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@pensieri-rouge
Cercasi anonimi e non. Fatemi qualsiasi domanda, rispondo a tutto.
Pensai come la perfezione potesse esistere, vivere nell'imperfetto, in quel corpo fatto di carne ed ossa. Pensai come la fragilità potesse essere allo stesso tempo forza, una forza che riesce a far gravitare un altro mucchio di ossa altrettanto deboli. Pensai come il sentimento potesse non avere un nome, una forma ben precisa, una convenzione degli uomini per riconoscerlo. Eppure, esiste, ti dilata il cuore, l'anima. Lo senti irradiarsi dalle estremità del tuo corpo, fino a concentrarsi nel centro esatto di te. Pensai come ogni parola che io potessi usare per descriverlo, non avrebbe reso giustizia a quello che è.
Un cuore, un organo, rami e pezzi mancati.
I messaggi della mezzanotte spaccata, dove spaccata non è solo lei, ma anche il mio cuore per le non risposte.
Come al solito faccio finta di fregarmene, ma, puntualmente, ci rimango male. Qualche giorno fa, dopo mesi di silenzio, mi sono arrivate delle scuse da una persona dicendomi che aveva sbagliato e che si era comportato da stronzo. Fin qui tutto bene, anche perchè aveva sbagliato alla grande accusandomi di avere un atteggiamento da menefreghista, nonostante io gli avessi dato mille mila spiegazioni del perchè adesso sono così distaccata e fredda nei confronti delle persone. Da brava pessimista e diffidente il quale sono, le scuse le accetto, ma non ci credo mai fino in fondo alla loro sincerità. Avrà voluto solo mettersi l'anima in pace. Guarda caso ho notato un commento sotto una sua foto di una ragazza e per capire un po' e bam, mi sale l'odio verso la gente che cerco di assopire. Allora penso "Sì, l'ha fatto per mettersi l'anima in pace!". E l'odio cresce, perchè, infondo, non sono stata una persona cattiva, ma ho solamente cercato di proteggere quel poco di cuore che mi è rimasto. Sinceramente, non ho più tanto coraggio nel volermi buttare nelle relazioni e nei rapporti con le persone. Mi ripeto sempre "Meglio sola, così mi risparmio inutili paranoie.", ma poi il solito contrasto arriva e il sentirmi sola mi fa sentire la mancanza di una persona vicino che ci tenga a me. E poi di nuovo il "vaffanculo a tutti" e poi di nuovo ancora "voglio un abbraccio". E me ne sto lì, nel contrasto contraddittorio delle mie emozioni, maledicendomi per essere così.
E' solo uno stupido giorno per ricordare alle persone sole che sono sole.
Sono arrivata a scuola e mi sono vista un'orda di ragazzine con le rose in mano. Una ne aveva persino quattro. Io le uniche rose le ho regalate a mia mamma e mia nonna che sono un esempio di amore vero e incondizionato, in più al compagno di mia mamma ho regalato i cioccolatini dato che è goloso quanto me di cioccolata. Dalla mia compagna di banco ho ricevuto una fetta di torta fatta da lei il che è stata la cosa più dolce di questa mattinata odiosa. Oggi sono irrequieta (quando mai non lo sono). Questo giorno del cavolo ha avuto, in parte, la meglio su di me. Ho passato il pomeriggio a dormire e, quando mi sono svegliata, ho sentito quel senso di disagio e solitudine. Sebbene io abbia una concezione di amore molto differente da quella dei miei coetanei, in quasi vent'anni, non ho mai ricevuto un fiore ne un piccolo pensiero per questo giorno (tolto i Baci che mi regala mia madre ogni anno). Non che m'interessi, preferisco che me li facciano persone che ci tengono davvero, come loro, che un ragazzo che magari, per un problema futile, ti lascia o ti tradisce. Mentre il professore d'italiano leggeva "Ho sceso dandoti il braccio" di Montale, ho pensato che se mai un giorno avrò la persona che con me vorrà passarci la vita, quella sarà la nostra poesia. Il scendere le scale, come metafora della vita che passa, appoggiandosi al braccio, vecchio e stanco del tuo compagno o marito che sia, credo che è l'immagine più bella che possa esistere dell'amore. Come quando qualche tempo fa, alla fermata dell'autobus, ho visto passare una coppia di anziani. Avranno avuto entrambi un'ottantina di anni e camminavano lentamente. La moglie, tirava il carretto della spesa, con un po' di fatica, tenendo per mano il marito. Ad un tratto, dovevano scendere dal marciapiede e ho visto una di quelle scene che ti fanno salire le lacrime agli occhi. Il marito prende il carretto e lo mette da parte, prende la mano della moglie e l'aiuta a scendere e sempre tenendola per mano continuano la loro camminata. Ecco, questo è l'amore. L'amore sono i miei nonni paterni che sono insieme da cinquantasette anni e ribadisco CINQUANTASETTE, dopo aver sopportato la morte di un figlio e l'adozione di un altro (mio padre) che si è rivelata uno sbaglio, dato che ha combinato più casino che bene. Quindi, fanculo i fiori, le rose, i cioccolatini di convenienza. L'amore vero è il sopportasi, accettare l'altro, superare le avversità della vita e scendere un milione di scale insieme ogni santo giorno della propria vita.
