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Skank Bloc Bologna: Alternative Art Spaces Since 1977 è un volume a cura di Roberto Pinto e Francesco Spampinato che ricostruisce la storia degli spazi espositivi non-profit a Bologna dal 1977 a oggi. Che si tratti di iniziative individuali, imprese cooperative o centri sociali, questi spazi hanno prodotto un vero e proprio “modello Bologna”, peculiare sia rispetto alla situazione di altre città italiane sia su scala internazionale. Il titolo del libro richiama un brano del 1978 della band post-punk inglese Scritti Politti, emblematico della percezione internazionale di Bologna come epicentro di agitazione politica e innovazione culturale. Il volume include saggi a carattere storico-teorico, interviste con i membri fondatori degli spazi in oggetto, preziosi documenti visivi d’archivio e una mappa infografica che ricostruisce la genealogia del fenomeno. Il progetto è stato vincitore dell’undicesima edizione del bando Italian Council (2022) indetto dalla Direzione Generale per la Creatività del Ministero della Cultura italiano.
A cura di Roberto Pinto e Francesco Spampinato Testi di Roberto Pinto, Francesco Spampinato, Andrea Lissoni, Lara De Lena e Davide Da Pieve ed. MOUSSE, 2024
Alcune pagine sono dedicate a Fiorile Arte
Patti Campani Testo di presentazione a Luca Dimartino Vintage age "Il moltiplicarsi all'infinito delle fotografie che colgono solo il fuori della vita può contribuire alla fine del mondo. Ma alcuni fotografi, grandi in questo, cercano di salvarlo". Poesia e fotografia – Yves Bonnefoy
La bellezza dell’arte e del paesaggio è patrimonio comune, ma in questo contemporaneo che la ignora e la priva di senso, la distrugge come un vandalo terribile e ce la rende in un fluire di immagini irrimediabilmente superficiale e continuo di allettanti mete per le vacanze, è ancora possibile percepire il senso della sua presenza, del suo essere splendida, della sua singolarità? Per preservarla è necessario uno sguardo che sappia non solo coglierla, ma anche e soprattutto divenire dispiegamento del visibile. Bonnefoy suggerisce che “il fotografo come i veri poeti, percepisce nelle cose ciò che oltrepassa il loro senso mondano” e ancora “Come il poeta, solo il fotografo è colui che accoglie e custodisce la presenza, dialogando con il tempo e lo spazio, presentificando anche il nulla, allontanando l'orrore attraverso lo sguardo meravigliato del primo giorno, strappando al non senso un frammento di senso.” La fotografia può mostrare il lampo della presenza nella distruzione che la modernità ha perseguito e lo sguardo poetico sulle cose dell’arte, del paesaggio, di noi stessi, è una forma di custodia attiva, una custodia che permette di sentirsi parte di un mondo che anziché distruggerle, le moltiplica. Luca Dimartino, artista e poeta, ricerca da sempre questa prossimità alle cose, in un rapporto poetico che lo conduce al loro mostrarsi essenziale e quindi denso di esistenza. Ne accoglie la presenza, ne percepisce l’istante, le pensa e le rende a noi con gesto artistico. In alcuni precedenti progetti che abbiamo realizzato insieme (Luca Dimartino, personale a Walk about, Post Cards, collettiva a Fiorile+De Diseno) le immagini fotografiche erano strettamente fuse alla parola, brevi versi che ne definivano la durata termine inteso qui - sui magnifici versi di P. Handke in Canto alla durata - come il momento in cui ci si pone in ascolto, mutando il momento in meditazione e restituendo l’immagine in una nuova apparenza: libera da ogni simbolizzazione e allo stesso tempo non ridotta alla lettera. Così pure per il ciclo dedicato al Teatro (presentato per Accrochage, collettiva) nel quale il gesto degli attori era di fatto il fluire stesso della durata. In Vintage age Luca Dimartino accompagna una preziosità altra e realizza una serie di scatti dedicati all’arte e al paesaggio della sua terra: emulsioni dipinte su carta da incisione Rosaspina. Una tecnica antica quella dell’ emulsione, lenta, che si appropria di visibilità