasma, nel tentativo di impadronirsi per sempre di questi luoghi facendovi la sua dimora stabile.
D’inverno, alle prime nebbie mattutine suole bagnarsi nell’acqua calda del Bagno di Filetta, in solitudine e la sua veste bianca diventa ancor più trasparente fino a scomparire del tutto. Gli animali ormai lo sanno e rispettosamente si tengono a distanza fino al termine dei bagni per poi avvicinarsi e andare a bere l’acqua minerale della Buca dei Fiori. Il più bello viene quando nevica e all’imbrunire la neve svapora in strani fumi gelando l’aria, allora il fantasma diventa un tutt’uno con l’ambiente, si mimetizza nel biancore creando ghirigori d’aria che si levano in cielo spruzzando nevischio e si abbattono a ondate sulla vegetazione sottostante.
Fu allora il Tasso a parlare ricordando che anche il medico Giuseppe Giuli visitò e descrisse il bagno di Filetta descrivendo il luogo scoperto dove sorgeva dominato dai venti e diceva che l’aria era così buona e s’immaginava la canonica di S. Maria dell’Aquila come una comoda abitazione a chi vi si portasse per farne uso medico. Descrisse anche il bagno che consisteva in un gran vasca quadrata circondata di muraglia, alquanto degradata e vi si trovavano manne di cattiva canapa, che era tenuta a macerare dallo scorso autunno, cosa solita farsi ogni anno in quella stagione.
Certamente, non c’era traccia dello splendore di oggi – disse il Porcospino- della cura con cui sono tenute le Terme, del Residence che vi sorge attorno, dei giardini e delle siepi fiorite, delle prelibatezze enogastronomiche che preparano, delle piscine sempre pulite , infatti adesso sono molto visitate. Il rovescio della medaglia e che non siamo più padroni del bosco, con tutti quei turisti che vengono a passeggiarci e s’incamminano verso l’interno e colgono i fiori e fanno fotografie, ma tutto sommato portano un po’ di movimento.-
Movimento ? – si levò un coro dalla famiglia di cinghiali, c’è da stare attenti che quelli non vanno per il sottile e i bambini ti tirano le pietre, così non si può brucare tranquilli e poi durante la stagione della caccia, noi siamo i primi che siamo in pericolo e non c’è luogo sicuro dove nascondersi..
segue:....
acque termali formano un laghetto
sentieri del bosco alle Terme di Sorano
famiglia di cinghiali, tra gli animali del bosco
Dal Mondo Obliquo, racconti degli animali del bosco sulla storia delle Terme di Sorano
Fu nell’incrociare una famiglia di cinghiali, che la Volpe ricordò quanto si diceva in famiglia, che il territorio di pertinenza di S. Maria dell’Aquila si presentava come una grande distesa pianeggiante di terreni nudi, parzialmente coltivati a campi aperti, interrotti qua e là da boschi e macchie, localizzate soprattutto nei pressi e intorno alle ripe profonde dei fossi e dei fiumi, con poche case in muratura e molte grotte scavate nelle pareti di tufo.
La famiglia di cinghiali brucava nel terreno aprendo buche qua e là , divelta la macchia intorno incuranti del passare della Volpe e degli animali al seguito, compreso il bambino con il cane. Ma il cane, forse per un preteso senso territoriale o forse perché abituato a proteggere il bambino le ringhiò contro minaccioso e avvicinandosi lentamente cominciò ad abbaiare e ringhiare prepotentemente fino a scacciarli via.
Il Governo Toscano, scegliendo di effettuare le vendite in lotti, volle esplicitamente favorire i coltivatori ed i mezzadri locali, che poterono così acquistare la maggior parte dei terreni dei poderi venduti, a pochi forestieri andarono alcune tenute di maggiore ampiezza, in genere più lontane dai centri abitati. I coltivatori locali avevano una certa disponibilità economica fondata soprattutto sul bestiame, infatti nel 1760 le 31 famiglie, per 212 persone, abitanti nel territorio della Pieve dell’Aquila possedevano ben 1720 “ bestie da cacio”; l’allevamento del bestiame era reso possibile grazie al pascolo dei terreni a riposo e dei boschi e costituiva una importante fonte di reddito, che permetteva alle famiglie di sottrarsi alla miseria e di disporre di qualche modesto capitale.