C'è stata una storia, quella di Gene, che nel momento in cui si è buttato dentro di me si è come spezzato qualcosa. Quello che provava, lo conosco bene. Spero che adesso ognuno di loro e tutti gli altri che si sono buttati abbiano trovato la pace.
L'oscurità è l'altra mia metà
- Che angoscia! - Già. Ieri era peggio, vai. - Come mai? - Eh in campagna, con tutto il silenzio. - Non male. Io come minimo sarei impazzita. - Tutto buio, col vento forte e poi la pioggia. - Bello, ma angosciante da soli. - Esatto. - Eh già... - Guarda, credimi, ti puoi sentire solo anche in città, ma in campagna è diverso. Perchè per raggi di chilometri non c'è nulla. Quando scende l buio là, tutto finisce. - Io credo che, non so, sarebbe come stare a casa. Sono angosciata in continuazione. La solitudine la percepisco ovunque, sia di giorno che di notte. Sia da sola che in una folla. E boh. Non ho mai avuto paura del buio, forse, perchè mi appartiene, fa parte di me.
Il binario è ancora vuoto. Aspettare un treno che sul tabellone degli arrivi, nello spazio dei ritardi, ha scritto "tempo indefinito". Guardare l'orizzonte, lì, dove i binari sembrano protendersi verso l'infinito. E aspettare, aspettare.
pgfone ha risposto al tuo post “Il disgusto infinito che provo per le persone che si mettono insieme...”
Sbam!
Si, il rumore delle cose che tirerei in faccia che darei a questa gente ahahah
Il disgusto infinito che provo per le persone che si mettono insieme solo perchè tra poco è San Valentino. Io sono diventata così “egoista” che i cioccolatini preferisco comprarli a me stessa piuttosto che ad uno stupido ragazzo.
cybeblr ha risposto al tuo post “Scusa se sono così assente, è solo che mi hai spiazzato…E’ bello, ma...”
Scusa ma non è meglio se vi vedete e chiarite? I messaggi servono solo a generare confusione.
Se magari non ci fossero 158 km di distanza, ci saremmo anche visti. Sai quante volte mi ha detto che veniva e poi non è mai venuto (il tutto per cause strane, quasi fatte apposta)? Tante. E mi ha sempre detto che gli dispiaceva. Comunque, non è questo il punto. Il punto è che è da un mese che non lo sento più via Skype, ne mi scrive decentemente. Se non lo cerco io lui non lo fa. Capisco che possa essere stressato, impegnato, ma per un "ciao" anche alle 2 di notte se ha tempo a quell'ora, non ci vuole tanto. Che poi il messaggio neanche gli avesse detto cose smielate, da diabete istantaneo. Ed è rimasto spiazzato. Mi è toccato chiedergli scusa per il mio inutile senso di colpa, perchè sostengo che le mie parole portano il disagio. Il tutto senza avere, di nuovo, una risposta da lui sebbene abbia visualizzato il messaggio sicuramente. Finirà che dovrò fare la stronza e chiedergli le cose in modo cattivo e diretto, cosa che non voglio arrivare a fare con lui, dato che ci tengo davvero tanto a lui. Comunque, ho una calamita per le cose impossibili.
"Scusa se sono così assente, è solo che mi hai spiazzato...E' bello, ma mi hai spiazzato. Buonanotte." Inviato alle 3 e 16 stamattina. Mi sono svegliata così oggi, con questa risposta. Alla quale ha seguito il mio "Credo che lo spiazzare le persone sia una mia costante. Purtroppo, spesso, negativa." delle 5 e 26. Ma davvero servono due giorni per rispondere ad un messaggio? Se non l'avessi sollecitato io con quel "ciao", chissà quando mi avrebbe scritto. Ora, io non riesco a giustificarlo, tanto meno fregarmene di questo suo, chiamiamolo, ignorarmi. Come se fosse la prima volta che legge qualcosa scritto da me, ispirato da lui. E poi, spiazzato? Spiazzato in quale senso? Positivo? Negativo? Spiegati per dio! Se fossi in grado di leggere nella mente delle persone, lo saprei, ma una persona che stranamente chiude le comunicazioni con me, per uno stupido messaggio, è irritante tanto quanto assurdo. Capisco che le mie parole portano disagio, magari sono troppo piene di emozioni e sentimenti e le persone si sentono appesantite da questo, però, un fottutissimo "Ehi, ciao! Come stai?", non era così difficile da scrivere. Manca il tempo materiale? Fallo anche alle 3 di notte, ma fallo! Che senso ha? Io, sinceramente, non ce lo trovo. Il problema è che ho persino vergogna a chiedergli spiegazioni, cosa che, comunque sia, non è idiota. Eppure, so che passerei come la pesante della situazione. Ci scommetterei, perchè va sempre a finire così. Ma quando mai io per ogni canzone che mi suonava a notte fonda, dicendomi che era per me, mi sono messa a dire che mi ha spiazzato, oppure, che ne so, risposto in modo freddo? Mai. E' proprio questo il punto! Io sono sempre partecipe, attiva e mi fa piacere che le persone mi chiedono di far parte delle loro cose personali. Allo stesso modo, io, vedendolo sempre contento di leggere alcuni miei scritti, mi sono permessa di dirgli che mi manca in modo che potesse sentirlo sulla sua pelle. Ma cos'è una colpa? Non saranno parole bellissime, ma hanno la loro intensità e lui sa bene che derivano dall'ispirazione che mi da. Seriamente, io non ho voglia di perdere tempo e pezzi di cuore ancora per qualcuno che mi rifiuta, ma diamine, queste emozioni, sensazioni che mi da sono le più forti che io abbia mai provato e se devo rinunciare pure a questo, credo proprio che ho una maledizione.
