Problema: i migranti non pagano il biglietto dei bus. A Bologna il Sindaco ha avuto un colpo di genio: pagano i cittadini e loro viaggiano gratis.
Mentre gli italiani non abbienti, i pensionati al minimo sociale devono pagarlo lo stesso, pena una salata multa.
In fondo però è colpa loro, a differenza dei migranti, quando vengono scoperti non urlano, non strepitano e nemmeno picchiano i controllori. Evidentemente gli sta bene così.
La copertura dei biglietti gratuiti arriva dall'avanzo di bilancio dell'amministrazione. Quel medesimo avanzo che poteva servire a ridurre le tariffe per i residenti a basso reddito, a potenziare il trasporto urbano, a rattoppare le strade di una città devastata dalle alluvioni.
Ma il Sindaco Lepore ha scelto diversamente. Ha preferito chi non paga le tasse e chi in molti casi non ha alcun titolo per restare.
Ha così dipanato e risolto una volta per tutte il mitico dilemma morale “prima gli italiani”, dando una risposta chiara. Nemmeno dopo.
Ma a Bologna le stranezze abbondano.
Lo stesso Sindaco che regala i bus ai migranti è quello che nell'agosto del 2025 ha acquistato trecento pipe in alluminio per fumare crack e le ha distribuite gratuitamente ai tossicodipendenti.
"Riduzione del danno", l'hanno chiamata. I dati dell'AUSL dicono il contrario: i tossicodipendenti presi in carico a Bologna erano 353 nel 2023, 456 nel 2024, 518 a metà del 2025. Il danno non si riduce. Si moltiplica.
Il Comune non combatte la droga: le fornisce gli accessori. Il senatore Lisei ha parlato di "Comune spacciatore".
L'europarlamentare Cavedagna ha presentato denuncia per istigazione a delinquere. Ma a Palazzo d'Accursio la priorità evidentemente è un'altra.
La priorità, per esempio, è riscrivere la lingua italiana.
Nel giugno del 2025 il Comune ha inaugurato un "Laboratorio ginecologico popolare" destinato - testuale dal comunicato - a "persone con capacità gestante".
Ma le persone con capacità gestante hanno un nome. Si chiamano donne. E la struttura pubblica dedicata alla loro salute esiste dal 1975: si chiama consultorio, legge 405.
Ma Lepore e la sua assessora Madrid hanno preferito reinventare ciò che funzionava già, ribattezzarlo in una neolingua woke che nessun cittadino parla e tagliare il nastro con la soddisfazione di chi crede di aver cambiato il mondo.
Invece hanno cambiato solo le parole. Con soldi pubblici, in un locale ACER.
E poi ci sono le mense scolastiche. Da settembre 2025, in settantadue scuole bolognesi è attivo il menu halal.
Che cosa significa concretamente?
Significa carne macellata secondo il rito islamico: l'animale viene sgozzato da sveglio, pienamente cosciente. Ucciderlo senza stordimento produce convulsioni, agitazione. L'animale si dibatte terrorizzato durante il dissanguamento.
Senza la deroga prevista dal Regolamento europeo 1099/2009, lo stesso identico atto configurerebbe il reato di maltrattamento animale.
Danimarca, Svezia, Slovenia, Belgio, Grecia e Lussemburgo hanno già vietato questa pratica.
E come se niente fosse, il Comune di Bologna l’ha introdotta nelle scuole. Su diciottomila pasti giornalieri, il 37,7 per cento delle richieste di "dieta speciale culturale-religiosa" chiede l'esclusione del maiale.
Le famiglie bolognesi che aspettano un posto al nido, intanto, continuano ad aspettare.
E nessuno ha battuto ciglio neppure quando nella Bolognina è spuntata una bottega che vende tortellini halal, rivisitati in chiave coranica da cinque fratelli siriani.
I tortellini. Il piatto sacro della tradizione emiliana, quello per cui l'Italia mobilita ambasciate e consorzi quando un americano li produce mettendoci dentro la ricotta.
Lo stesso Paese che ha combattuto battaglie legali per impedire che la soia si chiamasse latte e che il formaggio del Wisconsin si chiamasse parmesan, a Bologna assiste in silenzio mentre il maiale viene tolto dal tortellino per compiacere i precetti musulmani.
D'altronde ci aveva già pensato il cardinale Zuppi nel 2019, con il suo "tortellino dell'accoglienza" senza maiale. L'accoglienza cattocomunista a Bologna passa anche dalla sfoglia. E il maiale si fa da parte.
Ma il vero pallino del Sindaco sembra essere il trasporto. I bus gratis ai richiedenti asilo sono pinzillacchere, il capolavoro resta la "Città 30": il limite di trenta chilometri orari imposto sulla quasi totalità delle strade urbane.
Una trovata costata complessivamente venti milioni di euro ai contribuenti, bocciata dalla direttiva del Ministero dei Trasporti e poi sonoramente annullata dal TAR dell'Emilia-Romagna nel gennaio 2026.
Il nuovo Codice della Strada ha dato il colpo di grazia: vietato piazzare autovelox sotto i 50 chilometri orari. Venti milioni per multare chi andava a quaranta. E nemmeno quello si può più fare.
Quanti abbonamenti per i pensionati bolognesi si sarebbero potuti pagare con quella cifra?
Lepore non governa una città. Gestisce un laboratorio ideologico a spese dei bolognesi.
Pipe gratuite per drogarsi, bus gratis per chi non ha titolo di restare, la lingua italiana riscritta per cancellare la parola "donna", gli animali sgozzati da svegli per compiacere i precetti coranici, venti milioni bruciati per multare chi andava a quaranta all'ora.
Ogni delibera risponde alla stessa logica: diritti senza doveri, accoglienza senza reciprocità, ideologia senza bilancio.
Bologna è rossa da ottant'anni, fatto salvo l'interregno di Guazzaloca che vinse abolendo la chiusura del centro storico alle auto.
Chi paga le conseguenze di queste politiche vota in larga parte per chi le produce. La domanda è fino a quando.
Perché il biglietto dell'autobus, alla fine, lo presenta sempre qualcuno. E quello dei bolognesi è già scaduto da un pezzo.