La Ferrero, Quella Ferrero, è un nostro cliente, da molti molti anni.
Abbiamo una specie di corridoio diretto con un loro reparto e molto spesso questi nostri collaboratori vengono qui e noi andiamo lì.
Conosco l’ambiente di lavoro, certo non tutto, ma quello che conosco è un bell’ambiente.
Una volta hanno voluto che facessimo loro un prototipo di un nostro prodotto per fare uno scherzo ad un loro manager, conosco gente che potrebbe licenziare per una cosa del genere.
La Ferrero è nata come azienda personale, un uomo e poi sua moglie che facevano dolci.
Sono della zona di Cuneo, che è, anche e molto, grazie alla Ferrero, una delle zone enogastronomiche più famose e prestigiose al mondo.
Abbiamo fatto gli omaggi ai dipendenti con cui siamo soliti lavorare e loro però non accettano regali esterni, rifiutano qualsiasi cosa arrivi in azienda che sia donato dall’esterno, preferiscano venga dato in beneficenza piuttosto.
Noi ci proviamo ogni anno e ogni anno ce lo rimandano indietro.
Lo so che è una prassi frequente, ma è anche vero che è più frequente in istituti di credito o finanziari, tipo banche, assicurazioni etc in cui il moral hazard è un rischio, mi chiedo di che tipo di corruzione abbiano paura in Ferrero, ma alla fine poco mi importa.
La Ferrero nasce nei primi anni ‘40 come laboratorio di pasticceria ad Alba, la coppia di sposi faceva dolci ed evidentemente erano bravi tanto da aprire altre pasticcerie, tentano pure a Torino, ma non funziona.
Il fatto è che ad un certo punto, tra la guerra che finiva e la situazione economica che doveva ancora riprendere del tutto, il signor Ferrero si inventa sta crema al cioccolato, che proprio cioccolato non era perché per farla aveva inventato di usare le nocciole, un prodotto tipico del luogo che abbondava e quindi facile da reperire e meno costoso dell’effettiva cioccolata.
Sta crema diventa un cult, piaceva moltissimo ed era abbordabile, quindi impazzava nei dintorni.
La Nutella ha origine così, come prodotto italiano perché fatto con materie prime facilmente reperibili e alla portata economica di tutti. Un prodotto popolare a 600 lire al chilo.
Nel 1946, la produzione aumenta dai 3 quintali del 1945 a oltre mille e da 5 dipendenti si arriva fino a 50.
Da lì è quasi storia attuale, viene colpita da un alluvione e i dipendenti spalano finchè non riescono a rimettere in sesto l’azienda, nel corso del tempo si espande fino a varcare i confini nazionali, mette sul mercato nuovi prodotti dolciari per diversi segmenti e tipologie.
Nei primi anni ’70 vendono fino a oltre 50.000 tonnellate di prodotto, l’Italia cresceva di 2.6 volte in un decennio, la Ferrero di 10 volte.
Oggi conta circa 30.000 dipendenti in 22 stabilimenti in tutto il mondo e però la questione nocciole è cambiata ovviamente.
In Italia non è più la Langa il principale suolo di fornitura, ma il viterbese.
Come lo so? Io nel passato lavoravo nel mercato delle assicurazioni sul credito aziendale, assicuravo aziende e le assicuravo nel Lazio.
Negli anni in cui avevamo come cliente Stelliferi, il più grande produttore di nocciole del Lazio, questo veniva acquistato direttamente dalla Ferrero, per dire.
Nel viterbese, in cui sono già presenti più di 20.000 ettari coltivati a nocciole, è addirittura in atto un piano di riconversione di ulteriori terreni proprio per accrescere la produzione italiana e questo comporta come sempre gioie e malumori, i rischi di votare una terra alla monocultura sono tanti, sia dal punto di vista ambientale che economico, l’accentramento in economia è una questione che è meglio evitare in qualunque caso. Nella zona di Viterbo è già quasi tutto monocultura nocciola e a peggiorare la situazione c’è che è solo cultura, ma non lavorazione, quindi non esiste un distretto (poi vi spiego il concetto di distretto).
La Ferrero produce ogni anno oltre 300.000 tonnellate di Nutella, non voglio sapere quanta crema spalmabile sia e quante nocciole servano, so solo che se dovessimo produrle tutte in Italia lo stato fallirebbe se solo la Ferrero battesse le ali un istante.
La Ferrero come cliente diversifica gli acquisti di materie prime e questo è furbo, ma gli agricoltori che vendono solo alla Ferrero e che anzi sono nati per la Ferrero in realtà sono Ferrero e libertà di scelta se ne hanno è davvero minima., significa che non scelgono i prezzi, non scelgono come vendere, non scelgono come distribuire.
Questo vale che essi siano turchi o italiani, ma per lo più sono turchi, infatti il mercato di nocciole turco sta subendo l’abuso di questa egemonia, per non parlare di come questa corsa alla nocciola inneschi lo sfruttamento dei migranti nei campi.
La Ferrero è (soprattutto) per le nocciole quello che Amazon è per i piccoli retailer.
Più cresce più fagocita.
Non era un post pro Salvini, è un post di informazione.