Vorrei poter trovare le parole, ma mi viene difficile.
Sono passate appena 24 ore, e pian piano inizio a realizzare.
Tu nella mia vita sei stato un po' come un'oasi, come un miraggio.
Ho a lungo desiderato, bramato, un rapporto affettivo e stretto con te; il classico, forse scontato per alcuni, rapporto padre-figlio. Crescendo, sai, mi sono adattato alle circostanze, alla sofferenza, e ho fatto della freddezza che percepivo un sentimento ordinario; l'ho resa parte di me.
Da sempre mi sei stato precluso: ho potuto sentirti, ho potuto percepirti, flebilmente, e osservarti, ma soltanto da dietro una campana di vetro; sei stato per me una brezza appena calda, nel mezzo di un interminabile inverno.
Non so dirti quanto io ti abbia necessitato, e quanto mi sia costato sentirti lontano; non poterti avere come desideravo. È difficile quantificare quanto tempo ci sia voluto comprenderti appena, trovare nei tuoi modi duri il bene che mi volevi.
Ti voglio chiedere scusa, anche se non mi sento colpevole. Ti chiedo scusa perchè non sono mai stato in grado di stabilire un contatto con te, io, che ero fin troppo abituato alle mancanze, tanto da non attribuire più valore ad una presenza, benché lontana, come la tua. Io, troppo preso a fare i conti con la mia vita.
Siamo simili sotto questo punto di vista, èh papà?
Tanto orgogliosi, convinti di essere sempre abbastanza forti, di farcela da soli; convinti di avere una forza infinita, sovrumana, che ci permetta di fare tutto.
In questo correre affannato attraverso la mia vita, e questo lento muovermi verso di te, mi sei stato strappato, tanto improvvisamente da lasciarmi interdetto.
Sei stato desiderio infinitamente vicino, ma mai abbastanza per essere afferrato davvero.
Ora che mi sei stato definitivamente tolto, comprendo l'amore che provavi per me, nascosto sotto quel tuo rigore magistrale, sotto la durezza delle tue rocce. Comprendo il tuo spirito di sacrificio, che ti ha portato a non mollare, mentre lentamente ti consumavi, per donarmi una dignità.
Mi hai lasciato qui, diciassettenne, a fare i conti con l'ennesima sfida che la vita mi mette di fronte.
Potrei forse chiedere perchè a me?
Mi chiedo perchè io non mi sia meritato di averti vicino come volevo, e perchè tu mi sia stato tolto in questo modo, da un giorno di pioggia all'altro. E forse continuerò a chiedermelo, sai? Specie quando, per esempio, dovrò fare la patente, e non ci sarai ad aiutarmi con le guide; o quando la prenderò, e nemmeno lì ci sarai ad essere felice per me. Me lo chiederò quando, conclusa la maturità, non sarai presente, non potrai congratularti con me, e dirmi che sarò stato bravissimo, con uno di quei tuoi rari e preziosi accessi di entusiasmo. Andrò avanti a chiedermelo numerose volte, ad esempio quando non potrò raccontarti il mio primo giorno di università, o quando non sarai presente alla mia laurea, o ancora quando non potrò chiamarti per dirti di aver trovato l'occasione che cercavo, di aver coronato un mio sogno lavorativo. Me lo chiederò in ogni occasione felice, e immaginerò di averti lì, vicino, sperando come solito di avere il tuo consenso.
Per oggi mi concedo - e giuro, solo per oggi papà - di essere fragile. Ti prometto che da domani tornerò egoisticamente alla ricerca della mia felicità, e che lo farò dando valore alle persone che mi saranno vicino, che le proteggerò, che donerò me stesso per loro. Ti prometto che continuerò a studiare, come avresti voluto, e che mi rimboccherò le maniche per farcela da solo, per raggiungere i miei sogni. Ti prometto anche che sarò me stesso, che cercherò solo amore e positività, che vivrò seguendo i miei ideali e che non permetterò mai più a me stesso di considerarmi inferiore, in difetto, rispetto agli altri. Porterò dentro ciò che mi hai insegnato, sempre.
Ti prometto che da domani sarò forte quanto te papà, che non costruirò più muri come quelli che mi hai fatto conoscere tu e che ci hanno divisi, e che infine ti lascerò andare, senza buttarmi giù, mai.
Questo è ciò che avresti voluto per me. Ti voglio bene e te ne vorrò sempre.