da 01/10 a 08/10 #writober2018
Invito
Mi hai invitato al tuo compleanno e non sono venuto Mi hai invitato alla cena di Natale e non sono venuto Mi hai invitato a casa tua e non sono venuto Mi hai invitato a smettere di fumare e non sono venuto Te l'ho detto che col preservativo è più complicato
Nuvole
Sagge barbe bianche volanti Galeoni cielesti d'altri mondi Immense creature del cielo Ponderanti poderosi giudici privi di morale e sentimento dove si perdono gli occhi d'ogni sognatore disarmato che ancora lungo la strada (di fronte a fili ricci all'orizzonte di lanoso candido manto freddo come chioma persa al vento di un'anziana donna giovane) si ferma alla piazzola di sosta si siede sul cofano a fissare quei titani che gareggiano lenti e distanti e perenni e poco a poco ogni volere diventa sempre più chiaro veloce e vicino e finito che anche i piedi non vogliono più saperne di gravità di stare costretti alla terra che chiama nel diluirsi al cangiante bianco dove s'irradia lindo ogni altrove all'orizzonte indaco di cielo stanco Torna a casa almeno per le nove
Quei minuti in più di pace salvano la vita al canto loro ancora indisturbate e noi fermi pronti al salto
Insonnia
E mi sveglia questo cielo mattutino che mi dice solo che non ho dormito nulla guardo quella sveglia sulla - scrivania aspetto che arrivi il sonno come gli ebrei aspettano arrivi il messia senza ferite ma è una malattia - dio, il cervello mi va in avaria
Ho provato con degli ansiolitici ho provato poi con dei sonniferi ho provato confidarmi con gli amici più vicini e coi vicini
Per dormire bevo cinque birre fumo cinque zicche bevo un altro e adesso ho provato con la corsa con il ballo e poi col canto e col sesso
Nulla, voglio adesso la mia culla dove dormivo ma senza pensare ma senza pensare ma senza pensare più in loop che ora spengo la luce ma mentre sogno cartucce per mettere fine a queste cose che posso pure chiamare torture
dimmi cosa devo fare ma ti prego metti fine all'esistenza che col sonno che mi trovo è peggio della tossicodipendenza pesa - è un macigno che ti preme sulla testa pesca che esplode che si apre sotto un passo e troppo peso e dopo quando esco uno mi parla e non capisco e punta il dito ed io finisco dritto sotto un camion
Segreti
Ho bisogno di adrenalina di fare quando non ho capito di correre quando sono stanco arrampicarmi a braccia legate di viaggiare quando non so dove sto andando e perché quando non so come funziona dove mettere le mani e non so proprio che dire come reagire e quanto tempo guardarti dritto dritto negli occhi Ho bisogno di non sapere cosa sta per succedere di rimanere col fiato sul collo col fiatone col fiato corto con le gambe corte da quanto sono costretto a mentire almeno una decina di volte al giorno per natura che vuole Ho bisogno di rimanere esterrefatto indignato incredulo indecente Ho bisogno di vedere e dire che è impossibile con lacrime di gioia e bocca spalancata Ho bisogno di correre su ponti di vetri rotti su precipizi affacciati su rocce spaventose che mai vorresti farlo in vita altrimenti non potrò mai sentirmi abbastanza vivo essere abbastanza felice essere abbastanza
Futuro - #witober2018 (05/10/2018)
In ogni piccolo gesto quotidiano mentre auguro buon lavoro al barista mentre saluto il cane d'un altro che vuole la mia pizzetta con patate e tutte quelle lotte eterne e tragiche per prendere l'ascensore in ospedale purgatori d'anime in visita ai cari e tutti quei piedi che battono fuori tempo sui marciapiedi e sulle scale purgatori d'anime in moto a luogo e tutte quelle parole e la grammatica e la voglia di parlare fischiettando come tutti quei santi animaletti che senza chiedere una moneta mi cullano dal letto alle ciabatte e tutti gli il lo la i gli le e gli in con su per tra fra che strafanno sempre in bocche impastate di positivismo che viene scambiato per ottimismo e tutti quei dinosauri ormai polvere e il sole che non si ferma manco se lo preghi come il più sano dei culti e tutte quelle cose che passano sotto mano, come un coltello, un bicchiere una penna, una mano e si spera di meglio e tutto quel vento e quella luce e i ricordi ancorati a profumi stagionali o certe arie e tutte quelle speranze o aspettative e tutte quelle attese, quel posticipare al giorno mese anno vita successivi da esseri finiti d'una fine inaspettata continuiamo a lasciare la scritta "Torno subito" sulla porta in vetro mentre ci prendiamo un caffé vicino per paura della clientela