Gli animali imboccarono un sentiero malfermo che si presentava in salita, da un lato le mura di tufo macchiate di muschio e dall’altro un pendio declinante che scompariva tra i rami di querce centenarie , filtravano appena i raggi di un timido sole e la pioggia caduta in abbondanza la notte aveva lasciato tracce e pozze intorno, scrollandosi di dosso le fronde precipitava su di loro l’acqua e il porcospino che chiudeva la fila e arrancava più degli altri si lamentava ad ogni scossone. Arrivarono così ad uno slargo, dove si era formato un piccolo laghetto alimentato dallo scorrere delle calde acque, il vapore che saliva avvertiva dello sbalzo di temperatura e aleggiava intorno una quiete innaturale. Quasi un luogo del passato, rimasto appeso tra un tempo e un altro dove si diceva popolavano fantasmi, ombre di strani personaggi che incutevano timore agli animali e agli abitanti dei dintorni, tra questi quello di un naturalista che intorno al 1760, un certo Giorgio Santi, si appassionò di quelle zone. Infatti fu proprio il Santi, il primo ad acquistare l’esatta cognizione dell’esistenza delle sorgenti termominerali di S. Maria dell’Aquila o di Filetta che dir si voglia, della vicina buca dei fiori e a farle conoscere al di fuori dello stretto ambito locale. Egli fu anche il primo a dare le prime sommarie indicazioni scientifiche sulle acque termali di Filetta con la seguente descrizione: “ è una sorgente di acqua minerale, alquanto calda, tanto che il mio termometro che segnava in aria gradi 19 vi giunse a gradi 25. Ha un sapore leggermente acidulo, scaturisce in copia dal fondo di un neglettissimo vascone e tramanda bolle di fluido aeriforme, che è gas acido-carbonico. Poco più in là ci sono altre sorgenti termali, la più considerabile è quella della Buca dei Fiori, la cui temperatura giunge ai 26 gradi e inoltre ha un saporetto leggermente salato è inodora,  incrosta poco e non soffre cambiamenti sensibili, presa in dosi di dodici a quattordici bicchieri purga con attività ed ha perciò dei ricorrenti che ne traggono vantaggio. I reagenti vi manifestano Sali solforici e muriatici in dose non grande. Quivi intorno sono gran scogliere di travertino, prodotto sicuramente di antico e diuturno lavoro di queste acque..”
Il Santi nella sua qualità di fantasma soleva sostare intorno a quel laghetto proiettando la sua ombra in più direzioni e creando ghirigori di verde tra le pietre come a segnare il percorso, ogni tanto faceva spuntare papaveri e margherite gialle nelle radure e sui tronchi degli alberi e spaventava gli uccelli di passaggio con folate di vento fredde e pungenti. I viandanti che sostavano nel bosco e loro malgrado dovevano trascorrere la notte accendevano grandi fuochi che non si dovevano spegnere per nessun motivo così da proteggerli dalla di lui presenza, ma spesso non era sufficiente, Il Santi li assaliva alitandogli contro da far venire i brividi e soffiava sui fuochi creando turbini di faville che rischiavano di accendere incendi nel bosco ; perciò i forestieri abbandonano precipitosamente quei luoghi dandosela a gambe. Ogni tanto appariva la sagoma del fantasma come a voler giocare a nascondino tra le siepi e i tronchi per presentarsi contemporaneamente in diversi punti e sfrecciava veloce da un punto all’altro lasciando una scia di fumosa presenza, come una nebbia azzurrognola che svaniva in un attimo.
Solo gli animali con il loro intuito ne avvertivano preventivamente la presenza e annusavano l’aria cercando con gli occhi qualcosa che non c’era e non era visibile. Anche quel giorno, la Volpe drizzando la lunga coda ne avvertì la presenza, fece un salto di lato per lasciarlo passare e osservò con attenzione come l’aria si apriva un varco tra le fronde del bosco, che diveniva sempre più largo per poi chiudersi all’improvviso.
 Segue:…..
Particolari preziosi del bosco delle Terme di sorano
il bosco e le sue ramificazioni
Dal Mondo Obliquo ( racconti degli animali sulla Storia delle Terme di Sorano)
 Il vento sbalordiva le fronde impegnando i rami in una estrema perfezione, a perpendicolo sul bosco scatenava tutta la sua velocità e potenza; gli animali trovarono un riparo dietro le mura diroccate, sospese a mezz’aria, quasi a cercare un tratto di cielo limpido e di sole. Il sentiero diveniva frastagliato, a tratti interrotto come da una enorme cesoia, avvolto dai rami caduti e dalle foglie in vorticosa successione. Piombò di colpo un passero, sbattuto dal vento, barcollando e strascicando un ala in terra e planò direttamente sulla traiettoria delle mura, piombando sbalordito in quel diverso mondo proprio accanto alla VOLPE. Il passero scosse la testa e si stropicciò gli occhi, era al centro di animali sconosciuti, certamente non comuni alle sue compagnie, esseri che aveva sempre osservato dall’alto. – Stai fermo e non aver paura.- le disse la Volpe – il temporale è al culmine, siamo tutti al riparo, protetti dalle mura. Il passero annui con il capo e si avvolse nelle sue piume ancora bagnate.