ad ogni singolo passaggio per arrivare ad essere un unico irripetibile pezzo. Riporto le parole, che lo stesso Dimartino mi ha inviato: - Le emulsioni sono una tecnica che, se usata come faccio io stesa su carta da incisione Rosaspina, cerca di ritrovare la texture delle Albumine di fine ottocento (…) io le utilizzo perche come le albumine mi riportano ad una sorta di prima Impronta (...) cioè ripercorrendo tutti i procedimenti per emulsionare la carta, per stendere col pennello l'emulsione alla luce rossa, lasciarla asciugare e poi stampare (...) ripercorro, dicevo, le fasi iniziali della stampa; perciò produco immagini uniche, irripetibili. Poi una cosa importante del testo (cioè l'emulsione è come la pagina di un romanzo) è che, sotto la cadenza del japonisme, viene dipinto a mano, acquerellato. Queste sono da sempre le sue funzioni nel mio lavoro; le immagini agresti, le architetture (che simulano i viaggiatori del Grand Tour, le vedute e i particolari) e le marine (…) riportare la fotografia da dove i fotografi dell800 l'avevano lasciata (...). -
In Vintage age la parola è sostituita dalla lentezza preziosa della tecnica di stampa, per ricondurre il qui ad essere un luogo dotato di valore, nella consapevolezza che questo luogo fissato nell’immagine ha rifrazioni infinite, resta dentro di noi ed ha il ritmo della durata. Vintage age ci rende la presenza di una parte di ciò che ci circonda, la sottolinea e ne esalta la presenza e singolarità e lo sguardo poetico di Luca Dimartino ci riporta questa presenza, fino ad un istante prima immersa ancora nel buio della disattenzione, situandola in un nuovo significato, in una nuova sorprendente luce.
Patti Campani
Patti Campani Testo di presentazione al catalogo: Pietro Meletti La spirale degli eventi Cuando despertó, el dinosaurio todavía estaba allí - El dinosaurio - Augusto Monterroso
"Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì" - questo è il racconto di Augusto Monterroso: quello che Calvino indica come il più breve racconto nella storia della letteratura. Una visione completa in sé, ma aperta; separata dal resto dell’universo, ma in grado di comprenderlo tutto; un frammento capace di suggerire l'esistenza di ciò che sta fuori di lui non attraverso il riferimento, ma attraverso la propria instabilità. E il tutto diventa possibile. E da qui parto per la mia breve presentazione a Spirale degli eventi per decifrare la chiave di lettura dell’operare artistico di Pietro Meletti. La sua produzione si è articolata nel tempo per Cicli, sperimentazioni su materiali diversi, installazioni, performance, ricerca musicale, testi, un interscambio continuo dei linguaggi e delle scritture sempre sostenuto dalla imprescindibile necessità di creare. Del resto è proprio da un suo breve appunto affidatomi che Meletti dichiara la sua kunstwollen: Banalmente e sottilmente direi che il fine della mia urgenza creativa è la vita…ovvero, rileggendo la mia vita, l’urgenza creativa è il fine della mia vita. In questo senso mi pare evidente che siamo di fronte ad una narrazione che si sforza di svilupparsi aderente alla vita dell’artista stesso che si prefigge nella sua espressione di tradurre un modo di pensare in un modo di vivere e viceversa naturalmente. E questo filo rosso discreto e privato, ma universale e potente, non l’ha mai abbandonato lungo tutto il corso dei suoi progetti. In questo senso la chiave di lettura, il codice da cui partire, mi pare racchiusa nella ricerca costante e continua di un possibile alfabeto espressivo fruibile e riconoscibile. Alfabeto che Meletti attinge a piene mani dal patrimonio di immagini facilmente reperibili e riproducibili dalle attuali tecnologie. Per questo penetra nelle immagini, le riconosce, le frammenta, le scompone, se ne appropria: si tratta della costruzione di un vocabolario e così lo rende pronto, ready made, all’uso; ridefinisce la sequenza e le parole sono lì pronte per essere usate. Crea il frammento instabile e vibrante di infinite possibilità che mi ha condotto a Monterroso.