Colazione - #writober2018 (06/10/2018 - con 40 minuti di ritardo :D)
COLAZIONE
Ho un forte dolore alla testa. Cerco di guardarmi intorno per capire dove mi trovo. Luci e ombre, qualche linea di scaffali. Non sto bene, ho il fiatone. Cerco di collegare i vari punti con un po' di memoria, un po' d'immaginazione. Dovrebbe trattarsi della mia vecchia casa, prima dell'ultimo trasloco, quella in via Budapest. Come ci sono finito? La porta è aperta, uno spicchio di luce mi taglia in due. Mi avvicino, apro. Il corridoio ha qualcosa di strano. Non mi ricordavo fosse così fuori dalla mia camera. Forse non è casa mia, forse son stato male e mi hanno lasciato qui per farmi riprendere. Magari sono usciti per cena pensando che non mi sarei mai svegliato per come stavo messo. Ma chi? Che giorno è? Devo aver bevuto. Forse è casa di Valentina, dopo tutto non l'ho mai vista. Ma Valentina chi? Non ho memoria. Ho solo un brutto presentimento, come un'unica certezza che fatica a tornare a galla, la verità sulla punta della lingua. Eppure questo corridoio l'ho già visto. Mi ricorda la casa in Viale Trieste dove sono nato. Possibile che m'abbiano giocato questo scherzo? Che amici! Ma quali amici? Li ci sono le foto dei miei nonni, proprio com'erano disposte quando ancora abitavo in quella casa. L'unica cosa nuova è quel biscotto gigante vicino alla finestra. Un biscotto con una bocca e un occhio centrale. È un po' che balla con l'ombrello, intonando Mistero di Ruggeri. Dice: Con gli occhi bene aperti cerchiamo un po' d'amore. Certo che è strano. Non ricordo di aver mai visto un biscotto con la bocca in questo corridoio. Sarà quell'amico strano di Matteo. Ma Matteo chi? Ecco, il biscotto mi sta parlando, muove il labbiale. Non capisco tutte le parole, sento solo: Guarda bene [...] trovi, è li [...] la verità [...] che [...]. Sta correndo verso di me. Ora in mano ha un piccolo uomo che urla. Mentre corre verso di me, con la bava alla bocca, ingoia l'omino. Non capisco se provo paura. Ho di certo il fiatone, mal di testa. Mi guardo i piedi e cado in un vortice blu scuro. Il biscotto cade con me. Nelle pareti del vortice ci sono tante piccole finestrelle con Jerry Scotti che urla: SAI DI COSA È TEMPO! Il biscotto urla: Guarda bene dove ti trovi, è li il brutto presentimento, la verità è che devi svegliarti.
Sono sudato, è mattino. Dalla finestra entra uno spicchio di luce. Ho fatto un sogno strano, non ricordo bene quale. C'erano le foto dei miei nonni. Vado in cucina. Faccio colazione.
Vento #writober2018 (07/08/2018 - con 10 minuti di ritardo)
Tengo ancora alla finestra i suoi incensi. Mi sembra di parlare con lei, di toccare i suoi capelli. Mi sfiora con i filamenti di fumo. Ne accendo uno al giorno, la sera, prima di coricarmi, mentre fumo l'ultima sigaretta sperando di trovare finalmente il sonno. Gli ultimi tre e poi non saprò più come toccarla. Gli ultimi tre e poi inizierò giorno per giorno ad avere qualcosa in meno. Non avrò più nulla tra le mani, nulla da odorare. Solo la sua casa in cenere e qualche ricordo. Gli anni l'avranno vinta, la vecchiaia, la morte - anche con me. Qualche volta la sento bussare, ma poi mi alzo di corsa e sbatto contro le pareti e vado alla porta e non c'è nessuno. Ogni notte maledico il vento.
Statua #writober2018 (08/10/2018)
STATUA
Per essere totale e totalmente soddisfatto da questa esistenza dovrei farmi esporre al centro di Piazza D'Italia al posto di Vittorio nudo in un atto onanistico focoso mentre mi asciugo in torsione - vorrei - suggerire la mia visione da più punti di vista esattamente come La Venere Inginocchiata ma fiero come il David e poi espressione della Maddalena Penitente, come quando aspetti alle poste e tutto inizia a perdere senso. Penso ai mezzi busti, a me con i fusti di birra al centro di Piazza Tola. Così, mi farei cementificare dall'alto di tutta la mia viva sbronza, istantaneamente, come gli angeli di Doctor Who quando li guardi come i mafiosi quando ti mettono sotto le betoniere per nascondere il cadavere