Bipolarità anche nello scrivere.
Allontano tutto e tutti. Evito situazioni che potrebbero sfociare in relazioni, rapporti. Sono fredda, rispondo in modo secco. E' un periodo così, un periodo dove sembra che io non ci sono per nessuno, ma io quel posto vicino a me lo vorrei riempire. Faccio finta di fregarmene, dalle cose più piccole alle più grandi. Ho reso il guardare il telefono un gesto meccanico, senza sentimento, specialmente quando aspetto una risposta. Poi, magari, ci sono quelle due persone con cui sono capace di aprirmi, che mi fa piacere che mi scrivono. E' un continuo sali/scendi di emozioni, contrasti. Passo dal rosso al nero in un secondo. Passo dal volere qualcuno accanto a me a non voler nessuno per non soffrire. Passo dal voler mandargli un messaggio al lasciare il telefono li con quel "ciao" scritto e non inviato. Passo dal "mi manca" al "non me ne frega un cazzo". Ed ora il "ciao" gliel'ho inviato. Carico d'ansia tra tre, due, uno...
Sono quattro giorni che sono chiusa in casa, non respiro e mi fa male la testa. Influenza senza febbre. E poi, ci sono le paranoie. Il professore d'italiano/storia, siccome mancavo al tema, domani mi interroga a storia. Ottimo, credo che gli lascerò qualche fazzoletto sporco come ringraziamento. Mi sanguina il naso. Ho le mani gelate nonostante sia col piumone addosso. Sabato notte ho preso sonno alle 6 del mattino. Stanotte ho disfatto il letto, nemmeno ci fosse stata una guerra qui sopra. E ho l'ansia. Sento le mancanze il doppio più di prima. Sento il vuoto che mi apre lo stomaco sempre di più, impedendomi di mangiare. Fisso il telefono ancora in attesa della sua risposta, ma niente. E attendo, attendo.
Messaggi inviati dopo la mezzanotte. Messaggi visualizzati. Messaggi senza risposta. E cuore in bilico su di un filo troppo fine.
Ho tenuto dentro queste parole per troppo tempo, le ho lasciate uscire in modo velato, spesso confuso. Te le ho dedicate, te le ho inviate nel bel mezzo della notte col pensiero. Un pensiero tanto forte, magari, talmente tanto da materializzarti qui, in momenti come questo. Attimi in cui le pareti di questa stanza crollano, seppur a chi guarda sembrano intatte, su di me. Secondi in cui perdi di vista ogni cosa bella, lasciandoti sopraffare dal negativo, dalla paranoia, dallo stess quotidiano. Stringo i denti, combatto a pugni chiusi col mondo, con le persone. Innalzo muri rinforzati. Mi guardo intorno, ma vedo il vuoto. Alzo gli occhi al cielo e vedo una spessa coltre di nuvole grigie che mi sovrasta come un coperchio. Non esiste nessuna luce, nessun sole, nessun calore. Semplicemente il nulla. La testa martella ad un ritmo sempre più sostenuto insieme ai battiti del mio cuore ed il respiro si spezza. Il panico subentra, l'ansia regna. Tu non ci sei. Ti cerco vicino a me nella notte, ti cerco tra le lenzuola sempre troppo fredde. Tu non ci sei. Ti cerco nella folla della stazione. Mi soffermo su ogni volto sperando ogni volta di vedere il tuo che sorride vedendomi. Ma non ci sei. La mia pelle fredda come il ghiaccio, non è mai stata sciolta tra le tue dita. Le mie labbra non sono mai state consumate dai tuoi baci, ma dai miei denti che affondano, le tagliano e le fanno sanguinare. I miei occhi non riflettono la tua luce, ma assorbono il grigio opaco e soffocante delle nuvole cariche di pioggia. Tu non ci sei e mi manchi. Mi manchi come l'aria dopo un minuto di apnea nel mare. Necessito di te. E ti cerco, instancabilmente, negli occhi degli altri.