Anatema Dolce 1 – Autentico
O questo
o quello
e in un modo o nell’altro:
è l’autentico universo.
Ogni volta hanno chiesto la verità.
Ora la snobbano
come se avessero bisogno dell’essenza delle cose:
le cose fatte
di cose e plasmate
nelle cose.
Prima antireligiosa sapienza,
poi più profonda e meno comprensibile normalità:
canti guardando la tv con gli amici,
ma pensi che sei triste e non pensi mai per cosa,
mai, mai, mai, mai, mai, mai per cosa.
Qualcosa deve non poter uscire
o in caso contrario si avrebbe… la pace.
L’albero trema per un secondo come se volesse cadere:
non mi chiami mai per nome, eppure riconosci il mio volto;
simpatico a volte,
altre ti odio
e altre ancora mi odio e di te mi dimentico.
Nessun “comportati da uomo” saprà rendermi
più o meno uomo di quello che sono.
Non voglio il rispetto ma il silenzio assoluto
ed una presenza individuale per volta;
conosciamo le cose in maniera pragmatica e forse,
forse spegneremo questa fiammella con una lunga pisciata.
– Risata fuori, da una scena vaga,
mentre l’immagine di ciò che vedo
sfuma sull’immagine di un’universitaria che cammina felice senza intimo.
Giovani dicono oscenità e lei riesce a non sentirli;
l’universo intero la invidia.
Trema, Universo, trema! –
Nella collettività composta da infiniti individui:
parlano i pianeti, parlano fra di loro
e blaterano allegri come madri.
Non dare risposte
che tanto non verrebbero ascoltate sta volta;
come la prima volta;
come la prossima volta:
come nudo nel deserto della sterilità cognitiva
d’una realtà,
d’una realtà che non può essere percepita;
manca la percezione: servono più organi.