Il mito di Io compare, tra le diverse opere antiche, nel Prometeo incatenato di Eschilo e infine semplificato ne Le Metamorfosi di Ovidio.
Nella tragedia eschilea, la giovane condivide con Prometeo, intento a scontare la sua pena, il peso di essere vittima delle azioni di Giove. La ninfa racconta di essere stata sedotta dal dio, tormentata da sogni che la incitavano a cedere al suo desiderio, sogni che condivide col padre, il quale la caccia di casa per ordine divino. La sua storia si conclude almeno in parte come nell’opera di Ovidio, con la giovane tramutata in giovenca da Giunone e costretta a correre nel mondo senza tregua.
Molte opere d’arte rappresentano il mito, a volte mostrando la fuga della ninfa dal dio coperto di nubi, altre invece rappresentandola nella sua forma animale. Il Giove e Io (1532 ca.) di Correggio, invece, sembra raccontare una storia diversa, di un incontro atteso, desiderato e apparentemente consensuale.
L’opera fu realizzata su commissione di Federico Gonzaga, duca di Mantova, e faceva parte del gruppo degli Amori di Giove, insieme al Ratto di Ganimede, Danae e Leda e Il Cigno. La parola “amori” non è certamente quella che useremmo oggi per descrivere il rapporto tra il padre degli dei e lə sventuratə le cui storie sono rappresentate nelle tele, dato che, come vedremo nelle future puntate, esse non sono poi molto differenti da quella della povera Io.
L'opera di Correggio ci mostra la bella ninfa pronta ad accogliere il dio completamente tramutato in nube, innovazione ed invenzione dell’artista. Vediamo pronunciarsi dal cumulo di nembi il volto di Giove, che ha l’aspetto di un giovane, e una mano intenta a cingere la ninfa. La bocca di nubi cala sul volto di Io in quello che sembra un bacio, mentre una mano della ragazza scende verso il braccio del dio che l'avvicina a sé.
Leggendo le parole di Ovidio, che parlano di “rapimento del pudore”, questa bellissima immagine ci appare rappresentare, appunto, un’altra storia, fatta di dolcezza e abbandono romantico, non certo di seduzione forzata ed ingiuste pene. L'arte di Correggio declina una tragedia in un qualcosa di meraviglioso, come molte altre volte l'arte ha fatto.