Lui e la madre vivevano come due deboli bestioline in una tana, una caverna, nella quale ogni tanto entrava il padre – quell’uomo che per entrambi era un estraneo, uno straniero, quasi una minaccia: tanto rapidamente il benessere corporale altera e cambia lo spirito. Era più che uno straniero: era un nemico. Aveva un odore diverso dal loro. Parlava con una voce diversa, quasi con parole diverse, come se di solito vivesse in ambienti diversi e in un mondo diverso; rannicchiato accanto al letto, il bambino sentiva quell’uomo riempire la stanza della sua rude salute e del suo inconsapevole disprezzo, anch’egli impotente e frustrato quanto loro.
Luce d'agosto (1932) - William Faulkner