Radici profonde e storiche ha l’uso del frammento che è stato oggetto della costante sperimentazione formale e linguistica teorizzata e praticata in campo artistico nel corso di tutto il 900. In questo la poetica di Meletti ha basi intellettualmente forti. Se posso dare un riferimento in questo senso direi che il termine Bildidee - idea figurale – teorizzato da Albe Steiner, possa essere considerato il generatore della ricerca espressiva di Meletti. Un motivo ad un tempo formale e significativo, ancora allo stadio potenziale, che costituisca gli elementi base, i frammenti dell’alfabeto espressivo appunto, necessari alla creazione di un costrutto linguistico autosufficiente: l’opera.Ogni risultato è sempre pensato, vissuto e creato come atto comunicativo. Dichiarato a volte nel coronamento del gioco linguistico: il titolo che può contenere i rimandi o le citazioni svelate o segretamente autobiografiche. Qui, in Spirale degli eventi, troviamo saldi tra loro i ritagli di dieci anni di vita: momenti privati, vita passata, letture, eventi, progetti, opere degli ultimi due anni, lo scritto Melettiano - che ci rende con parole ed in modo perfetto l’intera genesi del progetto - e il più recente a la suite de Max Bill.Ci muoviamo all’interno di questo nuovo racconto sempre condotti dallo sguardo dell’artista a sonda del reale: una visione attenta ai particolari e in grado di isolarli prelevandoli dal loro contesto per renderceli con una nuova identità significativa che è quella propria dell’autore. La funzione della memoria, del recupero e della sua trasformazione sono ben lontane da un riuso acritico, sono piuttosto una sempre nuova definizione dettata dal fare artistico. L’ingresso in questa memoria di reperti visuali, in questo archivio di immagini crea un tracciato , una migrazione degli elementi iconografici in infinite versioni e varianti, condotta su segni di tensione emotiva e culturale imprevedibile ma mai casuale. E così in questo diario senza una continuità temporale, ci viene consegnata quell’identità sostenibile che mi è permessa - riportando proprio le parole di Meletti -, l’unica possibile anche per noi. Ma naturalmente anche questo non è che un altro Frammento di una storia vista dall’artista. E qui ringrazio per le parole perfette - e che ho rubato - Gianfranco Baruchello, intravisto con mia gioia tra le letture citate e gli artisti amati presenti in Spirale degli eventi di Pietro Meletti. Patti Campani
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI … Cari amici, vicini idealmente e, in questi giorni così complessi per tutti noi, forzatamente lontani, MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI è un'idea nata dal desiderio di sentirvi tutti e di farlo nel modo migliore: attraverso l'arte. Così ho pensato di invitare gli artisti coi quali ho collaborato in tutti questi anni di attività di Fiorile+, ad inviarmi immagini di loro opere, progetti in fieri o pensieri in divenire, che stanno realizzando in questo momento. E condividerle. Una visione periferica, fluttuante, una coda dell'occhio rispetto a tutto quanto è in divenire o già realizzato da ognuno di loro singolarmente. Del resto, citando Forster: ‘Solo quello che vedi con la coda dell'occhio ti tocca nel profondo.’ Una mostra virtuale nella quale ogni singolo contributo sarà pubblicato con una cadenza di tre giorni a partire da mercoledi 8 aprile 2020. 33 artisti: -lancillotto bellini -marco bettio -davide bonazzi -fabio bonetti -julien cachki -andrea cataudella -luca coser -dario coletti -daniele contavalli -luca dimartino -flavio favelli -roberta fanti -raffaele fasiello -roberta filippelli -dario ghibaudo -gabriele lamberti -lisa lazzaretti -pietro mancini -antonella mazzoni -pietro meletti -nico mingozzi -emilio nanni -teresa e. nanni -gianni nieddu -marilena pasini -piero roccasalvo rub -gianfranco sergio -stefano scheda -simone ponzi -vittorio valente -william xerra -umberto zampini -roberto zizzo. Grazie a ciascuno loro ed un caro saluto a tutti. Patti Campani/ Fiorile+
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI …
33_ Emilio Nanni
11->13 agosto
Fiorile+ a cura di Patti Campani
Si concludono in dolcezza gli appuntamenti di
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI …
con le opere e la dedica di Emilio Nanni impareggiabile sostenitore del mio lavoro.
Abbraccio quanti hanno partecipato e condiviso questo piccolo progetto per me così importante.
In attesa delle prossime realizzazioni
In attesa delle prossime realizzazioni auguro a voi tutti una buona estate 🍀
Il ciclo Metamateria lo dedico a Patti, unica vera sostenitrice del mio lavoro.
METAMATERIA _
Metamateria è un periodo molto lungo di lavori , iniziato nel 1997 . Inchiostro applicato sul retro della tela o carte. Il tempo agisce facendo trasferire l’immagine sul fronte, realizzando l’opera nella sua compiutezza.