-        Eravamo intenti a proseguire nel racconto tramandato dai nostri antenati, su questi luoghi ed eventi, ascolta anche tu.- Il passero si mise all’ascolto e a breve volle intervenire: - Scusate ma anch’io conosco queste storie e posso aggiungere qualcosa. Noi passeri volavamo a stormi su questi luoghi, creando vortici d’aria e imbuti di cielo, da tempi remoti conosciamo queste langhe, nei suoi anfratti e grotte, nei suoi corsi d’acqua.
-        Posso dirvi che dalla metà del seicento la popolazione rurale ebbe un aumento molto consistente, ciò fu dovuto ad un periodo di pace e al formarsi di nuovi poderi. Una parte della popolazione sparsa nella campagna, costituita da mezzadri e pastori, a causa della penuria di abitazioni, fu indotta ad abitare di nuovo le vecchie grotte dell’abbandonato castello di Vitozza, dove numerosi e disponibili erano gli ambienti rupestri scavati nel tufo, regolarmente abitati nei secoli passati e forse mai del tutto abbandonati. Noi passeri andavamo a raccogliere le briciole di pane tra le grotte e almeno una quindicina di famiglie vi ci abitavano. La famiglia più numerosa era quella di Domenico detto “ il toro”
-        - E proprio vero- annui il Tasso, -  anche la vecchia torre degli Orsini era abitata da una famiglia colonica quella di Paolo Formaggi di Castiglion D’Orcia e fu così che in sostituzione della precedente chiesetta di San Quirico crollata si costruì una cappella dedicata a San Giovanni Battista. Infatti la zona era troppo decentrata dalla Pieve di S. Maria dell’Aquila e sussistevano difficoltà per le messe e l’amministrazione dei Sacramenti per una popolazione ormai divenuta numerosa e dotata di un forte sentimento religioso.- Furono le famiglie più vicine ad occuparsi di provvedere
al mantenimento della cappella e pensavano anche al mantenimento del cappellano.-
 Adesso il vento aveva cambiato direzione, si stava avvicinando da nord e apriva i primi squarci d’azzurro. Il bambino e la sua parvenza si erano alzati, con le membra allungate e tremanti in quella grandissima agitazione di braccia e lasciando un impronta nella nebbia calata dinanzi ai loro occhi, quasi a supporre di una persona annegata o di un uomo inciampato in un sasso e scaraventato in cielo; il bambino sembrò sprofondato nei suoi deliri, quasi preda di forti convulsioni di colore, mentre intorno si accendevano di luce i fiori e Diesel abbaiava a più non posso. Le immagini che fluttuavano dinnanzi si fecero distinte e le circostanze inspiegabili, permeate da una singolare sfortuna, tutti vittime di un così strana avventura, come in uno spettro del tempo che nulla può dissipare.
Il Porcospino prese la parola per narrare come nella seconda metà del 700 la Toscana e in particolare la Maremma fù investita da un importante processo di riforme di ispirazione illuminista. Infatti l’avvio delle bonifiche in Maremma si accompagnò all’abolizione dei privilegi feudali, alla soppressione dei monopoli, alla liberazione del commercio del grano, alla vendita dei beni demaniali, alla riorganizzazione amministrativa. Così con la riforma comunitaria del 1783 venne creata tra le altre, la nuova comunità di Sorano, con un vasto territorio di oltre 22800 ettari e ben 12 frazioni, oltre al capoluogo comunale.
Nel territorio della vecchia Contea ursinea e di quella ottiera ebbe notevole importanza la vendita dei beni demaniali, voluta dal Granduca Pietro Leopoldo, convinto che solo la formazione della piccola proprietĂ contadina potesse far fruttare e dare nuova vita economica, sociale e demografica alle desolate campagne maremmane.
Così quasi 11000 ettari di superficie agraria furono venduti a privati, assieme a mulini, frantoi e fabbricati vari, oltre ad altre consistenti quantità di terreni delle Comunità , di confraternite, enti e luoghi pii eclesiastici.
 Il vento cessò del tutto, prese a tremolare nell’aria e divenne quasi trasparente e scese la calma nel bosco, le foglie si aprirono verso le faville occhieggianti del solare abbraccio aderendo saldamente al corpo delle piante spazzando via l’ultima sottile nebbia azzurra e gli animali lasciarono alle spalle le mura e ripresero il cammino.
 Segue…:
le calde acque termali scendono a valle