L'OSPEDALE DELLE LAGNE (trigger warning: fragile ego)
Questo post avrà due sezioni... la prima di tenore generico con un intento neutro riflessivo, la seconda, invece, per alcuni di voi potrebbe essere più antipatica ma considerate che non sto scrivendo ad personam ma faccio un ragionamento generico.
Il titolo si riferisce a una situazione che viene a crearsi nell'ottava puntata della terza stagione di Spongebob, dove quest'ultimo alla fine di una farsa in cui cercava di dimostrare di essere un vero duro e smentire l'accusa di lagnosità, sviene picchiando la testa dopo essere scivolato su un cubetto di ghiaccio e viene ricoverato proprio all'ospedale delle lagne, dove appunto vanno i lagnosi.
Naturalmente da quel momento in poi, nella nostra famiglia, a ogni segno di lieve malessere o timore ipocondriaco scattava la citazione ('Vuoi che ti prenotiamo una visita all'ospedale delle Lagne?') con la variante aggiunta 'Vuoi che ti portiamo al Pianto Soccorso dell'ospedale delle Lagne?'.
Ho scoperto relativamente da poco che quell'odiosa domanda che gira in rete da un po' e che io vedevo usata come frase motivazionale stile managerial-statunitense cioè 'Do you want sympathy or solutions?' (Vuoi comprensione oppure soluzioni?) in realtà sembra essere una domanda che viene suggerito di porre alla persona vicina quando si lamenta, per capire se davvero vuole aiuto oppure semplicemente sfogarsi.
Io detesto le persone che non si pongono questa domanda o che proprio non capiscono la differenza ma che si devono lussare la glottide per dirti il più velocemente possibile dove stai sbagliando e loro cosa farebbero.
Io non voglio sincerità o schiettezza... voglio supporto e profondità.
So perfettamente dove sto sbagliando, quali sono i miei punti deboli e quelli di forza.
Non mi lamento quasi mai e quando mi lamento lo faccio in modo incidentale e quasi indistinguibile dal solito, a paragone del drama circus che taluni imbastiscono.
Se voglio aiuto, lo chiedo.
Ecco, non ho bisogno di aiuto, non mi sto lamentando e tutto sommato le cose vanno bene... non ho nemmeno ricevuto consigli non richiesti ma ho parlato di questo perché mi rendo conto che tra molti individui il dono di ascoltare sta diventato sempre più raro.
Le persone hanno bisogno spasmodico di essere ascoltate, perché se vedono davanti a loro una persona attenta a ciò che dicono si sentono validate, si sentono di essere, di esistere.
Se dite che stanno sbagliando, si sentono sbagliate.
Se dite cosa fareste al loro posto, si sentono sostituite.
Ascoltatele, per cortesia, e quando avranno finito di parlare molte di loro avranno la soluzione.
DETTO QUESTO
(seconda sezione)
C'è chi della lamentela ha fatto la sua professione o meglio... il suo modo di apparire (e molte volte di essere).
Quando le persone non vengono ascoltate (o non si sentono ascoltate) allora anelano a essere rappresentate e cosa c'è di meglio che mettere il like a una persona che dà voce alla tua frustrazione prendendosela in modo monotematico con una certa categoria?
Durante il covid ho sempre cercato di scrivere evitando la polarizzazione e le crociate contro i novax perché a fronte di una fortissima tentazione di perculare una categoria composta al 99% di cerebrospaesati e far esplodere così la claque di big like, alla fine ce la si sarebbe cantata e ballata in modo infantile tra noi quattro stronzi senza essere d'aiuto ad alcunchí.
Oggi noto un accanimento particolare verso le giovani generazioni, ovviamente direttamente proporzionale nella veemenza all'avvicinarsi a quell'età anagrafica precisa che lascerò ignota ma che segna la metamorfosi da adulto e Vecchiə di Merda.
Non so come mettervela giù in modo delicato e/o diplomatico ma avete rotto il cazzo.
Voi e i vostri tempi.
Voi e i vostri docenti/parenti/capi stronzi che però vi hanno fatto diventare dei superuomini con la sindrome di stoccolma e il culo dolente.
Dai, rispiegatemi come voi le cose le facevate perfette perché eravate stati forgiati nell'umiliazione del sudore sanguinolento e invece i giovani d'oggi sono tutti piagnistei e scorciatoie.
Avete rotto il cazzo. Il cazzo è rotto.
Anche perché se vogliamo parlare di piagnistei e scorciatoie, forse bisognerebbe riflettere questi 'giovani moderni' di cosa si lamentano e cosa vorrebbero evitare.
Magari quello che tu, vecchiə di merda, hai subìto da altrə vecchiə di merda quando eri giovane e nessuno ti ha capito o ti ha aiutato, quello che ora ti ha reso un'adultə PIENO DI PROBLEMATICHE PSICOLOGICHE AI LIMITI DELLO PSICHIATRICO: fragilità narcisistica, attaccamenti patologici, coping disfunzionali, sentimento di inferiorità, vittimismo cronico, ansia del rifiuto fino ad arrivare a paradossi relazionali da disturbo narcisistico covert o dipendente di personalità.
MA QUANTI CAZZO DI 'ADULTI' DEL GENERE CONOSCO?
Sono ovunque, pure qua, a ricordarci quanto un tempo le cose fossero migliori (se lo raccontano perché le hanno dovute subire loro) e come invece adesso i capistazione sono giovani depressi e lagnosi che fanno arrivare i treni in ritardo.
Fatemi questo favore: smettete di guardarvi allo specchio come esseri meritevoli di qualcosa di speciale, chiudete gli occhi e concentratevi sulla ragione di quelle emorroidi dolenti laggiù in basso che cercate di nascondere a tutti.
No, non è genetica o alimentazione.
È stato qualcuno che vi ha inculato via due cose: la gioia di vivere e il ricordo dell'inculata.
Ora riaprite gli occhi e ditemi se quellə vecchiə di merda che vedete riflessə può finalmente lasciare ricomparire il bambino di un tempo e farlo parlare a quei giovani che certo non si meritano di essere trattati allo stesso modo.
Grazie.
Firmato: Un vecchio che cerca di togliersi via la merda di dosso.