“Seconda stella a destra
Questo è il cammino
E poi dritto, fino al mattino
Poi la strada la trovi da te
Porta all'isola che non c'è
Forse questo ti sembrerà strano
Ma la ragione ti ha un po' preso la mano
Ed ora sei quasi convinto che
Non può esistere un'isola che non c'è.”
L'isola che non c'è
Edoardo Bennato
Le opere:
due carte dal ciclo
Metamateria, 2020
Emilio Nanni
Ulaya, Europa Sono foto di un faro prese da profondità variabile... l’Europa vista da sotto, da dentro quel mediterraneo che molti tentano di attraversare senza riuscirci. Le didascalie di ciascuna foto sono in swahili accompagnate dalla traduzione in Italiano. Ulaya 1 hapa kuna taa ya taa ... hapa kuna Ulaya, mwishowe ... viboko vichache ... narudi kwenye uso na niko hapo, karibu nikigusa ... niliitengeneza ... narudi kwenye uso na kuna .. mama ... jangwa la kutosha, Libya, Afrika ... bahari hii ... Ulaya ... hapa ni chumba cha taa hapa ni Ulaya ... nilifanya hivyo, mama nilifanya hivyo ... Nilikuahidi ... mama ( mwana ) ecco il faro... ecco l’Europa, finalmente... poche bracciate... torno a galla e ci sono, quasi lo tocco... ce l’ho fatta... io torno a galla e ci sono... mamma... basta deserto, Libia, Africa...questo mare... l’Europa...ecco il faro ecco l’Europa... ce l’ho fatta, mamma ce l’ho fatta... te lo avevo promesso... mamma... (un figlio) Ulaya 2 ni mapambano gani: Ninaogelea ili uso wako utoke ndani ya maji, uwe salama tena, mwanangu ... nishike sana, usipumue sasa ... subiri ... tunaweza kurudi ... kuelekea baraza la taa ni Ulaya, hapa tuko, unikumbatie vizuri, subiri dakika ... Che fatica...sto nuotando per riportarti a galla, per farti respirare ancora, figlio mio ... tienimi stretto, non respirare ora ... aspetta ... possiamo tornare su ... verso il faro che è l'Europa, eccoci, abbracciami bene , resisti ancora un po’... (un genitore) Ulaya 3 ... unaiona angani, kaka,...zaidi ya kioevu hiki cha bluu ... taa ... Uropa ... huko juu, kwenye anga la bluu, kaka ambaye anaogelea ... usipumue sasa, huu sio bahari, sio anga la Uropa. .. (kaka) lo vedi nel cielo, fratello, lassù nel cielo...oltre questo liquido blu ... il faro... l’Europa ... lassù, nel cielo blu, nuota fratello ... non respirare ora, questo è il mare, non è il cielo .. (un fratello)
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #31_ Vittorio Valente 3->5 agosto Fiorile+ a cura di Patti Campani https://patti-campani.tumblr.com/ Carissima ciao ti invio il materiale (...) ti allego una breve frase sull'ultima serie di Dermascheletri dal titolo " lumachineinviaggio " Grazie, Vittorio Cosa sono e cosa rappresentano le ”lumachineinviaggio” ? Sono un simbolo, la trasfigurazione dell’artista e del suo percorso che unisce chi crea l’opera e chi ne entra in possesso e, attraverso questa, viaggia nello spazio e nel tempo. Lentamente, ma inesorabilmente, arrivando ovunque. Una metafora dell’arte e della storia. Un continuo e incessante movimento di persone e idee, impossibile da arrestare. Le opere: _ Cellule ( particolare ) 2020 silicone colorato su tela cm 80x80 _ Cellule 2018 silicone colorato su tela cm 30x30 _ Lumachineinviaggio, 2020 silicone colorato, misure varie _ Lumachineinviaggio, 2020 silicone colorato, misure varie. Installazione
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #30_ Pietro Meletti 30 luglio ->1agosto Fiorile+ a cura di Patti Campani https://patti-campani.tumblr.com/ Patti cara, ho pensato subito a questo quando mi hai scritto(...) Un libro d'artista tipicamente mio, a fogli sciolti in cartella grigia che reca a titolo "30 anni dello studio garibaldi 52" _ 1989/2019 (...) Sono 30 scatti che raccontano alcuni momenti dai lavori nati un anno prima di La spirale degli eventi in poi... ti lascerei questi quattro, sono numerati in sequenza e corrispondono all'apertura e chiusura di 30 anni. Avevo scelto qualche immagine in più, erano una decina, poi ho ridotto il tutto a quattro pose. C'è lo sguardo verso il forno c'è l'intensità del fare, quella più gratuita e furibonda, prima di Spirale senza nulla sapere di Spirale e c'è la sera d'estate, il piano e il cancello con il cielo ancora ancora blu. (...) ti abbraccio tanto Pietro Le opere: 4 immagini dal libro d'artista ''30 anni dello studio garibaldi 52" _ 1989/2019 Pietro Meletti, 2019
