Museum on Africa in China.
La Cina è fantastica. Incoraggio vivamente le persone a visitarla.

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@vadaviaaiciap
Museum on Africa in China.
La Cina è fantastica. Incoraggio vivamente le persone a visitarla.
Il comunista si arrampica sugli specchi con la stessa determinazione del negro sul filo spinato.
((( sta a vedere che un certo rogertheberst toppa anche questa....🤔😉))) ¯_(ツ)_/¯
Il compagno Sancezahaahaha
Fatemi capire...
I messaggi scoperti sul telefono di Anthony Fauci dimostrano che sapeva che i vaccini contro il Covid causano l'aborto.
Quindi Fauci, pur sapendo che il vaccino causava aborti, si rifiutò di rivelarlo perché temeva che avrebbe provocato "esitanza nei vaccini".
Are you fucking kidding me?
Quindi oltre a non essere un vaccino, era una droga abortiva.
Fauci avrà un posto speciale all'inferno, ma assieme a lui lo avranno anche tutti i medici e tutti i politici che hanno promosso e continuano a promuovere questo vaccino da criminali...
Nessuna pietà per questi infami.
Poliziotto pestato a Bulegna, la nuova normalità nella demogradiga vivibbile e tollerante città di Lepore.
via https://www.liberoquotidiano.it/news/italia/48841355/poliziotto_pestato_in_centro_a_bologna_lepore_nella_bufera/
Una pattuglia era intervenuta intorno alle due di notte nella centrale via Zamboni, in seguito a una segnalazione per musica ad alto volume da un gruppo di persone riunite all'aperto. Dopo l'intervento il rumore era cessato ma pochi minuti dopo la musica era ripartita. Gli operatori sono quindi tornati sul posto per contestare la violazione e sequestrare l’apparecchio.
Due uomini in stato alterato hanno assunto un atteggiamento ostile. Hanno rivolto minacce e insulti e infine uno dei due ha colpito un agente al volto con una violenta testata, causandogli una frattura scomposta del setto nasale, prognosi di 25 giorni. Sono emersi a carico dell'aggressore precedenti penali per reati contro il patrimonio e detenzione di sostanze stupefacenti.
Prima constatazione: nella Bulegna del collaborazionista del degrado Lepore, post Fakir non è più concesso agli operatori immobilizzare a terra gli alterati come da manuale, per cui nasi e altre parti di tutti, rei inclusi, ora sono a rischio. Della serie, il medico pietoso fa la piaga purulenta.
Non siamo ancora arrivati al bello: mica solo sindaco interprete dismal delle zenzibbilità locali, abbiamo pure la maggistratura in gioco - non ci facciamo mancare nulla.
Seguiamo la cronaca: "Arrestato per resistenza, violenza e lesioni personali aggravate a pubblico ufficiale, (il non meglio qualificato "uomo") è comparso davanti al giudice per la direttissima che ha convalidato l’arresto". Tutto bene quel che finisce bene, quindi? Naaa, occhio al dettaglio scritto in burocratese per non far capire: segue infatti l'anodino "e disposto l’obbligo di firma".
Obbligo di firma: tradotto vuol dire che "l'uomo" è stato rilasciato a piede libero. A bere per dimenticare. Intanto l'altro si fa 25 giorni a respirare con le cannucce. Così gira lo Spirito dei Tempi in cui i Lepore galleggiano.
Eh... ma la colpa è dei fascisti.
Lepore sinistronzo demmerda.
il.nodo_libero26
Quando la teoria decide di spiegare la realtà alla realtà stessa... 😂✨ Un momento di pura "illuminazione" catturato in questa vignetta! 🧐💅 Chi ha bisogno di fatti quando hai le spille giuste e tanta voglia di fare "mansplaining" creativo? 🏳️🌈🇵🇸☭
Meloni in vacanza tradizionale con la figlia: insulti sessisti e classisti (anche da donne). La “sorellanza” si ferma alla tessera. Silenzio femminista sulla disumanizzazione della premier. Ipocriti.
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✍🏻 Roberto Riccardi
“Nana”. “Caciottara a mollo”. “È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l’amuchina”.
Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne.
Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo.
Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all’imbarco come qualunque madre italiana d’agosto.
Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi.
“Nullafacente da sempre”, “le ferie le prende chi lavora”: quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere.
Fino al capolavoro dell’amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti.
Quando l’avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell’insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri.
E qui il dato che nessuno vuole vedere.
Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia.
La sorellanza, parola d’ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c’è una preda.
Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: “questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro”.
Eccola, l’assoluzione preventiva. Se l’è cercata.
La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia – giustamente – quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella.
Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica.
E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo.
Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue.
La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto.
Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare.
Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto.
Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier “ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda”.
Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica.
E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l’onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire “signor presidente” – il maschile, che scandalo – e silente sull’allusione alle ginocchiere.
La sentinella del linguaggio monta la guardia sull’articolo e dorme sulla sostanza.
Risultato: nel giro di giorni, “ginocchiere” era l’argomento più gettonato sotto i post d’odio contro la premier.
Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna.
E non è la prima volta. Quando Landini la definì “cortigiana”, dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio.
Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote.
Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall’elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta.
Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana – coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni – non ha mai trovato dieci minuti per un presidio.
Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo.
Dov’era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui?
La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane.
Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva.
Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono.
Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata.
Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c’è una donna che non gli piace.
E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma con nome, cognome e sigla dell’associazione.
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Considerazione personale.
Senza necessariamente voler prendere le sue difese e al netto di ciò che si abbraccia o si condivide politicamente, imbarazza leggere tanto astio, o meglio odio, soprattutto da parte delle donne ed ahimè di sinistra, quelle che hanno "inventato" il bodyshaming.
Si ammantano di un'etica pret-à-porter per le battaglie di facciata, ma di fronte a una madre ferocemente deumanizzata la loro presunta morale rivela una natura miserabile: l'empatia è solo una concessione ideologica, accordata a patto che la donna non osi sovvertire la loro gerarchia di classe.
La solita doppia faccia delle femministe gauche caviar che si girano dall'altra parte quando altre donne, che con tutta evidenza si crogiolano nella stessa palude, si compiacciono insultando un'altra donna, una madre, in nome di un'ideologia che le rende cieche d'invidia e di odio.
Mi ricordo gli articoli indignati su Repubblica e affini solo perché alcuni giornali "di destra" avevano osato postare una foto al mare di Silvia Salis. Parlavano di "gogna sessista" che, a quanto pare, vale solo per le donne "di sinistra"...
Nessuna meraviglia, questa è la sinistra. Tutti uguali, sono fatti con lo stampino. Non se ne salva uno.
italicagens
Savona, spiaggia del Prolungamento. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, tre uomini di nazionalità marocchina, di 29, 27 e 23 anni, avrebbero dato vita a una sequenza di episodi violenti nel giro di poche ore. Prima una rapina ai danni di un loro connazionale, poi una seconda aggressione contro un uomo che li accusava di avergli rubato il cellulare. Ma il fatto più grave arriva dopo. Sulla spiaggia del Prolungamento avrebbero preso di mira una ragazza che si trovava con il fidanzato. Quando lui è intervenuto per difenderla, sarebbe stato colpito alla testa con un paletto. Non basta: sarebbe stato anche rapinato del denaro contante che aveva con sé. Alla fine i carabinieri hanno fermato i tre indagati e li hanno portati nel carcere di Genova Pontedecimo, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Tre marocchini. Più episodi violenti. Una coppia aggredita in spiaggia. E c’è ancora chi finge di non vedere il problema #savona #Cronaca #spiaggiadelprolungamento #italicagens #violenza