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josephine / december 2024
DEBORAH EGITTO
Valentina Crepax
Alessandra Boni
ERIKA CHICA
Il Baccanale delle Nuove Sette
quando il narcisismo ferito si fa parata di Stato
La smania di scendere in strada seminudi, brandendo simulacri fallici e invocando applausi collettivi per il proprio orientamento sessuale, non sgorga da una quieta conquista interiore.
Nasce piuttosto da un’antica ferita dell’anima: quel vuoto narcisistico che trasforma l’intimità in spettacolo pubblico e ogni sguardo non adorante in violenza simbolica. È la sindrome del fanciullo eternamente in cerca di specchio, ora armato di lustrini, megafoni e una dose industriale di risentimento. Chi ha fatto pace con sé non ha bisogno di mutare una città in un teatro di Caligola per sentirsi finalmente reale. La parata non celebra libertà: confessa una dipendenza. La sacra liturgia delle sette: queer, lesbiche, gay, bisessuali, trans, non-binary, intersex, asexual, pansexual, demi, genderfluid… un pantheon infinito elencato con la devozione di una chierica arcobaleno. Sette, anzi, legioni che, all’occorrenza, si dilaniano tra loro con "ferocia" gnostica, pronte alla cancellazione reciproca al primo deviazionismo dottrinale. Farsa di bassa lega elevata a ideologia di (para)Stato. Accorrono multinazionali che sventolano l’arcobaleno per vendere scarpe da ginnastica, politici dal volto dipinto che pontificano sull’orgoglio mentre la nazione si svuota di figli, minoranze sessualizzate che pretendono di riscrivere la biologia con la stessa arroganza di Protagora e poi si stupiscono quando la natura oppone la sua muta, ineluttabile resistenza. Un carnevale nichilista-edonista che scambia l’esibizionismo per emancipazione, l’imposizione per tolleranza, la decenza per bigotteria. Un Baccanale in cui il dio Priapo è stato spodestato da un comitato di quote rosa e bandiere sintetiche.
Il Pride non è liberazione. È la pubblica confessione di una ferita mai rimarginata, trasformata in catechismo obbligatorio.
-Prospettiva Radetzky
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Nulla da aggiungere Vostro Onore.
... so' ragazzi ...
E' tutta colpa del clima, dell'assenza di pissicologi e assistenti socc'mel. Evidente.
Domanda sconveniente bipartizan: chi espellere, ragazzi che con un paio di esempi esemplari e regolari mazzolate tolleranza zero, sei ben in tempo a raddrizzare - anche perché, diciamolo, mica so' vichinghi: non ci sono tanti lupi là in mezzo, più che altro scimmie e gazze ladre gracchianti in tuta Nike - oppure gli esponenti di punta delle classi antropologiche modenesi, diciamo, che tirano le conclusioni sopra? Domando per un amico che eviterebbe i fuori strada dei Vannacci.
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Nella notte tra il 19 e il 20 giugno 2026, a Narbonne (Francia), cinque immigrati (tre minorenni e due maggiorenni) hanno teso un agguato a Louis, 17 anni, ragazzo vulnerabile ospitato in una struttura protetta.
Lo hanno circondato su un cantiere abbandonato, lo hanno massacrato di calci e pugni, concentrandosi soprattutto sulla testa. Lo hanno lasciato a terra agonizzante, filmandolo mentre si contorceva e deridendolo. Il video che hanno girato è inguardabile per la sua crudezza. Poi lo hanno abbandonato lì come un sacco di stracci.
Louis è stato trovato incosciente. Ricoverato in coma indotto, è morto il 23 giugno.
A destra uno degli assassini.
E quindi cosa facciamo... sono sempre loro.. nessun finlandese o norvegese... solo loro!