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #29_ Andrea Cataudella 27 -> 29 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani https://patti-campani.tumblr.com/ Cara Patti, (...) Volevo racchiudere questi lavori sotto un pensiero, una frase di Anassagora… “Le cose che si vedono sono l’aspetto visibile di quelle che non si vedono'' Un forte abbraccio Andrea Le opere: Autoritratto VII _2020 Figura III _2020 Mio padre _2019 Autoritratto XI _2019
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #28_ Davide Bonazzi 24 -> 26 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani https://patti-campani.tumblr.com/ Ciao Patti, eccomi (...) Credo che una delle costanti delle mie immagini sia la solitudine di personaggi in bilico tra la banalità del quotidiano e la necessità di affrontare un mondo altro, perturbante e imprevedibile. Questo è anche uno specchio dello stesso lavoro di illustratore, lavoro in cui ci si ritrova soli ad affrontare il vuoto del foglio bianco, che è terribile e meraviglioso allo stesso tempo _ A presto, un abbraccio Le opere: - "Il libro dei numeri", 2019, digitale - "Innocua come te", 2019, digitale - "Hannah e l'albero", 2019, digitale - "Barbablu", 2020, digitale
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #27_ Roberta Filippelli 20 -> 22 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani https://patti-campani.tumblr.com/
Ciao Patti, (...) il lavoro si intitola #asilo. Un abbraccio Roberta
Privilegiata. Ho un cane. Durante il lockdown mi era concesso passeggiare entro un raggio di 200 metri da casa. Nel deserto della città chiusa alla vita sociale, l'asilo a 150 metri con l'erba incolta e i giochi sparpagliati diventa visione apocalittica.
Le opere:
quattro immagini da #asilo, 2020_ Roberta Filippelli
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #26_ Simone Ponzi 9 -> 11 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani https://patti-campani.tumblr.com/
Ciao Patti, nel pensare a cosa inviarti ecco la poesia venire in aiuto...Era il 2003, ricordi, quando inaugurammo da te la mia mostra dedicata ad Attilio Bertolucci. E oggi, a vent'anni esatti dalla scomparsa del grande poeta, torno a lui. Perchè, leggo nella sua splendida lirica Convalescente, "Ancora vita il tuo dolce rumore dopo giorni bui e muti riprende..". Che questi disegni aiutino i nostri occhi stanchi, convalescenti, a tornare in mezzo alla natura, là fuori. Simone
Le opere: _ Paesaggio, marzo 2020. Carboncino e acrilico su carta. cm30x20 _ Paesaggio, marzo 2020. Carboncino e acrilico su carta. cm30x20 _ Paesaggio, aprile 2020. Carboncino e acrilico su carta. cm30x20 _ Paesaggio, 2020. Carboncino e acrilico su carta. cm30x20
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #25_ Stefano Scheda 6 -> 8 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani
Ciao Patti, eccomi (...) A presto, un abbraccio Fragili transiti 2018 (frame da video) Fragili transiti contenitori di preghiera che il mistero della condizione umana non rivela se ci sia vuoto o meraviglia , se sia riposo eterno sotto il mare che la sabbia ricopra il mortale oppure sia ancora battito d’ali s.s On your knees 2018 (foto da performance)
La chiesa come altrove. L’opera nasce, come quasi sempre nel mio lavoro, da una performance . Ho collocando l’inginocchiatoio di fronte a vari paesaggi cercando quei punti di maggior impatto. L’ho lasciato nello stesso luogo per l’intero arco della giornata fino alla notte e in diverse condizioni climatiche. Alcuni passanti si sono inginocchiati in una sorta di meditazione ampliando cosi il proprio sguardo nel cortocircuito del se. L’oggetto inginocchiatoio fa parte dell’arredo della chiesa di Popolano di Marradi(FI), quella del mio paese d’origine. Ci andavo a messa senza ben capire perché ,come non ho mai capito il perché di tante altre cose ,anzi di tutte,infatti il vero problema è proprio il mio essere nato,perché se avessi potuto evitarlo l’avrei fatto volentieri ma questo non si può dire, perché il mistero deve rimanere! Allora per non impazzire ci si deve distrarre, come fu per babbo e mamma che si distrassero facendomi o magari sono nato per caso come succede per i più? E’ pur sicuro che Maria Giuseppa Mangiacasale, chiamata la signora Pina per maggior brevità ,ha sempre vissuto per il suo figliolo! Capita di essere la felicità di qualcuno.Mi chiedo chi sia la mia felicità, ma forse è una scaramanzia non ammettere che ci sia stata anche per me? L’ arte mi ha salvato dal manicomio e allo stesso tempo mi ha condannato, facendomi somatizzare quello che non sono riuscito a concepire con le mie traduzioni artistiche ,i miei figli spirituali, creature artistiche non sempre risolte ma anzi spesso ribelli! Le opere:
_ Fragili transiti 2018 (frame da video) _ On your knees 2018 (foto da performance) _ Fragili transiti 2018 (frame da video) _ On your knees 2018 (foto da performance)
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #24_ Teresa Enhiak Nanni 2 -> 4 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani
(....) per Miei cari amici vicini e lontani ...ho scelto quattro immagini di uno dei miei lavori recenti, A quiet Athens, realizzato ad Atene lo scorso autunno. Un bacio.
A quiet Athens
L'intento di questo progetto è quello di mostrare un lato meno conosciuto di Atene: circostanze che solitamente sono sopraffatte dalla confusione di turisti e dalla frenesia della metropoli, in questa serie sono ritratte in un momento di quiete.
Le opere: quattro immagini tratte da A quiet Athens, 2019 _ Teresa Enhaik Nanni
MIEI CARI AMICI VICINI E LONTANI ... #23_ Piero Roccasalvo Rub 29 giugno->01 luglio Fiorile+ a cura di Patti Campani
Ciao Patti, ti invio in allegato testo e opere in sequenza (...) Un abbraccio grande P.
da “Piccolo almanacco di diavolerie e superstizioni”
Il mio percorso artistico si nutre di tradizione e di caratteri mediali, il logos della pittura e la cultura dell’accumulo dell’informazione elettronica e digitale, che perturba la dialettica dell’immagine come possesso e consumo, per affermarsi come ”macchina celibe”, dispositivo concettuale, metafora sapiente e surreale.La mia generazione ha caratterizzato la cultura di fine secolo, tracciato percorsi e nuove frontiere all’inizio del nuovo Millennio ed ha liberato l’arte dal pregiudizio e dalla discriminazione intellettuale, per affermare una libertà del pensiero e della creatività che ha mescolato i generi, i vari campi del sapere, la cultura alta e la cultura di massa. I miei progetti nascono proprio da questa connessione culturale tra diversi ambiti territoriali e semiotici, nei quali la dimensione antropologica e psicologica si apre a scenari ancestrali e fantasmagorici. I lavori da me presentati in questa circostanza sono quattro disegni che provengono da “Piccolo almanacco di diavolerie e superstizioni” a cura di Giuseppe Carrubba. Un progetto curatoriale ed editoriale, disegni e scrittura critica, composto da 80 tavole, tecnica mista su carta Palatina: “Sono immagini sviluppate secondo l’idea di un trattato filosofico-alchemico dove intervengono lo humor, la trivialità, catartica e liberatoria, la corporalità scabrosa nei suoi aspetti simbolici, esoterici e misterici”. Nel lavoro seguo una poetica che si basa sul frammento e sulla costruzione, il disegno come progetto e la pittura nella sua dimensione scenica, nella rappresentazione dei linguaggi che mi portano a sperimentare ed afferrare la carne della vita; istinti, bisogni, desideri, slanci, gioie e paure. L’ambizione è quella di portare lo spettatore verso una dimensione silenziosa della visione, in una sorta di “teatro della crudeltà”, una zona scomoda che lo rende sensibile e attento di fronte a se stesso, attraverso la quale è obbligato ad interrogarsi.
Piero Roccasalvo Rub
Le opere:
Ombra I / II / III / IIII
2019.
Grafite su carta Palatina, 35x50 cm ciascuno